Il mattino del 12 agosto 1944 si compie la strage di S. Anna di Stazzema per mano di tre battaglioni delle SS con l’aiuto fondamentale dei fascisti versiliesi che li guidarono fra le montagne partecipando al massacro.
Quando i nazisti giunsero a Sant’Anna accompagnati da fascisti collaborazionisti gli uomini del paese si rifugiarono nei boschi per non essere deportati mentre donne, vecchi e bambini, sicuri che nulla sarebbe capitato loro, in quanto civili inermi, restarono nelle loro case.
In poco più di tre ore vennero massacrati 560 civili, in gran parte bambini, donne e anziani. I nazisti li rastrellarono, li chiusero nelle stalle o nelle cucine delle case, li uccisero con colpi di mitra e bombe a mano. La vittima più giovane, Anna Pardini, aveva solo 20 giorni. Sebbene fosse viva era gravemente ferita. A trovare la piccola fu una sorella che, miracolosamente superstite, la rinvenne tra le braccia della madre ormai morta. Morì pochi giorni dopo nell’ospedale di Valdicastello.
Infine fu il fuoco a distruggere e cancellare tutto. Non si trattò di rappresaglia; si trattò di un atto terroristico, di un’azione premeditata e curata in ogni minimo dettaglio come è emerso dalle indagini della Procura Militare della Spezia.
L’obiettivo era quello di distruggere il paese e sterminare la popolazione per rompere ogni collegamento fra le popolazioni civili e le formazioni partigiane presenti nella zona.
Un crimine contro l’umanità.
Eppure, ancora oggi, ci sono dei cani bastardi che infangano il nome di quella strage cercando attenuanti a quel crimine odioso e imperdonabile per il quale non esistono parole possibili per descriverne l’orrore.
Il PCI non dimentica.




