La crescente partecipazione popolare alle diverse manifestazioni tenutesi ad oggi contro il riarmo, contro la guerra, per la pace, è un dato di fatto che concorre a confermare la contrarietà della gran parte dell’opinione pubblica alla politica bellicista perseguita dall’Unione Europea e con essa dal nostro Paese in ossequio ai diktat della NATO, braccio armato di un’alleanza euro atlantica a guida statunitense.
Cresce l’opposizione alla risoluzione del Parlamento Europeo, emblematica sin dal titolo “Rearm Europe”, di investire in deficit, a debito, 800 miliardi di euro in quattro anni in spese militari, così come alla scelta dell’Unione Europea di assecondare la richiesta dell’Alleanza Atlantica di incrementare la spesa militare annua degli Stati membri sino al 5% del PIL, che per l’Italia significherebbe passare in dieci anni da 45 a 145 miliardi di euro (le rassicurazioni del governo Meloni che ciò non inciderebbe sulla spesa sociale sono per tante ragioni false, strumentali).
I rigidi vincoli imposti in questi lunghi anni alle politiche degli stati membri all’insegna del liberismo, dell’austerità, del patto di stabilità, che hanno concorso al precipitare della condizione materiale di tanta parte della popolazione europea, improvvisamente non contano più, si può, si deve spendere tanto purché in armi.
Va consolidandosi l’economia di guerra, testimoniata anche dalla riconversione in atto, in Europa ed in Italia, di parte dell’apparato industriale in tale direzione, un’Unione Europea protesa al conflitto, ad un interventismo, ad un militarismo sempre più marcati.
Ciò a cui si assiste è una martellante e strumentale campagna, portata avanti da un sistema massmediatico sempre più asservito ai poteri forti, volta a convincere l’opinione pubblica dell’esistenza di un nemico, dell’ineluttabilità di tale politica.
Come abbiamo sottolineato a più riprese, l’alternativa tra pace e guerra è sempre più stringente, come dimostra quanto sta accadendo nel vecchio continente, ove l’Unione Europea, nonostante i fatti, dichiara di volere sostenere l’Ucraina “sino alla vittoria”.
Ciò in nome di un diritto internazionale che ha concorso a mettere in crisi, del quale, al di là di dichiarazioni di facciata, si è disinteressata e si disinteressa quando esso è calpestato in altre aree del mondo, a partire dal Medio Oriente, come evidenzia quanto accaduto nelle settimane scorse in Iran, quanto accade da tanto tempo in Palestina, ove da parte del governo israeliano è in atto quello che si configura come genocidio, azioni rese possibili grazie al consenso, al sostegno degli USA.
Siamo di fronte ad un’Unione Europea che promuove, sostiene l’idea di una presunta superiorità morale dell’Occidente, che asseconda una deriva volta a sostenere una visione unipolare del mondo, che porta con sé il rischio concreto della terza guerra mondiale, anziché aprirsi ad un necessario assetto multipolare, ad un equilibrio nel quale i diversi Paesi e popoli si riconoscano.
In relazione al nostro Paese è necessario contrastare, innanzitutto sul piano culturale, visioni suprematiste circa la superiorità dell’Occidente sulle altre culture, quale ad esempio quella contenuta nel testo di revisione del curriculo scolastico promosso dalla Commissione insediata dal Ministro Valditara, ma che abbiamo viste espresse anche alla manifestazione del 15 marzo scorso promossa da Michele Serra e dal quotidiano La Repubblica.
A fronte di tale situazione, di tale incombente pericolo, occorre promuovere la massima unità e mobilitazione possibile delle forze politiche, sindacali, sociali del nostro Paese, chiamare a raccolta le tante ed i tanti che si riconoscono in tali parole d’ordine, che si sono mobilitati ed intendono continuare a mobilitarsi in tale direzione.
Un siffatto movimento per la pace, rappresentando la volontà della maggioranza dell’opinione pubblica, deve e può crescere ancora.
La lotta contro il riarmo, contro la guerra, contro la NATO, per la pace (senza se e senza ma) per il riconoscimento dei diritti dei palestinesi, a partire dal riconoscimento dello Stato di Palestina, costituisce lo spartiacque politico.
È in considerazione ed in funzione di ciò che il Partito Comunista Italiano si sente impegnato a promuovere, a sostenere, a partecipare ad ogni utile iniziativa.
Roma, 14 luglio 2025 La Direzione Nazionale del PARTITO COMUNISTA ITALIANO




