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Unità nella diversità: una lezione per l’oggi

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di Maria Barbaro, Comitato federale del Pci di Roma

I risultati delle elezioni in Spagna hanno mostrato che la sinistra, quando è unita, pur nelle sue differenze interne, riesce quantomeno ad arginare il fascismo… non a caso ciò che la gente col suo “istinto di classe” da tempo chiede al PCI è di costruire davvero e concretamente un fronte unitario della sinistra… forse allora su questo spirito unitario, che pure è stata la forza e la grandezza del PCI nel secolo scorso, è necessaria una maggiore attenzione e chiarezza nel realizzarlo e rinnovarlo.
Scriveva Alfredo Reichlin nel libro Il midollo del leone:
Può sembrare strano… ma… la forza e la concretezza di quei movimenti [il movimento operaio e il PCI]… stava nel fatto che la politica non si vergognava di produrre senso e visione del mondo… non aveva paura di parlare del destino dell’umanità intera, ma lo faceva – e questo è il punto – organizzando le leghe e cercando la gente nelle stalle e nelle osterie. Il latino dei vescovi era traducibile nel volgare dei parroci. La politica vera, la sostanza della nostra storia, la storia della sinistra è questa: la formazione del popolo italiano. Senza la quale noi non saremmo niente.
Sappiamo d’altronde dalla storia del Novecento che, quando c’è una crisi sociale, se non c’è una uscita da sinistra, una resistenza di massa, ne segue una svolta reazionaria. Ma una resistenza di massa richiede appunto unità di popolo, come fu con i CLN, e adesso, prima che sia troppo tardi…
Ricordo infatti Marisa Rodano che anni fa ci metteva in guardia dal ripetere il loro errore, errore di sottovalutazione dei primi segnali (e oggi li vediamo, questi segnali, le ronde, le aggressioni razziste, la gente a morire in mare, o nei lager in Libia, gli attacchi alle tutele del lavoro e i morti, le aggressioni a sedi ANPI e sindacali e davanti alle scuole, ecc, la disgregazione sociale culturale e di costume..), segnali che possono portare com’è accaduto agli orrori del fascismo che nessuno avrebbe neanche allora saputo prevedere. E anche il partigiano Rendina, allora presidente dell’ANPI di Roma, ricordava l’idea comune di patria nella Resistenza (quella che non a caso oggi la destra attacca e vuole spaccare, altro che “sovranista”!), come pure ricordava l’unità antifascista, necessaria, come un valore morale (quello che Kofi Annan definiva “morale della necessità”) Arrivando a dire che la mancata unità delle forze, dentro e fuori l’Aventino, aveva portato il paese al fascismo…
Non vorrei che invece questa sottovalutazione del rischio (e la mancanza quindi di questa “morale della necessità”) da cui ci mettevano in guardia i vecchi partigiani e compagni rifacesse capolino qua e là proprio tra i comunisti oggi, mentre sarebbe necessario invece prendere con chiarezza le distanze dai disvalori della “nuova” destra (magari talvolta inconsapevolmente interiorizzati) come la indifferenza alla gravità della situazione, la sottovalutazione rassegnata e fatalista (“ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde… perciò odio gli indifferenti” – A. Gramsci in La città futura) o come la retorica, il feticismo formale e sterile dei simboli – che così però si svuotano del loro contenuto (“forma di fatalismo e meccanicismo… sembra che si bruci di un sacro entusiasmo… ma l’entusiasmo non è che esteriore adorazione di feticci” – A. Gramsci. in Passato e presente), o infine come il senso di appartenere a una élite superiore ed esclusiva, dato che in effetti abbiamo ragione – ma non serve questa ragione se non riusciamo a farne partecipi tutti o quasi (“la storia sta finalmente diventando di tutti” – E. Berlinguer in La questione femminile Intervista col PCI a proposito dell’affacciarsi sulla scena mondiale dei movimenti femministi e dei popoli del terzo mondo). Ed è proprio su questo ultimo punto, che si gioca in particolare il futuro dell’Europa (e nostro), sulla sua capacità di fare i conti una buona volta col nazismo di ritorno, e di aprirsi invece alla “storia di tutti” accettando la ricchezza e il valore delle loro differenze, e la loro capacità di crescita unitaria. E questo vale in particolare appunto per i paesi del Mediterraneo, i PIGS, perchè il Mediterraneo è stato culla di civiltà proprio perchè luogo di scambi e incroci di culture, ponte tra Oriente ed Occidente, passaggio di antiche vie della seta, dell’ambra, dei commerci e degli incontri, e può tornare ad esserlo, come oggi – ad es. con la nuova “via della seta” – si vede e si vedrà.

Contro cioè i tentativi della destra di stravolgere la storia, e di fare dell’Italia il laboratorio sperimentale di una pericolosa operazione anche culturale (congresso di Verona, certosa di Trisulti p. es.), va ricordato che la storia dell’Europa (e dell’Italia!) è fatta non da un popolo eletto o da una razza superiore, non da una pretesa di purezza e superiorità, ma è invece fatta di scambi, di differenze, di contaminazioni, di incroci di civiltà, di aperture alla scoperta e all’esplorazione, di aperture a nuovi mondi, di ricerca e scoperta, di continuo rinnovamento, di continuo arricchimento e confronto e superamento. Il contrario cioè della visione chiusa alla diversità, e arroccata in una presunta superiorità e supremazia che le destre propongono. (Sono i mondi, i nuovi infiniti mondi possibili, di cui parlava quel condannato al rogo! E lui non li aveva visti, solo presentiti! dice ancora oggi il Galileo di Brecht).
E dato quindi che anche sull’idea di Europa si scontrano due diverse concezioni del mondo (altro che fine delle ideologie!), e si gioca la possibilità dell’Europa di svolgere o meno una funzione di pace, sarebbe di vitale importanza che il nostro partito assumesse unitariamente assieme alla sinistra di classe – al di là delle differenze tattiche – la difesa di questa idea di Europa sociale, dei popoli, e che desse per primo l’esempio di questa unità nella diversità, non come slogan da tenere nel cassetto, ma come concreta e semplice partecipazione agli appuntamenti prossimi che coinvolgono tutti.
Sia come partito che come antifascisti, abbiamo bisogno ora, e ne avremo bisogno per gli appuntamenti futuri, di questa concretezza unitaria, la più chiara e semplice possibile, a partire dal voto per prossime elezioni europee, nelle quali il nostro partito dovrebbero far vivere le propria politica delle alleanze e l’unità nella diversità.

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