Il lungo sonno

Il 30 agosto 1965, 88 lavoratori dei quali 56 italiani che stavano costruendo la diga del Mattmark in Svizzera morirono sepolti da una valanga di 2 milioni di metri cubi di ghiaccio che investì il cantiere.

Nel 60° anniversario di quella terribile tragedia, il presidente Sergio Mattarella ha inviato una lettera a Domenico Mesiano, Presidente del Comitato “Mattmark 2025” e dell’Associazione Italia Valais affermando che “la dignità umana passa attraverso la tutela dei lavoratori e della sicurezza nei luoghi di lavoro, troppo spesso trascurate da logiche di mero profitto”. Parole certamente condivisibili ma che, se non vengono seguite da fatti concreti, restano le solite parole di circostanza che vengono pronunciate quasi per dovere.

Il 30 agosto 2023 a Brandizzo (Torino) morirono cinque operai dopo essere stati travolti da un treno in transito mentre lavoravano sulla linea ferroviaria. Cinque persone vittime della mancanza di sicurezza, dalla proliferazione di appalti e subappalti, da un lavoro sempre più povero che deve essere eseguito in fretta perché bisogna guadagnare e, per guadagnare sempre di più, è necessario “correre”. Passare sopra alla mancanza di protezioni che dovrebbero essere garantite anche da una tecnologia sempre più avanzata e non da avvisi verbali del tipo “se dico treno spostatevi”.

Anche due anni fa ci furono una serie di dichiarazioni che promettevano di tutto. Il “non deve accadere mai più” fu sulla bocca di politicanti di ogni risma e poi? Poi niente. Nei cantieri, nelle strade, nelle campagne, nelle fabbriche sono aumentati in maniera vertiginosa gli “omicidi sul lavoro”. Le promesse sono rimaste tali, frasi tanto roboanti quanto fumose e inutili. La “patente a crediti” venduta dai governanti come il toccasana ha avuto un impatto pari a zero se non negativo. Il codice appalti, decreto legge del 2023, ha liberalizzato i subappalti a cascata. La precarietà è la caratteristica normale di qualsiasi tipo di lavoro. Le visite ispettive per la sicurezza possono avvenire solo dopo aver avvisato i datori di lavoro. Si potrebbe continuare all’infinito elencando i provvedimenti (e la mancanza di nuove normative) che azzerano le garanzie di sicurezza nei luoghi di lavoro.

E che dire dell’uso della tecnologia e dell’intelligenza artificiale che oggi producono profitto per grandi corporazioni private e che dovrebbero essere indirizzate, invece, per la crescita del benessere della collettività? Su questo governo e istituzioni tacciono e acconsentono prostrandosi di fronte allo strapotere delle corporazioni private.

Così, dopo le “ultime dichiarazioni famose” si ritorna nella normalità del sistema e tutti ricadiamo nel lungo sonno che ci avvolge da ormai troppo tempo. E se provassimo almeno una volta a pensare che quel sistema che ci viene imposto non sia l’unico possibile? Forse potremo trovare le soluzioni per quel cambiamento che non è solo utile ma necessario.

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