Un’altra nave, un altro carico di morte. Ora Basta!

Anche il Partito Comunista Italiano ha partecipato al presidio organizzato questa mattina dai lavoratori del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali di Genova per denunciare la presenza dell’ennesima nave carica di armi.

Nei giorni scorsi i compagni portuali saliti a bordo della nave saudita Bahri Yambu, attraccata al terminal GMT e diretta ad Abu Dhabi, hanno trovato le stive cariche d’ogni sorta di armamento.

I lavoratori hanno scattato diverse fotografie per denunciare il fatto, ma sono stati raggiunti dalla sicurezza interna che ha tentato invano di far cancellare immagini e filmati: una chiara testimonianza del crescente clima di tensione e intimidazione che si sta vivendo sulle banchine genovesi.

Il transito nei nostri porti di navi cariche di armamenti è in continuo aumento. Si tratta non soltanto di scali tecnici per il rifornimento, ma anche di attracchi durante i quali vengono caricate a bordo altre armi: è il caso della Bahri Yambu, che avrebbe dovuto caricare un cannone prodotto a La Spezia dalla Oto Melara.

Questo, è bene ricordarlo, rappresenterebbe una violazione della legge 185/1990 che vieta l’esportazione di armi verso paesi in stato di conflitto. Una legge che il governo Meloni sta progressivamente smantellando.

Al presidio di questa mattina, tenutosi presso il Varco Etiopia, hanno presenziato i compagni della Federazione PCI Genova con il segretario provinciale Antonio Li Puma, insieme ad Antonella Marras, già candidata sindaca alle ultime elezioni comunali per la lista Sinistra Alternativa.

Un ulteriore attestato di solidarietà nei confronti dei lavoratori portuali genovesi che con grande determinazione stanno portando avanti la lotta contro i traffici di morte, rifiutandosi di svolgere qualsiasi attività lavorativa sulle navi incriminate.

Occorre un costante impegno di tutte le forze sociali e democratiche, delle lavoratrici e dei lavoratori, in nome della solidarietà internazionalista e della pace fra i popoli. Rinnoviamo l’appello alle istituzioni locali a prendere finalmente posizione contro questi traffici: il silenzio è complice!

Ognuno di noi deve fare la propria parte: i compagni portuali non devono essere lasciati soli!

Il Partito Comunista italiano, che ha recentemente aderito al coordinamento Disarmiamoli, continuerà ad appoggiare ogni iniziativa contro la guerra e la militarizzazione del porto di Genova, affinché la nostra città non diventi un corridoio per gli armamenti destinati alle aree teatro di conflitti.

PARTITO COMUNISTA ITALIANO
Federazione di Genova

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