Sabato 26 luglio una rappresentanza del Partito Comunista Italiano, composta da Cristina Cirillo (Presidente del Comitato Centrale) e Sandro Scardigli (del Dipartimento Esteri) hanno presenziato e portato il saluto del Partito alla celebrazione della “Giornata della Ribellione Nazionale”, che ogni anno la Repubblica di Cuba effettua in Patria e presso le sue sedi diplomatiche all’Estero.
I circa trecento partecipanti alla celebrazione indetta dall’Ambasciata cubana a Roma, rappresentativi di numerose organizzazioni politiche e associazioni di solidarietà, oltre che di movimenti e rappresentanze diplomatiche di altri Paesi, sono sfilate in un breve corteo da Piazza Santa Prisca a Via Licinia, fermandosi di fronte alla sede dell’Ambasciata.
Nel 1952 il colonnello Fulgencio Batista prese il potere con un colpo di Stato ed instaurò una feroce e corrotta dittatura foraggiata dagli Stati Uniti d’America. In quel momento storico sull’isola quasi la metà del territorio arabile era di proprietà di pochissimi e ricchissimi possidenti, ma anche delle multinazionali statunitensi; il tasso di alfabetizzazione non superava il 40%, i diplomati erano poco meno del 10% ed esisteva un enorme divario economico e sociale tra i pochi ricchi e i tanti poveri dell’isola. Cuba era diventata il luogo dove le mafie di mezzo mondo tenevano i loro dorati summit e riscuotevano le percentuali degli introiti dei locali casinò col beneplacito del dittatore e degli USA.
Fu proprio questo lo scenario che spinse Fidel Castro e i suoi seguaci ad intraprendere la lotta armata rivoluzionaria contro la dittatura filostatunitense di Batista.
La storia è nota: il 26 luglio 1953 un gruppo di giovani rivoluzionari, guidati da Fidel Castro, attaccava la caserma Moncada a Santiago di Cuba e la Caserma Carlos Manuel de Cespedes a Bayamo.
Fu l’inizio della lotta armata contro la dittatura sanguinaria di Fulgencio Batista. Da quel giorno la figura di Fidel Castro divenne sempre più popolare, accresciuta anche dalla memorabile autodifesa nel processo ai “moncadisti” e conosciuta come “La storia mi assolverà”.
Nel 1956 il “Granma” salpò dalle coste messicane con a bordo Fidel, Ernesto “Che” Guevara e una ottantina di guerriglieri, che entrarono trionfalmente all’Avana l’8 gennaio 1959 alla testa dell’Esercito Ribelle, dopo la fuga del dittatore su un aereo, il 1° gennaio 1959.
Negli anni ’60 l’impatto della Rivoluzione cubana, del suo socialismo in costruzione e del suo internazionalismo, simboleggiato dalla figura del “Che”, fu enorme in tutto il mondo e anche in Italia.
Le nuove generazioni di comunisti, soprattutto dopo il crollo dell’URSS e del campo socialista, hanno capito veramente il valore politico dell’esperienza socialista cubana, che ha continuato a resistere a 90 miglia dagli USA, nonostante il 1989 dell’Est Europa.
Le cubane e i cubani stanno difendendo la loro Patria così come fecero durante il tentativo di invasione alla Baia dei Porci sessant’anni fa e nei decenni seguenti costellati di provocazioni, attentati terroristici, attacchi all’indipendenza e alla sovranità di Cuba, e dal persistere di un blocco economico che è un assedio in piena regola e si propone di strangolare un Paese pacifico. Al blocco “tradizionale” si sono aggiunti negli ultimi anni il crollo del turismo provocato dal COVID e l’introduzione di Cuba, da parte degli USA, nella lista dei Paesi “sostenitori del terrorismo”. La presenza in questa lista implica fra l’altro notevoli ostacoli frapposti dalle banche alle transazioni economiche internazionali del Paese caraibico, con conseguente aumento delle difficoltà a procurarsi prodotti necessari in diversi aspetti della vita del Paese, anche in campo sanitario.
La grande partecipazione di popolo alle manifestazioni in appoggio al governo e di fedeltà alla Rivoluzione, dimostrano che Cuba non si arrende e che i suoi cittadini restano consapevoli della necessità di stringersi attorno al Governo Rivoluzionario e al Partito per superare le difficoltà, la crisi economica e gli effetti del boicottaggio da parte dell’imperialismo.
Il PCI è a fianco del popolo, del PC di Cuba e del Governo cubano, ai quali esprime fratellanza e solidarietà senza “se” e senza “ma”. Il PCI si impegna a diffondere le informazioni e la verità che, con ogni probabilità, continueranno a venire manipolate dalla “grande informazione” italiana e occidentale la quale, come sempre avviene in questi casi, partecipa all’accerchiamento mediatico di Cuba nascondendo la verità.
Il PCI chiede a tutte le forze politiche e sociali che hanno a cuore la sovranità e la libertà dei popoli di appoggiare concretamente la lotta che Cuba sta portando avanti da decenni contro il “bloqueo”.
Chiediamo che venga cancellato il blocco imposto dagli Stati Uniti, in conformità con quanto deliberato regolarmente e ripetutamente ormai da molti anni dall’Assemblea Generale dell’ONU con voto quasi unanime e che il nome onorato di Cuba venga rimosso dalla lista dei Paesi “sostenitori del terrorismo”.
Cuba è un Paese che si dimostra sempre solidale con tutti i popoli del mondo. Noi italiani lo sappiamo bene, visto il soccorso prestato dal personale medico dell’Isola in Lombardia e Piemonte durante la pandemia e da qualche anno alla disastrata Sanità “pubblica” calabrese. Il tutto senza chiedere niente in cambio.
Una nazione solidale e pacifica come Cuba viene considerata una dittatura mentre Israele (che sta commettendo un vero e proprio genocidio del popolo palestinese), l’unica democrazia del Medio Oriente. Per non parlare di USA, NATO, Unione Europea che promuovono guerre, invadono paesi sovrani, bombardano popolazioni civili, le strangolano con sanzioni e blocchi economici, nel nome della “libertà” e della “democrazia”, rischiando di portarci alla Terza Guerra Mondiale.
Dipartimento Esteri




