Caso Stellantis, una questione morale

Analizza la crisi di Stellantis, evidenziando problemi legati alla gestione aziendale. L'ex CEO Carlos Tavares, ritenuto inadeguato, ha percepito compensi esorbitanti, con uno stipendio di 36,5 milioni di euro nel 2023 e una prospettata buonuscita di decine di milioni, mentre i lavoratori affrontano tagli occupazionali e ammortizzatori sociali. Dal 2021 al 2024, la spesa dello Stato Italiano per la cassa integrazione di Stellantis ha raggiunto 703 milioni di euro, mentre il gruppo ha distribuito 23 miliardi di dividendi agli azionisti, mostrando un modello di capitalismo descritto come "rapace".

Il sistema economico e sociale che consente tali disuguaglianze è criticato per favorire l'accumulo di ricchezze nelle mani di pochi, a scapito dei lavoratori e dello Stato. Si propone una trasformazione radicale del sistema, orientata verso il socialismo, per contrastare il declino industriale e le crescenti disuguaglianze. Si auspica un ruolo attivo dello Stato, che dovrebbe agire come protagonista per garantire giustizia sociale ed equità economica.

Nella crisi della Stellantis (ex FCA e prima FIAT) ci sono alcuni aspetti che è difficile ignorare e che dimostrano l’assoluta incapacità, mista all’avidità, di un “apparato dirigente” attento unicamente a sé stesso senza prospettive per il futuro.

Ci troviamo adesso con le “dimissioni” del CEO Carlos Tavares che ha dimostrato perlomeno inadeguatezza nel suo ruolo. Di fatto la crisi della casa automobilistica viene riversata sulle lavoratrici e sui lavoratori che ne pagano il prezzo. Il prezzo che sono costretti a pagare non è solo per qualcosa di strutturale ma anche per elargire dividenti e retribuzioni ai dirigenti, compreso quello di Tavares che sembra proprio che abbia fallito nel suo ruolo.

Ebbene, ci sembra forse logico e giusto che un solo personaggio come l’ormai ex CEO possa aver usufruito, nel 2023, di una retribuzione di 36,5 milioni di euro? Una cifra che un operaio percepisce in oltre 1.550 anni di lavoro. E si prospetta una buonuscita di parecchie decine di milioni.

Inoltre, nei suoi quattro anni di esistenza, il gruppo Stellantis ha distribuito agli azionisti circa 23 miliardi di euro. Miliardi elargiti a “lorsignori” mentre, in Italia, il numero dei lavoratori è calato di circa 13.000 unità e, dal 2021 al maggio 2024, la spesa dello Stato Italiano per la cassa integrazione la spesa dello Stato per la cassa integrazione a Stellantis ha raggiunto i 703 milioni.

Non sono forse questi esempi di un capitalismo rapace che ha come obiettivo l’accumulo di ricchezza nelle mani di pochi a spese di chi lavora e dello Stato (ovvero di quella parte di collettività che paga le tasse)? E non si dovrebbe porre rimedio senza fare sconti, senza concedere attenuanti ma con un’azione decisa dello Stato che prenda in mano la situazione da protagonista e non da elargitore di denaro pubblico ai privati? Quelli di Stellantis non sono forse esempi di qualcosa che ha poco a che fare con la civiltà e tanto con la barbarie?

È il sistema nel quale viviamo che permette tutto questo favorendo l’aumento a dismisura delle differenze tra chi lavora e chi fa soldi sfruttando il lavoro altrui. Un sistema tutt’altro che democratico che è diventato irriformabile e che deve essere trasformato dalle radici. Tutto favorito dall’inesistenza di un piano di sviluppo industriale che possa contrastare la trasformazione del lavoro di tanti in guadagno di pochi. Rifiutiamo di assistere a questo declino rassegnati e inerti.

Dobbiamo scegliere tra socialismo e barbarie.

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