BRICS e Intelligenza artificiale, una visione diversa

Nella prima giornata del 17° vertice dei BRICS, tenutosi dal 6 al 7 luglio a Rio de Janeiro, in Brasile, è stata approvata una dichiarazione che stabilisce 10 principi per la gestione, il controllo e il governo globale dell’intelligenza artificiale (IA).

Nell’articolo pubblicato da telesurtv.net si può leggere che “i leader di Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Iran e Indonesia, insieme a stati partner come Bolivia, Vietnam e Cuba, hanno discusso del potenziale trasformativo dell’intelligenza artificiale e della necessità di normative etiche e inclusive”.

Una dichiarazione importante che non si trova facilmente nei principali mezzi di comunicazione italiani ma che esprime una visione molto diversa da quella oggi di moda specialmente se viene integrata dall’obiettivo di creare un’infrastruttura digitale indipendente in grado di migliorare la velocità, la sicurezza e la sovranità nella trasmissione dei dati, riducendo la dipendenza dai grandi operatori oggi concentrati in prevalenza nel cosiddetto “Nord globale”, Stati Uniti, Francia e Giappone.

All’affermazione che “l’intelligenza artificiale ha il potenziale per guidare l’innovazione, la produttività e la sostenibilità e per migliorare concretamente la vita delle persone ” fa seguito questo decalogo:

  1. Innovazione e sostenibilità: l’intelligenza artificiale dovrebbe promuovere progressi nella produttività e nella qualità della vita, con particolare attenzione allo sviluppo sostenibile.
  2. Governance internazionale inclusiva: i BRICS promuovono un quadro globale guidato dalle Nazioni Unite che rispetti la sovranità e dia priorità alle esigenze dei paesi del Sud del mondo.
  3. Utilizzo etico e non militare: i BRICS promuovono uno sviluppo responsabile dell’intelligenza artificiale, in linea con la legislazione nazionale e gli standard internazionali.
  4. Sovranità tecnologica: ogni Paese deve stabilire i propri standard, proteggere i dati e rafforzare la propria economia digitale.
  5. Accesso equo: la governance dei dati deve essere equa, sicura e inclusiva, con un equo accesso all’intelligenza artificiale per i paesi in via di sviluppo.
  6. Scienza aperta: i BRICS sostengono modelli e standard internazionali accessibili, rimuovendo le barriere per le economie più piccole.
  7. Servizi pubblici: l’intelligenza artificiale deve supportare le infrastrutture digitali, la sanità, l’istruzione e l’ambiente, riducendo le disuguaglianze.
  8. Diritti del lavoro e istruzione: la tecnologia deve rispettare il lavoro dignitoso ed essere integrata nell’istruzione, con particolare attenzione all’alfabetizzazione digitale e al pensiero critico.
  9. Sistemi inclusivi: i sistemi di intelligenza artificiale devono essere trasparenti, privi di pregiudizi, supervisionati da esseri umani e rispettosi della diversità culturale.
  10. Sicurezza e regolamentazione: lo sviluppo dell’intelligenza artificiale deve dare priorità alla sicurezza, impedire usi dannosi e basarsi sulla collaborazione globale per una regolamentazione responsabile.

Importanti concetti che vanno in controtendenza rispetto al “pensiero unico occidentale”, a quello che Mark Fisher definiva “realismo capitalista” che dà priorità al mercato relegando il ruolo del collettivo, dello Stato alla marginalità. Questa privatizzazione e monetizzazione di qualsiasi cosa è presente in ogni settore, anche e soprattutto nello sviluppo, la produzione e l’utilizzo della tecnologia (materiale e immateriale) che serve ad arricchirei grandi monopoli privati diventati “proprietari di tutto”.

Quello che ci dicono i BRICS è di non avere paura dell’Intelligenza Artificiale ma di temere chi la costruisce, la controlla, la gestisce e con quali obiettivi viene utilizzata.

Ed è su questo aspetto che bisogna agire. Considerare l’IA e la tecnologia come beni comuni che devono essere socializzati e non lasciati ai capricci e al monopolio di alcuni è una necessità che può portare solo benefici e che può liberare l’umanità dal controllo delle élite sui popoli, dalle disuguaglianze, dall’ignoranza, dalla povertà, dal degrado ambientale, dalla fatica e dalla mancanza di sicurezza per chi lavora.

Inizia una nuova fase nel conflitto tra “Nord” e “Sud” del mondo e i BRICS, che rappresentano il 36% del Prodotto Interno Lordo (PIL) mondiale e il 45% della popolazione hanno tutta l’intenzione di dire la loro e dare voce a chi, oggi, è costretto a subire le decisioni dei “padroni del mondo”.

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