PESCATORI SARDI CHE NON SANNO REMARE

di Andrea Donninelli del Dip. Lavoro FGCI

Teulada è un comune italiano della provincia del Sud Sardegna in cui tutti gli abitanti sono pescatori. E per tutti, si intendono proprio TUTTI. Nel registro dei pescatori del Sulcis compaiono anche donne ed ultranovantenni, tutti legalmente iscritti che, però, in mare non vanno. Queste persone hanno l’obiettivo di incassare gli indennizzi statali per le servitù militari. Infatti a Teulada è presente il Poligono di Capo Teulada, in cui si addestrano le forze armate italiane e di diversi paesi europei; proprio per questo il mare è off limits per gran parte dell’anno. Per i pescatori che vedono la propria attività danneggiata, giustamente, è disponibile un risarcimento dal ministero della difesa, cioè assegni di almeno mille e trecento euro al mese per un totale di circa 12000 euro l’anno.

La gente del posto dice che durante i trecentosessantacinque giorni si muove circa una decina di barche, ma, in realtà, nel porto di Teulada se ne vedono ormeggiate circa duecento, molte delle quali senza reti, pulite e poco usurate.

Le richieste di residenza nei comuni intorno alla base sono triplicate ed il numero di “pescatori” cresce continuamente: +82 nel 2014, +100 nel 2015. Lo stato spende poco meno di otto milioni di euro l’anno per pagare 489 imbarcazioni e 1255 operatori della pesca (72% nel Sulcis) in tutta la Sardegna. Per l’indennizzo è sufficiente una semplice autocertificazione ed è proprio per questo che, durante i controlli effettuati con l’uso di motovedette, le autorità si sono accorte che, all’ interno delle imbarcazioni, si trovavano persone che per la loro età avanzata non potrebbero condurre nessun tipo di attività lavorativa, tanto meno quella di marinaio.

Una realtà, la Sardegna, che ha bisogno di essere capita ed analizzata. Quello delle servitù militari è solo uno dei tanti problemi che affliggono l’isola, ma certo non l’ultimo:  basti pensare che il 70% del demanio militare italiano è collocato in territorio sardo. La NATO e le servitù militari occupano circa 35000 ettari di territorio sardo.

Il popolo sardo cerca, come può, di trasformare questa piaga in un vantaggio, provando appunto ad ottenere indennizzi statali (in questo caso fingendosi pescatori). Ma tale pratica è illegale, è violazione della legge. Questo non è solo, come si potrebbe pensare superficialmente, un atto di rapina ai danni dei fondi pubblici. E’ anche  l’ennesimo segnale di disperazione di una terra martoriata dalle servitù militari e dalla disattenzione statale (che viene dimostrata anche dalla facilità tramite la quale si può fingersi pescatori). Un segnale che può unirsi a quello del Referendum costituzionale (la Sardegna è risultata essere la regione con la più alta percentuale di NO, 72,74%), di un popolo che sembra sempre più sfruttato da una politica, diciamolo pure, imperialista, di una regione in cui il PIL è calato dello 0,7% rispetto al 2011, in cui i giovani sono costretti ad “emigrare” per sperare in un futuro dignitoso, e di una provincia, quella del Sulcis (la provincia del Sud Sardegna è entrata in funzione solo nel mese di Dicembre), che è la più povera dell’intera Italia.

Ma chi viola la legge per sopravvivere e chi lo fa perché semplice parassita? Una differenza sostanziale, che però non interessa a quasi nessuno rimarcare. Quando l’illegalità è diffusa anche per disperazione, i nullafacenti che vedono il paese come una mangiatoia per i propri conti subito ne approfittano.

Anche per questo è necessaria una seria politica nazionale volta alla difesa del Lavoro, che dia modo a chi vuole vivere dignitosamente di trovare un impiego, e costringa i parassiti della società a diventare realtà produttiva. Altrimenti che paghino come la legge impone

Fonte:

http://www.la7.it/laria-che-tira/rivedila7/laria-che-tira-puntata-23012017-23-01-2017-202584