Cuba sfida gli USA: la Rivoluzione resiste

Il 30 giugno scorso l’Amministrazione USA ha annunciato una serie di misure volte a inasprire sensibilmente il blocco economico e commerciale contro Cuba, iniziato nel 1960, un anno dopo il trionfo della Rivoluzione.

Il documento anti cubano reso noto dal governo statunitense consiste in una riedizione peggiorativa del Memorandum Presidenziale di Sicurezza Nazionale N.5, che la prima Amministrazione Trump aveva emesso il 16 giugno 2017.

Il chiaro ed esplicito obbiettivo è quello di abbattere una volta per tutte il Socialismo e la Rivoluzione cubani, che dal 1959 rappresentano una sfida permanente all’imperialismo USA, a sole 90 miglia dalle sue coste e di restaurare il capitalismo.

Il testo originale e la sua versione aggiornata prevedono un insieme di misure dirette a rafforzare ulteriormente l’assedio economico e a provocare ulteriori mancanze al popolo cubano.

Il Memorandum del 2017 ha rappresentato la piattaforma politica per dare impulso, fra le altre misure, al quasi assoluto divieto per i cittadini statunitensi di viaggiare a Cuba. Ha indotto a cercare di impedire i rifornimenti di combustibile, ha permesso di ostacolare le rimesse dall’estero verso Cuba, ha dato il via alle misure contro i governi di paesi terzi che si sono avvalsi dei servizi medici cubani per rafforzare i propri sistemi sanitari nazionali.

Lo stesso documento ha promosso le pressioni contro le entità commerciali e finanziarie di ogni parte del mondo per impedire loro di commerciare con Cuba e ha disposto la calunniosa inclusione dell’Isola nella lista degli Stati che patrocinerebbero il terrorismo, con le nefaste conseguenze che ne derivano nelle transazioni economiche internazionali.

Dal 1992 l’Assemblea Generale dell’ONU dichiara quasi all’unanimità che deve essere posto fine al blocco economico, commerciale e finanziario, che viola il diritto internazionale e pretende di ridurre un paese sovrano all’obbedienza per mezzo della coercizione economica.

Il Memorandum Presidenziale usa parole come democrazia, diritti umani, libertà religiosa, ecc. Tutti diritti contraddetti dalla condotta storica degli USA, non solo all’estero ma anche in patria (basti pensare, facendo riferimento solo a fatti recenti, all’attacco alle libertà politiche degli studenti nelle università, all’espulsione in massa degli immigrati, alla minaccia di togliere la cittadinanza e deportare il candidato a Sindaco di New York, il progressista Mamdani, accusato nientemeno che di essere un comunista infiltrato).

Particolarmente odiosa è l’accusa che viene fatta allo Stato cubano di aver ridotto in stato di “moderna schiavitù” le migliaia di medici e paramedici che invia in tutto il mondo e che sono universalmente apprezzati per la loro competenza e umanità da milioni di beneficiari che spesso non avevano mai visto un medico, per l’impossibilità di pagarlo.

Noi non dimentichiamo l’intervento di 250 medici cubani per fronteggiare l’ebola in Sierra Leone, Guinea e Liberia, le cure sempre gratuite effettuate dai medici a circa 20.000 bambini di Chernobyl, gli interventi dopo le catastrofi naturali in tanti paesi del mondo. Ancora oggi Cuba continua a fornire alle nazioni più povere non solo aiuti, ma corsi di studio universitario che hanno fatto laureare nell’Isola migliaia di medici di tutti i paesi poveri e non soltanto di quelli.

Indimenticabili la generosità, l’umanesimo e la solidarietà dei contingenti medici e paramedici inviati da Cuba in Lombardia e Piemonte durante il Covid.

Da anni, inoltre, una brigata medica cubana composta da centinaia di professionisti sta costituendo una vera e propria ancora di salvezza per gli utenti della disastrata Sanità calabrese, che era prossima al collasso.

Eppure, anche da settori politici che non ti aspetteresti, arrivano attacchi che fanno da eco alle posizioni e misure statunitensi.

È il caso delle dichiarazioni dell’On. Anna Laura Orrico (Movimento 5 Stelle, dal quale ci auguriamo una presa di distanza), che ha definito la collaborazione tra la Calabria e i medici cubani “moderna schiavitù”.

Come sostiene giustamente l’Associazione Italia-Cuba, parlare di “sfruttamento” perché una parte delle risorse va allo Stato cubano, che ha formato gratuitamente quei medici e ne garantisce la rotazione e il supporto, è pura propaganda populista. L’On. Orrico, se vuole davvero difendere la sanità pubblica, dovrebbe battersi per rafforzare il sistema regionale, garantire stabilizzazioni, investimenti, formazione. Ma non si difende un diritto screditando chi, da un altro Paese, viene a colmare un vuoto drammatico lasciato dalla nostra incapacità politica e istituzionale.

Oggi, chi difende la sanità pubblica dovrebbe guardare con rispetto a chi, come Cuba, continua a investirvi con coerenza e coraggio. E chi siede in Parlamento dovrebbe saper distinguere tra schiavitù e solidarietà, tra sfruttamento e cooperazione.

Il Partito Comunista Italiano, come sempre e più di sempre, si batterà per sconfiggere ogni tentativo di sovvertire la Rivoluzione Socialista di Cuba e di restaurarvi un capitalismo dipendente che la trasformerebbe nuovamente in una colonia statunitense, con un popolo privato di ogni potere e diritto…in nome della libertà.

PCI – Dipartimento Esteri

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