Dal 17 al 30 luglio 2025, migliaia di docenti precari della scuola pubblica italiana saranno chiamati a compilare l’ormai tristemente nota “domanda delle 150 preferenze” per accedere a incarichi annuali e supplenze tramite le Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS). A un primo sguardo potrebbe sembrare una procedura trasparente e ordinata, che garantisce pari opportunità a tutti. Eppure, dietro questa patina di efficienza digitale, si nasconde un meccanismo profondamente iniquo, che svilisce il lavoro degli insegnanti e mina le fondamenta della scuola pubblica.
Il cuore del problema è l’algoritmo ministeriale, una macchina che assegna incarichi in maniera cieca e irreversibile. Una volta effettuata l’assegnazione, il sistema non torna più indietro: non corregge, non rielabora, non considera nuovi dati o errori intervenuti in fase di inserimento. Questo significa che migliaia di insegnanti, pur avendo titoli e punteggi superiori, restano esclusi dagli incarichi semplicemente perché non sono stati collocati in cima all’elenco nella “giusta” combinazione di preferenze. È sufficiente un dettaglio fuori posto – una scuola indicata con un ordine diverso, una classe di concorso saltata per errore – per perdere un’intera annualità di lavoro. Non esiste appello, né spazio per valutazioni umane. Il sistema ha parlato, e la sua sentenza è inappellabile.
Questo metodo è stato criticato da più parti, e nel corso del 2024 si è cercato di proporre modifiche che ne mitigassero gli effetti più devastanti. Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione aveva suggerito, tra le altre cose, la possibilità di reinserire nei turni di nomina gli aspiranti che, pur collocati in posizione utile, risultassero saltati per errori materiali o per scorrimenti errati delle graduatorie. Una proposta di buon senso, che però è stata respinta dal Ministero in nome della rapidità delle operazioni. A dimostrazione che, nel sistema attuale, la velocità prevale sulla giustizia.
Anche l’anno scolastico 2024/25 ha visto il sistema GPS andare in crisi in diverse province, tanto che in territori come Milano le nomine sono state sospese a causa dell’inattendibilità delle assegnazioni, soprattutto per i posti residui. Il Ministero, pur consapevole dei limiti strutturali dell’algoritmo, ha confermato la sua applicazione anche per l’estate 2025, nonostante le anomalie accertate e documentate dagli uffici scolastici territoriali.
A peggiorare il quadro interviene un ulteriore paradosso: la presenza nelle GPS di docenti già di ruolo. Secondo la normativa vigente, il superamento dell’anno di prova non comporta la cancellazione automatica dalle GPS, ma solo da alcune graduatorie come quelle di merito o ad esaurimento. Ne consegue che migliaia di docenti in ruolo, pur non avendo più diritto a ricevere nuovi incarichi da GPS, restano formalmente iscritti e vengono erroneamente contattati o nominati. L’unico modo per evitarlo è la cancellazione volontaria da parte degli stessi interessati o l’intervento manuale degli uffici. Si tratta di un’assurdità amministrativa che alimenta confusione e sottrae incarichi ai precari che attendono una chiamata.
Come se non bastasse, gli Uffici Scolastici Provinciali e le segreterie scolastiche sono caricati del peso di verifiche complesse e disomogenee. Ogni regione, ogni scuola, interpreta e applica regole diverse nella valutazione dei titoli, delle preferenze e dei punteggi. Una babele che genera disparità territoriali, ricorsi a catena, lungaggini burocratiche, spesso senza alcuna possibilità di rimedio. Il tanto decantato “snellimento delle procedure” si rivela, nei fatti, una farsa: centinaia di migliaia di istanze vengono esaminate senza personale sufficiente, con criteri non uniformi e senza una vera possibilità di verifica.
Il Partito Comunista Italiano denuncia con forza questa situazione. Ciò che dovrebbe garantire dignità, trasparenza e futuro a una generazione di insegnanti precari si è trasformato in una macchina kafkiana che umilia, esclude e seleziona arbitrariamente. Il sistema attuale delle GPS va riformato radicalmente: è necessario superare l’algoritmo monolitico, introdurre un meccanismo correttivo e trasparente, prevedere l’intervento umano in caso di errori palesi, cancellare automaticamente i docenti di ruolo dalle GPS, dotare gli Uffici Scolastici di risorse adeguate a svolgere controlli reali e, soprattutto, costruire un vero piano di stabilizzazione per il personale docente.
È in gioco non solo il futuro lavorativo di migliaia di insegnanti, ma la qualità stessa della scuola italiana. Senza una strategia concreta e strutturata, continueremo ad alimentare un sistema precario, ingiusto e inefficiente. E a pagarne il prezzo saranno gli insegnanti, gli studenti e l’intera collettività.
Dipartimento Istruzione PCI




