Macron e Renzi: due centristi a confronto.

di Nicola Paolino, PCI Salerno

 

1 – Semipresidenzialismo francese, democrazia borghese e nuovo blocco storico.

L’esito del secondo turno alle elezioni del Presidente della Repubblica Francese ripropone alcuni ineludibili interrogativi. Non solo a chi, giustamente, rimane ancorato alla ricca e complessa Storia del Comunismo e del Socialismo, ma anche ai progressisti e ai democratici conseguenti. Il cui carattere declinante è sotto gli occhi di tutte e di tutti. Il primo e principale interrogativo riguarda la forza, cioè i rapporti di forza tra le due classi fondamentali di oggi: borghesie e salariati e tra patriarcato e liberazione. In parole povere, si tratta di misurare la capacità delle due classi di determinare/condizionare le scelte politiche principali e secondarie, in tutti i campi della vita sociale, economica, culturale e scientifica. Le diverse scuole delle scienze sociali vanno aggiornate alla luce dei profondi cambiamenti indotti dalla globalizzazione neoliberista. Senza esasperanti scolasticismi e deterministici dogmatismi! E, tantomeno, l’ennesima riproposizione di farisaici eclettismi filosofici. Per fare un bilancio, il più articolato possibile, bisogna aspettare le elezioni dell’Assemblea Nazionale. Per quanto riguarda la borghesia francese o, meglio ancora, l’autocrazia finanziaria, nella campagna elettorale, essa è stata nominata soltanto per dire che Macron trae le sue origini proprio da quella autocrazia. La Le Pen, per civettare con la moltitudine dolente, ha detto che Macron ne era il legittimo rappresentante. Il suo unico scopo era quello di ricavarne un vantaggio elettorale strumentale. La presidentessa del Front Nazional, in momentanea finta libera uscita, ha dimostrato di ignorare che in tempi di crisi – in questa fase – in essenza di una lotta di classe organizzata dai Comunisti e dai Socialisti, la parte più arretrata delle lavoratrici e dei lavoratori sostiene le candidature di ricchissimi e ricchi capitalisti. Lo dimostra, a chiare lettere, l’elezione dell’americano Trump, straricco capitalista/monopolista e la stessa vittoria dei Sì per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Nei tempi passati, lo stesso Berlusconi ha avuto molti consensi dello stesso tipo. Dei salariati si è parlato solo per evidenziare la crisi occupazionale che attanaglia molti lavoratori dell’industria e una non meglio precisata diseguaglianza sociale. All’opposto culturale, Macron ha saputo catturare l’attenzione e il consenso, prima del 24% e poi del 65% dei consensi, riuscendo a mimetizzarsi da centrista misurato e rassicurante, simulandosi capace di ricostruire intorno alla borghesia dominante un nuovo blocco storico, che saprebbe costruire con la pazienza e la mediazione di una politica senza partiti. Ben sapendo che in un sistema capitalistico, nella fase imperialistica, non ci può essere peggiore bugia. E’ riuscito abilmente, senza “pagare pegno”, anche a incanalare lo spirito nazionale francese sotto l’egida dell’Unione Europea, a guida tedesca. Altro interrogativo ineludibile è: come è stato possibile che il Partito Socialista sia sceso al disastroso 6%?! E’ evidente che anche questo inaspettato risultato vada opportunamente rinviato a dopo l’esito elettorale di giugno. Massima attenzione dovrà essere riservata al risultato politico e programmatico di Mélenchon. Comunque è del tutto evidente che, attualmente, esiste solo l’egemonia borghese, anche se in profonda crisi. Quella del proletariato è tutta da ricostruire. Con pazienza tattica e lungimirante strategia rivoluzionaria.

2 – Il “carro del vincitore” di turno, la sinistra/sinistra e il potere politico.

L’elezione di Macron, capo del movimento “in marcia”, non ha niente di miracoloso e di eccezionale. Essa è figlia di una profondissima crisi culturale, politica e programmatica dei partiti storici francesi, soprattutto quella del Partito Socialista. Il vecchio Partito Comunista Francese è uscito di scena da tempo. E quasi nessuno ricorda da quando tempo e per quali cause. In altri termini, siamo di fronte a una nuova crisi della borghesia francese che è, nel contempo, strutturale e sovrastrutturale. A risolvere questa crisi, le classi dominanti della Francia hanno chiamato il “mite” Macron. Da loro valutato “astuto come la volpe e forte come il leone”. E’ obbligatorio ricordare gli insegnamenti di Niccolò Machiavelli, vero grande fiorentino, e i machiavellismi borghesi. Fino a ieri, l’elemento determinante del suo successo non è stato solo l’ardito azzardo politico di un anno fa, quando è uscito tempestivamente dal governo socialista di cui era Ministro ma il sistema elettorale francese a doppio turno. Senza quel sistema “costringente”, e dunque caricatura della stessa democrazia borghese, ha determinato l’inizio della sua fortuna politica personale. Senza quel sistema il nuovo Presidente della Repubblica Francese non sarebbe mai esistito. Ma tant’è… A puro titolo esemplificativo, è utile citare un vecchio detto in uso nella costiera amalfitana: “zimmare e crapette una ‘mbulletta” (arieti e capretti in una bolletta). Questa vittoria, nemmeno immaginabile un mese fa, ha costruito un nuovo “carro del vincitore”, su cui si è buttato prontamente il “migliore” rappresentante del centrismo italiano che guarda a destra: Matteo Renzi. Sì, proprio lui che voleva insegnare – dettare legge – a tutta l’Europa. Quante volte abbiamo sentito dire: “quando l’Italia ce la mette tutta non ce n’è per nessuno”. E così, saltando sul quel carro, Renzi si illude di placare il suo ridimensionamento, capitalizzando un po’ del capitale accumulato dal neo Presidente Francese che è il vincitore di turno. Almeno fino a giugno. Poi si vedrà!

