IL RUOLO DELLA CINA NELL’ATTUALE QUADRO INTERNAZIONALE: cronaca del convegno.

di Luca Rodilosso – FGCI Milano

Milano, 7 aprile 2017 : di fronte all’aggressività USA e ai pericoli di guerra un’importante Convegno organizzato dal PCI

 

Il Dipartimento Esteri del Partito Comunista Italiano, in collaborazione con la Federazione PCI di Milano e con l’Associazione di amicizia Italia-Cina “1° ottobre”, ha organizzato il convegno “Il ruolo della Cina nell’attuale quadro internazionale” per affrontare un tema che, anche in relazione alle sempre più tese relazioni globali tra potenze, risulta come espresso nel titolo, di un’attualità e di un’importanza rilevante anche per l’Italia e il popolo italiano.

Il dibattito, che ha visto una davvero significativa partecipazione della cittadinanza, è stata introdotto da Vladimiro Merlin, segretario regionale della Lombardia, con a seguire i contributi di esponenti politici comunisti e intellettuali di rilievo.

Il primo a intervenire, Francesco Maringiò. della Direzione Nazionale del PCI e coordinatore politico del Dipartimento Esteri del partito medesimo, ha voluto sottolineare come l’amministrazione americana di Donald Trump, per rispondere alla crisi economica americana e occidentale che attanaglia le nostre economie sin dal 2008, stia mettendo in atto un braccio di ferro con la Cina da un punto di vista economico e strategico; “Il fatto poi che il presidente Trump abbia in pochi mesi dovuto cambiare uomini chiave nei servizi segreti e nell’esercito indica che le spinte a un conflitto di potere con la Cina provengono dal profondo dell’apparato militare – industriale statunitense”. Maringiò ha sottolineato inoltre che le esportazioni verso Cina e Messico insieme valgono un quarto del commercio USA con l’estero: “Per ogni dollaro la Cina esporta 4 dollari, ma il 35 per cento è export di rimbalzo, perché le materie prime arrivano dal Giappone, Corea del Sud e Taiwan, che notoriamente sono alleati degli USA. Negli ultimi due anni la Cina ha speso due miliardi di dollari di proprie riserve valutarie per impedire il deprezzamento del Renminbi (denominazione ufficiale della valuta cinese), il che sta a dimostrare che la politica economica cinese non è più attualmente basata sulla svalutazione”. Anche nella crescita interna la Cina per gli USA è fondamentale come investimenti, il che, secondo Maringiò, porta a concludere che i settori oltranzisti dell’amministrazione statunitense spingono per una militarizzazione dei rapporti poiché nel terreno economico la sconfitta è molto verosimile. La Cina da un’economia basata sull’export è diventata un’economia con un mercato interno in aumento, una classe media in aumento, un miglioramento ecologico e tecnologico.

Massimo Leoni, in rappresentanza dell’associazione di Amicizia Italia-Cina “1° ottobre”, ha posto l’accento sul fatto che in Cina dal 2005 al 2016 il salario degli operai è triplicato, raggiungendo il livello degli operai portoghesi (ma in Cina il costo della vita è di molto inferiore rispetto a Lisbona). Sono stati fatti passi enormi anche rispetto a tutto il ‘900. Leoni ricorda che nel 2010 il tasso di alfabetizzazione in Cina è stato registrato con un indice del 99,5%, ricordando peraltro che un articolo del Corriere della Sera del dicembre 2014 ha riportato che il numero degli studenti universitari in Cina è cresciuto dai 12.3 milioni del 2000 ai 34 milioni del 2013. Il giornale economico “Fortune” nell’estate 2016 ha pubblicato un rapporto dove ha dichiarato che nella top 500 delle imprese più grandi al mondo 98 sono cinesi e molte di queste sono di proprietà pubblica. La Credit Suisse afferma che i trentenni cinesi guadagnano comparativamente molto di più dei trentenni italiani.

“Dopo Serbia, Libia, Iraq e Afghanistan ci si appresta alla distruzione della Siria. Pochi sanno che da qualche tempo l’Africa sta conoscendo un certo sviluppo economico grazie alla Cina.” Esordisce così nel dibattito Domenico Losurdo, filosofo stimatissimo in Italia e nel mondo nonché Presidente dell’Associazione Marx XXI. “Proprio a questo proposito, oltre a non dimenticare gli insegnamenti di Mao Tse Tung, occorre ricordare anche la grandezza di Deng Xiao Ping, che è stato, oltre che un grande pragmatico, un grande teorico, avendo lui elaborato la teoria nella quale si dichiara lo svolgimento in due tappe della rivoluzione anticolonialista, con una prima tappa militare e una seconda tappa inerente lo sviluppo economico. La Cina è stata essenziale per i nuovi rapporti in America Latina, ha reso gli embarghi Usa e Europei verso i paesi anticoloniali molto più deboli.”

