Guerra & Pace: prima o poi la guerra te la porti a casa

Siamo nel mezzo di un conflitto globale che travalica ormai le singole guerre “locali”; obiettivo strategico è mantenere la supremazia di una parte del mondo, quello occidentale, che pretende di sovrastare quel “sud del mondo” che, pur tra mille contraddizioni, ha la volontà e soprattutto il diritto di diventare protagonista della Storia.

In questa “terza guerra mondiale a pezzi” si utilizzano forme di combattimento mai tramontate: l’assedio, la distruzione sistematica di persone e ambiente, la fame e la negazione delle cure sanitarie. Metodo scientificamente applicato, com’è tristemente noto, in Palestina. L’accanimento di Israele tradisce la volontà ben precisa di annientare il popolo palestinese in quello che è ineludibilmente un genocidio. Ma la guerra si è evoluta, adattandosi alle necessità dell’imperialismo contemporaneo. Mentre la carne da cannone continua a cadere sui campi di battaglia, un’altra guerra immateriale e apparentemente incruenta si combatte sulle teste dei civili coinvolti: la guerra della finanza, dei dazi e delle sanzioni, dei debiti che strangolano i Paesi più poveri e di tecnologie innovative, come l’I.A., che mirano al controllo delle coscienze e al monopolio progressivo dell’informazione.

Lo scenario che viene spacciato come inevitabile è un futuro cupo in cui l’umano sarà sostituito dalla macchina. Una macchina pensante, fatta di materia e software incontrollabili, dotata di intelligenza propria in continua evoluzione. Qualcosa di diabolico e privo di anima offertoci proprio da quei soggetti che lo progettano, lo sviluppano, lo gestiscono, lo controllano e ne ricavano enormi profitti.

Tale narrazione si insinua nel pensiero comune e induce alla sottomissione del più debole, del meno attrezzato a un pensiero originale e creativo. Il che produce una maggiore rassegnazione, la perdita di volontà di lotta e riscatto, l’aumento dell’ignoranza e della miseria (materiale e immateriale) e la progressiva scomparsa di una qualità che ha da sempre connotato la specie umana: la capacità di immaginare.

Dobbiamo renderci conto che il conflitto in atto è tra chi accetta i diktat del più forte e chi si ribella o tenta di farlo. È una guerra tra Nord e Sud del mondo, tra ricchi e poveri. Se ci pensiamo è il solito vecchio conflitto irrisolto tra la visione imperialista e coloniale di quell’occidente sviluppato (“culla della democrazia”) che ha la necessità, per sopravvivere, di conquistare popoli che considera poco evoluti, selvaggi, poco o per nulla democratici. L’affermazione di un’ideologia imperiale che stigmatizza e ridicolizza lo sviluppo di forme diverse e più paritarie di collaborazione tra stati quali, per esempi, i BRICS.

Una ideologia nella quale si integrano perfettamente le minacce di Trump che promette di alzare i dazi in maniera consistente ai Paesi che fanno parte dei BRICS o che sono a loro vicini, l’aumento delle sanzioni a Cuba, il controllo assoluto delle informazioni (strumento necessario a imporre il modello del “realismo capitalista” a livello globale), la voluta equiparazione tra capitalismo e democrazia, la volontà di far scomparire dalla storia (e dalla memoria) culture e pensieri considerati diversi e pericolosi, la discriminazione e l’annientamento (culturale e fisico) di interi popoli.

In questi giorni arriva, da parte dei BRICS, una risposta di resistenza e contrattacco. Una “visione” dello sviluppo tecnologico antitetica a quella dei Paesi del blocco occidentale che viene esplicata in una dichiarazione sulla gestione, il controllo e il governo dell’Intelligenza artificiale. Dieci punti che aprono a una serie di concetti, per noi fondamentali, che possono essere riassunti nel non avere paura dell’IA ma temere chi ne detiene la proprietà, chi la costruisce, la controlla, la gestisce. Il punto centrale è decidere quale deve essere l’obiettivo del suo utilizzo. Diventa necessario considerare l’IA come un bene comune che deve essere socializzato e che può contribuire non all’accumulo di ricchezza e potere di qualche corporazione privata (per inciso già negli anni ’70 del secolo scorso alcuni studiosi lungimiranti ipotizzavano che, in quel futuro nel quale oggi noi siamo, la vera ricchezza e il vero potere sarebbero stati concentrati nelle mani dei proprietari delle informazioni) ma a un benessere generalizzato. Una “visione” che contribuisce all’aspirazione della liberazione dell’umanità dalle disuguaglianze, dal controllo di esigue minoranze sulla stragrande maggioranza dei popoli, dalla povertà, dal degrado ambientale, dalle malattie, dalla fatica, dalla mancanza di sicurezza per chi lavora, ecc. Strumenti utili per un progresso collettivo.

Inizia una nuova fase nel conflitto tra “Nord” e “Sud” del mondo, tra i Paesi (suprematisti) più ricchi ed evoluti e quella parte del mondo costituita da paesi considerati inferiori e “selvaggi” (in una visione coloniale mai morta).

È una vera e propria guerra quella che si sta combattendo, non solo con le armi tradizionali ma anche con quelle immateriali che, forse, appaiono meno sanguinose ma che rendono povero, succube e schiavo chi vive del proprio lavoro.

Una guerra di classe della quale bisogna avere coscienza e nella quale bisogna decidere da che parte stare.

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