3 – In Europa c’è centrismo e centrismo.

La Storia italiana e quella francese sono molto lunghe e hanno prodotto due distinte civiltà capitalistiche che non sono assimilabili, nemmeno alla lontana. Quelle Storie hanno anche sedimentato culture politiche e sistemi non assimilabili a quelle di altri popoli. E tantomeno possono essere piegate a vantaggio di chicchessia. Le italiane e gli italiani non hanno nessuna intenzione di tradurre in italiano la Storia Francese o quella di altri Paesi. La Francia è stata la Patria della Rivoluzione borghese che abolì i monopoli feudali dell’”Ancien regime” ed instaurò la proprietà privata, e fu anche teatro delle prime rivoluzioni proletarie, di cui la più importante fu quella avviata dalla Comune del 1871. Rivoluzione che, pur sconfitta, indicò la via alle rivoluzioni del 900. Marx ed Engels presero ad esempio quella esperienza per precisare le loro teorie sullo Stato borghese, traendone brillanti conclusioni sulla necessità della transizione dal sistema capitalismo al Comunismo. Lenin ereditò, difese e sviluppò, nello spirito, quelle teorie e riuscì a costruire il Partito Comunista Russo che, alla testa della classe operaia, dei contadini poveri e dei soldati, riuscì a rovesciare l’autocrazia zarista. Anche le politiche centriste affondano le proprie radici in quelle Storie. Macron, come aspetto principale del suo specifico centrismo francese, appare suadente, cioè dolce e convincente. Apparentemente, inclusivo. Renzi, invece, caratterizza il suo centrismo con un atteggiamento “imperat” (imperativo), provocatorio e insolente. Fortemente escludente. Amore e Cupido, fratelli ed entrambi figli maschi di Venere e di Giove, erano suadente il primo e imperat il secondo, che colpiva con l’arco per fare innamorare. Macron promuove una politica e un programma che si baserebbe sul consenso e sulla mediazione tra diversi e opposti, predicando l’impossibile. La dialettica materialistica dimostra che uno si scinde in due, e non che due diventano uno. Queste mistificazioni, comunque, sono state le sue armi vincenti principali. Renzi, al contrario, nei suoi tre anni di Governo e anche nel Pd, come segretario, ha praticato una politica completamente verticistica ed escludente, che lo ha portato a numerose sconfitte e diritto alla disfatta del 4 dicembre. Nel 2016, il Pd ha perso 90mila iscritti e alle recenti primarie ha perso poco meno di un milione di elettori. La scissione dal PD di Renzi è il frutto esclusivo del suo bonapartismo sostanziale, non opera altrui. Nell’Assemblea Nazionale di ieri, Renzi ha riproposto una linea ancora più verticistica, escludente, estremista e isolazionista. In ultima analisi, avventurista. Vedi la posizione stizzita e strumentale contro il Governo Gentiloni sulla legittima difesa e in soccorso alle destre. Di nuovo, Renzi ripropone a tutte e a tutti il “chi non è con me è contro di me”. Ed ha cominciato a dire a Gentiloni: “stai sereno”, come disse a Letta. Altro che “nuova pagina tutta da scrivere insieme”! Tanto è vero che l’”infedele” Orlando, in polemica frontale, gli ha detto” preferisco Bersani a Berlusconi”. “Da buoni intenditori poche parole!”. Il centrismo italico di Renzi, nella riproposizione del suo schema bonapartista, ha portato l’Italia fuori strada, addirittura costringendo il Parlamento, a suon di fiducie, ad approvare una legge elettorale, in seguito bocciata dalla Corte Costituzionale. Legge elettorale che: “ci avrebbero invidiato e copiato da tutta Europa”. Non c’è peggior politico centrista borghese di chi non riflette sui fatti e sugli errori che puntualmente vengono scaricati sugli altri. A proposito che fine ha fatto l’intero Giglio magico?  Drammaticamente, è all’ordine del giorno una nuova disfatta del renzismo che sarebbe non replicabile. Spetta, autonomamente, ai nuovi tronconi della sinistra, che si sono costituiti prima e dopo il 4 di dicembre 2016 e alla sinistra più diffusa, prendere decisamente nelle proprie mani le sorti di un fronte ampio, plurale, inclusivo e programmatico, che impari ad insediarsi quanto più rapidamente possibile nelle pieghe più intime della nostra società. Questa fase non è di ordinaria amministrazione ma straordinariamente foriera di più rapidi cambiamenti, di successi o di rovinosi rovesci. Tutte e tutti ricordiamoci che la Pace mondiale, i bisogni e i desideri del popolo lavoratore sono in cima alle priorità di una sinistra/sinistra. E che hanno la precedenza su ciascuna forza veramente alternativa allo stato di cose presente. Occorre praticare una elasticità tattica senza precedenti. Finalmente mettiamo il bonapartista in condizione di non nuocere più! “Chi ha più filo tessa la tela”! Cingiamo Renzi con una nuova “camicia di forza” fatta di una gigantesca muraglia popolare e di idee, progetti e proposte all’altezza della drammatica situazione mondiale e nazionale.

“Che cento fiori sboccino e che cento scuole contendano”!

Proporzionale ad oltranza. Poi si analizzerà il sottoprodotto!

Salerno, lì 8 Maggio 2017