Nei giorni scorsi, alla Festa dell’Unità di Sarzana, si è finalmente svolta un’iniziativa pubblica del Partito Democratico a sostegno del popolo palestinese. Presenti rappresentanti nazionali come l’On. Arturo Scotto, si è assistito a parole di solidarietà, denunce del genocidio in corso a Gaza e buoni propositi per una pace giusta. Un momento importante, ma tardivo, a quasi due anni dall’inizio dell’aggressione israeliana che ha causato decine di migliaia di vittime civili, tra cui migliaia di bambini.
Ma proprio questa tardività, unita all’assenza di coerenza nei comportamenti del partito a livello nazionale ed europeo, solleva una questione fondamentale: quale linea politica rappresenta davvero il Partito Democratico? Quella dei palchi locali, fatta di empatia e condanna del massacro, o quella degli scranni europei, dove si evita sistematicamente qualsiasi presa di posizione netta verso Israele, perfino in presenza di crimini documentati e sistematici?
La domanda è tanto più legittima quando si guarda al ruolo di Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Europeo in quota PD, che ha assunto posizioni allineate alle diplomazie occidentali più filo-israeliane, partecipando a incontri con ministri del governo israeliano che si vantano apertamente della distruzione di Gaza. È la stessa esponente che ha votato contro risoluzioni volte a chiedere l’embargo delle armi a Israele, e che non ha mai chiesto l’applicazione delle sanzioni che il Parlamento UE ha invece facilmente approvato contro altri paesi in conflitto (come la Russia, ad esempio).
Quella della Picierno non è una posizione isolata. È parte di una ambiguità sistemica che attraversa il PD su tutte le grandi questioni internazionali: Ucraina, Palestina, rapporti con la NATO e militarizzazione dell’Europa. Un partito che si professa progressista, ma che si ritrova troppo spesso a sostenere politiche di guerra, riarmo, e relazioni diplomatiche che legittimano governi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani.
Ed è qui che la contraddizione esplode: è credibile un partito che a Sarzana organizza dibattiti pro Palestina e poi a Bruxelles si astiene su tutto ciò che potrebbe realmente avere un impatto concreto sulla situazione? Sanzioni, pressioni diplomatiche, sospensione degli accordi con Israele: tutte queste misure restano tabù per un partito che, quando si trova nelle sedi di potere, appare più preoccupato di non dispiacere ai suoi alleati atlantici che di difendere i diritti dei popoli oppressi.
Se davvero la posizione espressa a Sarzana rappresentasse la linea del partito, allora sarebbe doveroso chiedere coerenza: la Picierno non può continuare a rappresentare il PD a livello europeo mentre difende o legittima, anche indirettamente, i crimini del governo israeliano. La sua permanenza in un ruolo così rilevante è un segnale politico, e ogni segnale ha un valore: se non è sfiduciata, se non viene nemmeno criticata, allora vuol dire che rappresenta esattamente la posizione del PD.
La verità è che il Partito Democratico vuole parlare a due pubblici diversi: da un lato quello interno, dove l’elettorato progressista chiede giustizia, diritti e pace; dall’altro quello internazionale, dove si gioca il ruolo di interlocutore affidabile dei grandi blocchi di potere. Ma questa doppia verità prima o poi si paga, in termini di credibilità e consenso.
I tempi richiedono chiarezza, non ambiguità. Non basta più commuoversi sul palco delle feste di partito mentre, altrove, si partecipa all’indifferenza organizzata di chi assiste a un genocidio senza muovere un dito.
Renato Toscano
Segreteria regionale PCI Liguria




