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Immigrazione: rimuovere le cause dei processi, intervenire sugli effetti

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Documento della Direzione nazionale del PCI

Le ragioni alla base dei processi migratori che hanno investito ed investono l’occidente, segnatamente l’Europa e con essa, anche e soprattutto per ragioni geografiche, l’Italia, sono note, molteplici, profonde. Esse sono largamente riconducibili alle politiche imperialiste e colonialiste dallo stesso promosse nel tempo, e che in questi anni, in diverse forme, hanno registrato e registrano una sempre più preoccupante riproposizione.

Milioni di persone fuggono da guerre, persecuzioni, fame, cercando altrove la risposta al proprio bisogno di futuro. Il capitalismo occidentale, dopo avere promosso tali processi, prosegue la propria politica di sfruttamento collocando gli immigrati nella parte inferiore del mercato del lavoro, usandoli come leva per la messa in discussione di diritti affermatisi nel tempo, fomentando una “guerra tra poveri” funzionale a perpetrare il proprio dominio. Il carattere dei processi migratori in atto, a partire dai numeri che lo caratterizzano, non giustifica affatto la posizione di chi, in Europa come in Italia, parla di emergenza, di invasione, etc. Ciò a cui si assiste è un rilevante processo migratorio, come tanti altri hanno attraversato la storia, che non si arresterà se non si rimuoveranno, attraverso un diverso ordine mondiale, votato alla pace, alla cooperazione tra gli Stati, alla solidarietà tra i popoli, le cause che ne sono all’origine. Ciò che si evidenzia, qui come altrove, è il tentativo di una destra sempre più reazionaria, di cavalcare tale fenomeno, di strumentalizzarlo, ricercando, attraverso parole d’ordine e politiche xenofobe e razziste, un consenso di massa. Un processo che volutamente nasconde l’apporto positivo dei tanti immigrati che vivono e lavorano in Italia.

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Il Governo Conte, a trazione sempre più leghista, da questo punto di vista ha un approccio esemplare, come dimostrano i provvedimenti dallo stesso assunti in materia, in ultimo il cosiddetto “Decreto Salvini”, che dice tanto già a partire dall’equiparazione immigrazione/sicurezza, e che, come da tante parti sottolineato, è palesemente incostituzionale, inutile, dannoso. Che lo stesso vanti come un proprio successo la diminuzione dei flussi migratori verso l’Italia (aumenta la pressione nei confronti della Spagna e della Grecia) mentre tale processo è largamente da ricondursi alle politiche, sbagliate, del precedente Governo Gentiloni, che in materia, pur di scongiurare l’avvento di questi, si è dimostrato più realista del re, dice tanto. No, non ci siamo, noi siamo contrari a tali politiche. Siamo contrari alla superficiale separazione che ci viene proposta tra immigrati umanitari ed economici, con quest’ultimi semplicemente da cacciare (quanto di strumentale è stato detto al riguardo in campagna elettorale è noto); noi siamo per garantire adeguatamente i primi e regolare, attraverso accordi con i paesi di provenienza, l’accesso solidale e razionale dei secondi.

Siamo per un diffuso processo di accoglienza a livello europeo, che non può affermarsi, come pretende la destra, se la stessa, anziché rivendicare la ridefinizione degli accordi vigenti, dalla stessa a suo tempo sottoscritti ( quello di Lisbona in primis), si allinea alle posizioni di mera chiusura assunte dalle altre destre europee. Siamo per un diffuso processo di accoglienza a livello nazionale, che coinvolga proporzionalmente tutti i comuni, che ottimizzi l’uso delle risorse.

Noi siamo per l’affermazione dello jus soli.

Noi siamo per un adeguato processo di integrazione, al quale non vi è alternativa in quanto connaturato alla storia dell’umanità.

Noi non ci rendiamo disponibili alla crescente barbarie che sta investendo la nostra società, ad affermare l’interesse dei pochi a discapito dei molti.

Noi, i comunisti, ci siamo!

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