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Una nuova fase della transizione cinese: l’Italia non perda opportunità storica

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di Francesco Maringiò, Coordinatore dipartimento esteri PCI

 

Il discorso odierno pronunciato da Xi Jinping nella Grande Sala del Popolo a Pechino, per commemorare i quarant’anni dall’inizio delle riforme e aperture inaugurate nel 1978, ha avuto grande eco nel paese. Qui a Pechino è stato trasmesso un estratto nelle carrozze della metro e le bacheche di WeChat e Weibo sono state inondate da foto che mostravano come le aziende, sia pubbliche che private, hanno dedicato sessione speciali per ascoltare il discorso del Presidente. E’ stato un tema discusso anche sui blog e, per quel che ho visto, anche la stampa occidentale ha dato notizia dell’evento (in molti casi con discutibili risultati).
Effettivamente il tema merita attenzione, come pure il discorso e la cerimonia di premiazione dei 100 pionieri cinesi (e 10 occidentali) della politica di riforma ed apertura, perché segna simbolicamente l’apertura di una nuova pagina della storia cinese.

La politica di Riforma ed Apertura inaugurata nel 1978 era basata su due pilastri: la “riforma” dell’economia e “l’apertura” sia in campo economico che in quello delle relazioni internazionali. Se il simbolo del primo pilastro è stato il villaggio di Xiaogang in Anhui, dove l’organizzazione dei contadini locali ispirò la riforma agricola, le aree costiere del Fujan e del Guangdong divennero invece il simbolo dell’apertura perché beneficiavano di Hong Kong, Macao e Taiwan come finestre per comunicare con il mondo occidentale.
Possiamo dire che la politica di apertura innesca subito un poderoso flusso di imprese, capitali, risorse umane, merci, …, il cui senso di marcia è dal mondo verso la Cina.
Questo processo ha cambiato profondamente il Regno di Mezzo ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti: una crescita media del Pil del 9,5 % per quarant’anni consecutivamente, l’uscita dalla soglia della povertà di oltre 700 milioni di persone (il 70% del totale) e la creazione di una fascia di popolazione da reddito medio che si aggira sui 400 milioni di persone. È anche d’obbligo notare che questo processo ha costituito un trend di sviluppo anche per la teoria marxista, rendendo evidente che il crollo dell’Urss e del campo socialista nell’Europa orientale non corrispondesse con la fine del Socialismo nel mondo. Non a caso Xi Jinping, nel suo intervento di oggi, sottolinea che “la Cina ha dimostrato la vitalità del socialismo scientifico come fatto indiscutibile”.
Ma questo processo ha anche cambiato profondamente il mondo, sia nel modo in cui esso guarda alla Cina (chiudendo definitivamente la pagina vergognosa del colonialismo occidentale in Cina), sia per il contributo che questa ha dato alla crescita mondiale che allo sviluppo delle relazioni internazionali.

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A partire dal 18º Congresso è iniziato un periodo di transizione che ha posto le basi per una nuova fase di Riforma ed Apertura che il discorso di Xi ha illustrato nella sua valenza strategica. Il New Normal ha dato vita ad una metamorfosi dell’economia cinese con una conversione da una produzione quantitativa ad una qualitativa, una diversa composizione del Pil con una crescita dei servizi ed una diversa attenzione ai temi dell’ambiente ed al rapporto tra uomo e natura e tra sviluppo e natura. Contemporaneamente è stata elaborata l’Iniziativa delle Vie della Seta terrestre e marittima (Belt and Road Initiative), un progetto complessivo che lega l’economia, il commercio, la diplomazia, la sicurezza e le relazioni internazionali tra la Cina ed il resto del mondo. Questi due aspetti costituiscono i due pilastri, del nostro tempo, per la nuova fase di Riforma ed Apertura cinese.
Solo che questa volta, a differenza di quaranta anni fa, il senso di marcia è invertito: è la Cina a muoversi verso il mondo.
Come ha dichiarato Xi, nel suo discorso: “La Cina si sta avvicinando al centro del mondo come promotore ampiamente riconosciuto della pace mondiale, contribuendo allo sviluppo globale e sostenitore dell’ordine internazionale”. In queste parole si rende evidente il senso di marcia impresso a questa nuova politica di Riforma ed Apertura, che nulla a che vedere, quindi con le mire egemoniche o quant’altro viene oggi usato per contrapporsi alla Cina ed alla sua politica, quasi sempre per sudditanza verso Washington, il cui obiettivo (non da oggi) è il contenimento della Cina o, se possibile, il suo rovesciamento.

Personalmente credo che questo discorso segni una pietra miliare che, attingendo alle riforme fatte finora, punti a porre le basi per aprire una nuova fase della storia moderna della Cina. Come ho cercato di dire, il trend di questa iniziativa mi pare un vettore che ha base in Cina ma che è diretto verso tutto il mondo. 40 anni fa l’Italia ha sostanzialmente perso l’opportunità storica di andare in Cina e stabilire forti e permanenti legami economici; il mio augurio è che oggi si capisca a pieno la portata di quanto sta avvenendo e si colga l’occasione di questa nuova fase per porre rimedio agli sbagli del passato.

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