Il sesto plenum del Partito Comunista Cinese

di Gianni Cadoppi, collaboratore del dipartimento Esteri del PCI

 cina

Il sesto plenum del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese si è tenuto a fine ottobre. La leadership viene rafforzata dopo quattro anni dalla sua elezione in cui si è dimostrata affidabile e popolare, la definizione di XI Jinping come “nucleo” del gruppo dirigente mira a mantenere l’unità del partito che è una costante tra gli obiettivi del PCC dopo le vicende del 1989 che videro la divisione al suo interno e l’indebolimento della leadership del partito che rischiò di essere vittima della prima rivoluzione colorata.

Xi Jinping come nucleo del Partito

Per la verità, la definizione di “nucleo” non è nuova nella terminologia dei comunisti cinesi. Già Deng aveva definito se stesso “nucleo della seconda generazione del collettivo dirigente” e Jiang Zemin “nucleo della terza”. Si puntava in particolare a rafforzare l’autorità di Jiang Zemin nel portare avanti le riforme economiche.  La dicitura di “nucleo del collettivo dirigente” contrariamente a quanto è stato scritto dal mainstream vuole rappresentare il ruolo segretario generale come parte principale del collettivo dirigente. Come rileva Xu Yaotong, professore alla Chinese Academy of Governance, il centralismo democratico impedirà qualsiasi individuo di accumulare troppo potere personale. Infatti, il comunicato finale insiste sul centralismo democratico ovvero il sistema di leadership collettiva che “non deve essere violata da qualsiasi organizzazione o individuo in qualsiasi circostanza o per qualsiasi motivo”. Ciò impedirà la nascita del culto della personalità a qualsiasi livello nel Partito. La leadership collettiva sarà combinata con la responsabilità individuale.

La pulizia all’interno del partito

Il sesto plenum in generale si è caratterizzato, anche negli anni passati, per la difesa della cultura e l’etica socialista e lo sviluppo dei  temi relativi alla disciplina e all’organizzazione interna del partito. L’incitamento alla disciplina di partito e al rispetto del suo statuto e delle regole vuole significare maggiore rigore, integrità personale e dunque lotta alla corruzione. La lotta alla corruzione deve svilupparsi soprattutto nei meccanismi di promozione ossia nella governance del Partito. La battaglia contro la corruzione viene istituzionalizzata e resa permanente. I principali dirigenti non potranno usare la loro posizione per cercare per procurare vantaggi agli amici e alla famiglia. Ai familiari e gli amici di alti dirigenti sarà vietato di interferire nel lavoro di questi ultimi.

La lotta alla corruzione ha portato negli ultimi tempi alla condanna all’ergastolo dell’ex capo dei Servizi di Sicurezza e membro del Politburo Zhou Yongkang e al siluramento di Huang Xingguo, capo del Partito di Tianjin. Il Comitato Centrale ha approvato inoltre l’espulsione dell’ex vice capo del partito di Pechino, Lyu Xiwen, e di due ex funzionari di alto livello dell’esercito cinese, Fan Changmi e Niu Zhizhong. Anche il segretario del Partito Comunista della provincia nord-orientale cinese del Liaoning, Wang Min. Il Liaoning è stato al centro di uno scandalo dovuto alle modalità fraudolente nell’elezione dei membri all’Assemblea Nazionale del Popolo, il parlamento cinese. In questa frode senza precedenti sono coinvolti 523 funzionari della provincia che hanno perso il loro seggio. In quarantacinque sono stati espulsi dall’Assemblea Nazionale del Popolo: più di metà dei membri dell’Assemblea Provinciale del Liaoning.

In un intervento di PCC Xi Jinping sulla formazione e selezione dei funzionari di partito tenuto nel 2013, Xi insiste su alcuni punti fermi. I funzionari devono essere rossi, onesti ed esperti con la prevalenza delle prime due cose. Devono contribuire allo sviluppo economico ma non essere giudicati unicamente in base al PIL. Non ha importanza quanto siano competenti, dice Xi, se poi non sono fermi in quegli ideali per cui in molti hanno perso la vita in Cina e nella difesa del marxismo. Devono studiare il marxismo e la sua applicazione in Cina, “migliorare la loro capacità fondamentale di pensiero strategico, innovativo, dialettico”. Bisogna subito dire che il marxismo in Cina non è un esercizio accademico o puramente scolastico e non è nemmeno la sommatoria di ciò che avrebbero detto Marx, Lenin ecc. più di un secolo fa. Il marxismo con caratteristiche cinesi è l’esperienza storica dei comunisti cinesi ovvero ciò che essi hanno imparato dalla propria esperienza e dal confronto con le altre esperienze, è in diretta connessione con la prassi nella quale si verifica, dunque è scienza. Il marxismo cinese è Marxismo Vivente e non il marxismo morto e sepolto degli accademici, degli scolastici, dei dottrinari. Il contributo di Xi a questa esperienza storica teoria dei quattro comprensivi che sono: costruire una società moderatamente prospera; rafforzamento delle riforme; governare la nazione come stato socialista di diritto; il tutto sotto il controllo del Partito. Questo contributo è istituzionalizzato al pari della teoria di Jiang Zemin sulle “tre rappresentanze” e quella di Hu Jintao sullo “sviluppo scientifico” come prima di loro il “socialismo con caratteristiche cinesi” di Deng che sviluppano creativamente il marxismo-leninismo-pensiero di Mao Zedong.

