Scrive Carlo Soricelli, curatore dell’Osservatorio nazionale morti sul lavoro: “Dati aggiornati al 31 luglio 2025: dall’inizio dell’anno sono morti 873 lavoratori, di cui 621 sui luoghi di lavoro (esclusi gli incidenti in itinere)”.
Sono dati agghiaccianti che evidenziano una situazione drammatica, sottovalutata e nascosta nell’indifferenza generale.
Nei primi sette mesi dell’anno si registrano, quindi, i dati peggiori nei 18 anni di esistenza dell’Osservatorio. Nel solo mese di luglio sono state 105 le persone che hanno perso la vita per infortunio nei luoghi di lavoro. Nei primi 7 mesi del 2024 sono stati 620 (1.055 a fine anno), nel 2023 furono 543 (985 nell’anno) e 479 nel 2022 (757 nell’intero anno).
Questi dati dimostrano l’assoluta inefficienza e inefficacia delle misure adottate dal governo. Si sono seguite politiche che non solo non hanno risolto, ma hanno aggravato la situazione ormai endemica della mancanza di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Basta pensare che, come scrive Soricelli, gli “Appalti a cascata, la legge voluta dal ministro Salvini entrata in vigore nel giugno 2023, ha provocato un aumento del 15% dei decessi, soprattutto in edilizia e appalti pubblici”.
La “patente a crediti” nei cantieri, diventata obbligatoria dal 1° ottobre 2024, uno strumento che, secondo la propaganda del governo, avrebbe dovuto garantire maggiore sicurezza sul lavoro si è dimostrata assolutamente inutile se non dannosa.
I numeri stanno a dimostrare il fallimento di un sistema incapace (per inadeguatezza, indifferenza o volontà) di affrontare la questione del lavoro in maniera decisa.
Siamo il paese dove i salari calano, la precarietà e la povertà di chi lavora continua ad aumentare, il numero dei morti nei luoghi di lavoro raggiunge cifre paragonabili a una guerra, non esiste un serio piano di sviluppo industriale, lo Stato ha abdicato al proprio ruolo di produttore e controllore che la Costituzione gli assegna, qualsiasi servizio e ogni attività strategica vengono privatizzate. Tutto è lasciato al caso o alle decisioni di quelle corporazioni private che, ormai, controllano il mondo occidentale. È necessario riprendere in mano le redini del progresso che deve essere una ricchezza collettiva e non di una esigua oligarchia minoritaria ed elitaria.




