Consultori: cinquant’anni di storia pieni di futuro

Una bella storia quella dei consultori.

Una storia che inizia ben prima del 29 luglio 1975, quando i consultori vengono formalmente istituiti con la legge 405.

Una storia nata dalle donne e dalla loro capacità di mettere in discussione l’ordine costituito, rendendosi protagoniste di una svolta epocale.

È urgente oggi una riflessione su nuove prospettive politiche e investimenti sociali per un futuro in cui la salute sia un bene indiscutibile.

L’istituzione dei consultori è stata una novità assoluta in ambito sanitario sia per l’approccio multidisciplinare – sono presenti diverse figure professionali – sia per la prospettiva psicosociale in cui viene messa al centro la persona nella sua complessità e non solo come malata. Gli stessi principi ispireranno solo tre anni dopo la riforma del servizio sanitario nazionale e la legge Basaglia.

Le donne si impongono come soggetti, mettendo al centro delle loro riflessioni collettive il proprio corpo, la cui conoscenza diviene una fonte di potere che genera una rottura con la medicina tradizionale, vista come oppressiva, paternalista e patriarcale.

I collettivi femministi mettono in crisi l’apparato medico come forma di controllo sociale, condividendo esperienze e conoscenze tra loro e rendendo questa condivisione il punto di partenza dell’impegno politico necessario per riappropriarsi del proprio corpo e della propria sessualità. Nascono così i primi consultori autogestiti dalle donne e per le donne.

I rapporti tra questi gruppi e i consultori familiari istituiti dalla legge 405/75 sono complessi: da una parte i consultori autogestiti aprono la strada a un’autonoma consapevolezza delle donne, dall’altra la legge viene vista come un tentativo di disinnescare questa spinta rivoluzionaria.

È merito dei movimenti femministi sviluppatisi negli anni Settanta in Italia aver posto l’attenzione sul punto di vista di genere e della soggettività femminile collocate nel contesto della società civile.

Il consultorio familiare si colloca alla frontiera tra società civile e istituzione con l’obiettivo di occuparsi di prevenzione alla gravidanza, assistenza psico-sociale e assistenza maternità, tutela della salute della donna, assistenza ai giovani.

L’attività dei consultori prevede:

  • Prevenzione e cura in ambito ginecologico e ostetrico – con visite ginecologiche, assistenza alla sterilità e colloqui preconcezionali
  • Assistenza alla gravidanza, maternità e paternità/percorso nascita 
  • Interruzione volontaria di gravidanza
  • Prevenzione – Screening per la diagnosi precoce del tumore al collo dell’utero
  • Sessualità e contraccezione di emergenza
  • Consulenze psicologiche per il benessere psico-fisico relazionale.

Questi servizi riguardano tutti l’ambito della prevenzione e non quello della cura cercando di preservare la salute intervenendo prima che si sviluppino situazioni patologiche.

Negli anni Novanta la sanità pubblica si è progressivamente aziendalizzata. Le conseguenze di questo cambiamento sono state la mancanza strutturale di fondi, liste di attesa infinite e il peggioramento delle condizioni lavorative per operatrici e operatori sanitari. In sintesi una sostanziale riduzione del diritto alla salute.

Nella nuova ottica aziendalista è la paziente che si uniforma al servizio e non viceversa. La donna è oggi seguita da professionisti con competenze specifiche in un solo ambito. Viene così cancellata la visione complessiva che era alla base dell’organizzazione originaria dei consultori. La sanità oggi non produce più salute ma prestazioni. Questo contesto ha favorito la nascita dei consultori privati, dove la donna è vista solo come moglie e madre e dove la famiglia, e non la salute, è il valore da tutelare.

Diversamente da quanto avvenuto in altre regioni, in Emilia-Romagna l’esperienza dei consultori ha saputo rinnovarsi mantenendo la sua vocazione originaria. Un risultato ottenuto anche grazie alla forte presenza comunista sul nostro territorio. Abbiamo ottenuto molto ma non abbastanza. Rivendichiamo una nuova prospettiva, un futuro in cui la cura delle persone, e della salute delle donne, torni ad essere un valore politico. Siamo consapevoli che un cambiamento di questo tipo può venire a partire dai consultori, nati da questo stesso ideale.

A questo scopo come donne del Partito Comunista Italiano proponiamo:

  • finanziamenti adeguati a garantire un potenziamento del servizio sia nel numero delle strutture che nel numero dei professionisti assunti;
  • una formazione adeguata continua degli operatori;
  • percorsi che consentano l’accesso sicuro tecnologie farmacologiche, tecniche e diagnostiche innovative che possano migliorare la vita la salute delle donne;
  • un’indagine che metta a disposizione dei cittadini e professionisti dati statistici aggiornati necessari per strutturare un piano di miglioramento mirato.

ADoC federazione di Parma

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