La leva sulla proprietà pubblica come essenza del Beijing Consensus

Xi Jinping parlando ai manager delle aziende di stato, coadiuvato dal responsabile del controllo ideologico Wang Qishan e da quello dell’anticorruzione Liu Yunshan, ha affermato “Dobbiamo mantenere risolutamente la leadership del partito nelle imprese di Stato e giocare appieno il ruolo degli organi del partito nella leadership e negli affari politici”. Le aziende pubbliche costituiscono “una forza su cui il partito e la nazione possono fare affidamento” e un importante mezzo per l’attuazione delle decisioni prese dal vertice del partito. “Il Partito comunista conta più di ogni consiglio di amministrazione” perché è “la radice e l’anima della società”.

Dal punto di vista di Xi, le aziende pubbliche devono “diventare campioni e fondamento del comunismo” partecipando all’One Belt One Road, investendo nella Via della Seta attraverso una rete infrastrutturale e logistica. Le aziende sono “un prolungamento dell’azione del Partito comunista anche oltre i nostri confini”.

Secondo il professor Zhang Xixin, che scrive sul Quotidiano del Popolo ed è membro della Scuola centrale del Partito, il governo obbliga il management “ad abbandonare il modello di governance aziendale ispirato ai canoni occidentali e a cercare una nuova via cinese all’economia. Negli ultimi tre decenni la riforma delle imprese di proprietà statale ha imparato molto dalle aziende occidentali con la creazione di consigli di amministrazione, collegi dei supervisori mentre la leadership del partito si era indebolita. Ma negli ultimi quattro anni dopo il 18° Congresso, il tratto distintivo di aziende statali con caratteristiche cinesi è diventato la leadership del partito.”.

Spesso si sentono giudizi sulla Cina sparati a raffica dai marxisti occidentali: la Cina non è marxista, non è socialista e il PCC non è comunista. Ebbene non starò qui a dilungarmi su cosa sia oggi il socialismo però occorre tenere conto di alcuni dati spesso trascurati. Il Partito Comunista Cinese ha qualcosa come novanta milioni di membri, più di quelli che avevano tutti partiti comunisti del mondo nel 1989, anno del “crollo del comunismo”. Secondo la prestigiosa Pew Reserch, agenzia americana che sonda la governance nel mondo, il governo cinese ha l’appoggio del 94% dei cinesi.

Un recente articolo di uno studioso inglese, John Ross su Global Times, ci illumina sulla realtà dello sviluppo cinese. La superiorità schiacciante dello sviluppo economico dei paesi socialisti che hanno seguito una politica maggiormente in sintonia con il modello cinese, dimostra la superiorità del modello, messo in opera dal PCC, alternativo a quello capitalista. Il modello capitalista s’ispira oggi al Washington Consensus che è la strategia economica neoliberale dominante, seguita dalle istituzioni economiche internazionali come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.

Dal 1993-2015 Cina, Cambogia, Vietnam e Laos, sono stati rispettivamente i primi quattro paesi nel mondo per la crescita del PIL pro capite.  Se risaliamo al 1989 Cina, Vietnam e Laos sono stati i primi tre paesi per crescita pro capite del PIL. Dal 1978 in poi la Cina ha avuto la maggior crescita tra le economie del mondo intero. Dal 1989 il Vietnam e il Laos sono cresciuti tre volte più velocemente della media mondiale. Dal 1978 il tasso di crescita della Cina è stato di quasi sei volte superiore alla media mondiale. Il risultato di questo sviluppo ha avuto effetti straordinari nella lotta alla povertà.  Dal 1981 la Cina ha tolto 728 milioni di persone dalla povertà secondo gli standard della Banca Mondiale. Il Vietnam più di 30 milioni. Nel resto del mondo, nel modello dominante sostenuto dal FMI influenzato dal Washington Consensus, solo circa 120 milioni di persone sono uscite dalla povertà. Durante questo periodo, l’83 per cento di tutta la riduzione della povertà si è attuato in Cina, l’85 per cento nei paesi socialisti e solo il 15 per cento nei rimanenti paesi capitalisti.

Qui presentiamo un intervento del segretario del PCC Xi Jinping sulla formazione e selezione dei funzionari di partito. Xi insiste su alcuni punti. I funzionari devono essere rossi, onesti ed esperti con la prevalenza delle prime due cose. Devono contribuire allo sviluppo economico ma non essere giudicati unicamente in base al PIL. Non ha importanza quanto siano competenti, dice Xi, se poi non sono fermi in quegli ideali per cui in molti hanno perso la vita in Cina e nella difesa del marxismo. Devono studiare il marxismo e la sua applicazione in Cina, “migliorare la loro capacità fondamentale di pensiero strategico, innovativo, dialettico”. Bisogna subito dire che il marxismo in Cina non è un esercizio accademico o puramente scolastico e non è nemmeno la sommatoria di ciò che avrebbero detto Marx, Lenin ecc. più di un secolo fa. Il marxismo con caratteristiche cinesi  è l’esperienza storica dei comunisti cinesi ovvero ciò che essi hanno imparato dalla propria esperienza e dal confronto con le altre esperienze, è in diretta connessione con la prassi nella quale si verifica, dunque è scienza. Il marxismo cinese è Marxismo Vivente e non il marxismo morto e sepolto degli accademici, degli scolastici e dei dottrinari.