Losurdo poi si addentra con precisione e lucidità anche nel linguaggio comunicativo odierno, scardinando la propaganda basata sulla questione dei diritti umani: “Occorre fare chiarezza storica. Dalla vigilia delle Guerre dell’Oppio, durante il XIX secolo, la Cina è stata massacrata, inondata di droga dagli inglesi, resa povera. Fino al raggiungimento al potere di Mao Tse Tung, i diritti umani essenziali, quello alla vita e al benessere, erano negati, basti pensare alla misera vita dei contadini nelle campagne. Di che diritti umani parliamo? Di che democrazia parliamo? Basta guardare il medio oriente oggi, come è ridotto, tra guerre e integralismi che fanno da cornice al collasso di interi stati-nazione. L’occidente e gli Usa sono gli artefici del dispotismo planetario, mentre la Cina lotta per la democrazia economica mondiale.”

“Come PCI abbiamo un obbligo particolare per mostrarci solidali col Partito Comunista Cinese, poiché mostrando noi grande interesse per le vie autonome al socialismo e per la questione nazionale, troviamo nel PCC una sponda nuova per il pensiero togliattiano.” ha infine concluso Losurdo.

Successivamente, Alessandro Lucchini, vice-segretario del Partito Comunista della Svizzera ha riportato un’analisi della riforma del diritto del lavoro cinese del 2008, evidenziandone le conseguenze quali l’aumento del potere d’acquisto dei lavoratori e dei diritti sindacali. “Un’altro aspetto importante della direzione politica imposta dal governo cinese riguarda le politiche di definizione della nazionalità: politiche basate sull’integrazione delle numerose etnie che compongono la popolazione della Repubblica Popolare Cinese, e che escludono ogni forma di identificazione basata su discendenze di sangue e ogni tipo di deriva razzista e xenofoba” insiste Lucchini, che aggiunge: “laddove invece vi è stato un ruolo negativo riguardo la segregazione etnica, questa carta è stata giocata del separatismo tibetano, appoggiato storicamente dagli inglesi e da tutto l’occidente in epoca recente”.

Dinanzi al polo imperialista occidentale che sta arretrando, laddove tutte le guerre dell’oggi descrivono questi continui colpi di coda in questo declino, Lucchini insiste nel rimarcare la linea politica del Partito Comunista della Svizzera, che assume come obiettivo una Svizzera neutrale, basata su un principio di sovranità nazionale, anche attraverso la diversificazione dei partner commerciali, per porsi come ponte tra occidente in declino e oriente in ascesa. Dopo l’Islanda, infatti, la Svizzera è l’unico paese in Europa ad aver concluso un accordo economico con la Cina.

Il dibattito del PCI viene quindi concluso da Fosco Giannini,responsabile Esteri del Partito, che rimarca il fatto che “la Cina è oggi alla base della costruzione di un campo mondiale alternativo e in antitesi al capitalismo. Non si capisce la cecità e il cinismo di certa sinistra “radical” che non si interessa di un fenomeno enorme come lo sviluppo cinese, che da speranza e dignità a tutti i popoli del mondo. Gestire il mercato e subordinarlo al processo rivoluzionario è stato un passaggio enorme, frutto di un contributo teorico di grandissimo spessore, che ha visto una sua breve anteprima nella NEP (Nuova Politica Economica) di Lenin. Lo sviluppo cinese è basato politicamente su una categoria di pensiero strutturalmente leninista, che riesce a coniugare lo sviluppo economico di uno Stato attraverso la competizione positiva tra il pubblico e il privato, competizione orientata però al rafforzamento di una società socialista, e non al suo indebolimento. Oggi, nelle attuali condizioni date e di fronte all’aggressività militare degli USA e di Trump, che evocano verosimilmente la guerra, l’enorme, marxista, sviluppo delle forze produttive cinesi – che hanno innanzitutto bisogno, per consolidarsi e ulteriormente svilupparsi, di un contesto internazionale di pace – rappresentano anche quella questione oggettiva e primaria sulla quale può affidarsi il destino della pace mondiale”.