Partito Comunista Italiano
1° Congresso Nazionale
Congresso nazionale al teatro “Palazzo del Popolo” di Orvieto, 6, 7 e 8 luglio 2018.

Programma dei Lavori

Il primo Congresso del Partito Comunista Italiano, svoltosi a Orvieto dal 6 all’8 luglio, approvando le conclusioni del compagno Mauro Alboresi, ribadisce il progetto di costruire un’organizzazione politica dei comunisti avente come fine il superamento del modo di produzione capitalistico e la concretizzazione storica di una società socialista, un partito che nella difficile fase che attraversiamo sappia dare risposte agli interessi delle classi popolari, che sia espressione del superamento dell’attuale frammentazione della sinistra di classe e di una ritrovata unità dei comunisti stessi.
L’assemblea bolognese che nel 2016 aprì la fase costituente si chiuse con l’indicazione di due punti preminenti e di rilievo strategico: in primo luogo, una critica radicale del percorso Pds/Ds/Pd e della connessa mutazione neoliberista che ha strutturalmente segnato il carattere e la proposta del Partito democratico; in secondo luogo, un’irriducibile opposizione a questa Unione Europea la quale, smentendo i conclamati propositi di “integrazione”, ha di fatto esasperato le disuguaglianze di classe all’interno dei singoli Paesi membri e, per altro verso, tra Paesi del centro e Paesi della cosiddetta periferia.
I due anni intercorsi a partire da quella assemblea non solo hanno confermato la priorità e la correttezza dei suddetti punti, ma hanno ulteriormente accentuato la gravità della situazione e l’urgenza di una netta risposta da parte dei comunisti e della sinistra di classe nel suo complesso. Oggi assistiamo ad un governo – nato da un inedito patto post-ideologico tra M5S e Lega, presentato come “né di destra né di sinistra” ma di cui il traino leghista ha reso manifesta la chiara dominante “di destra” – il quale sta imperversando in un territorio della sinistra desertificato dall’azione involutiva del Pd, il quale in questi ultimi decenni è riuscito a distruggere un intero patrimonio ideale, politico e concettuale, finendo per rendere irriconoscibile ai più perfino la distinzione tra sinistra e destra, tra progressisti e reazionari.
In un tale complicato contesto, in primo luogo dobbiamo respingere le invettive, squallide quanto anacronistiche, sul tema immigrazione: denunciando i dati fasulli veicolati al fine di creare allarme sociale e reazioni xenofobe di massa. E riconducendo il tema al suo reale snodo: quello di garantire un flusso regolato degli arrivi che sia all’altezza di una capacità di accoglienza vera e di costruire una unità di classe tra lavoratori italiani e stranieri. Ma, soprattutto, occorre mettere al centro della nostra azione politica la questione del lavoro.
Nel merito, compito dei comunisti è quello di incalzare inflessibilmente il governo mostrandone le irrisolvibili contraddizioni, così da approfondire i prevedibili contrasti tra M5S e Lega e all’interno dello stesso M5S. Lo si deve fare evitando di confondere la nostra voce con quella del Pd, votato ad un’opposizione regressiva, che strepita contro i provvedimenti “populisti” del governo “fascio-leghista” per tornare indietro alle politiche antipopolari attuate in questi anni, sostanzialmente piegate agli equilibri di bilancio e ai diktat di Bruxelles e Berlino. Incalzare il governo non significa affatto per noi auspicare la ripetizione dei fallimenti del centro-destra e del centro-sinistra, ma evidenziare che – al di là di qualche decreto teso a dare un minimo di ossigeno al mondo del lavoro, dopo anni di astinenza – l’azione di questo esecutivo non potrà mai realizzare una reale inversione di tendenza. Una tale inversione non può che passare infatti da un consistente travaso di risorse da profitti e rendite ai salari: a partire da un rafforzamento della progressività fiscale, l’esatto opposto di quanto previsto nel programma di governo.
Per questo abbiamo bisogno di un partito che, contestualmente alla definizione della sua linea politica, irrobustisca la sua organizzazione centrale e territoriale, destinando a tale scopo tutte le sue risorse sia umane che economiche: un partito che quindi valorizzi le interlocuzioni con le altre forze comuniste e il resto della sinistra di classe non rinunciando alla sua identità, alla sua piena autonomia politica e organizzativa. Abbiamo bisogno di un partito che perfezioni il suo assetto interno, superando limiti e difficoltà nella gestione della linea politica, con particolare attenzione ad assicurare la necessaria dialettica e la cura delle relazioni tra centro nazionale e territori. Un partito così attrezzato potrà disporsi ad affrontare anche le prossime scadenze elettorali avendo preso la decisione che collegialmente avremo ritenuto la migliore, esperendo tutte le strade per convergenze unitarie e laddove queste non fossero possibili o opportune, cercando di presentare il proprio simbolo.
Relazione introduttiva
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Le conclusioni
Le conclusioni di Mauro Alboresi al Primo Congresso del PCI:Leggi l’Articolo.
