Questi giorni alla Festa do Avante sono stati molto importanti per il nostro partito. Oltre alla presenza continuativa allo stand dei bravissimi compagni delle Marche, che col loro impegno hanno onorato la memoria del compagno Paolo Tomassoni recentemente scomparso e anima nell’organizzazione dello stand nello spazio internazionale e della cucina, noi continuiamo a mantenere una ottima interlocuzione coi padroni di casa del Partito Comunista Portoghese e una proiezione ai rapporti bilaterali con molti partiti europei e internazionali.
Per la sinistra italiana è un momento storico difficile e spesso non è facile andare a motivare all’estero la sussistenza di situazioni di divisione nel campo della sinistra di classe, soprattutto di fronte a una realtà, come quella dei comunisti portoghesi, che mantiene, nonostante l’ondata elettorale di destra, una ragguardevole organizzazione fatta di migliaia di militanti, e di volontari, che insieme con un senso di collettività che in Italia pare ad oggi smarrito o appannato, reggono gli urti delle dinamiche sociali capitalistiche e tengono vivo questo capolavoro organizzativo e di presidio sociale, territoriale, culturale che è la Festa do Avante.
3 km quadrati, 3 giorni intensivi di spazi di confronto, dibattito, cultura, musica, cucina da tutte le regioni del Portogallo e dal mondo, che in questa fase storica hanno difficili paragoni in Italia, se non nel passato delle grandi feste dell’Unità del PCI storico.
Col Partito Comunista Portoghese condividiamo un approccio pragmatico, per cultura profonda, alle interlocuzioni a più livelli con gli altri partiti ma anche con il mondo sindacale e la società civile, ne comprendiamo il valore dell’autonomia organizzativa dai partiti ed è proprio per questo che, tratto che accomuna PCI e PCP, non rinunciamo alla nostra di autonomia, nel rispetto della costruzione di fronti comuni, sia nei rispettivi paesi che a livello europeo, basati sui temi sostanziali che interessano i lavoratori, le lavoratrici e i nostri popoli: la difesa delle nostre costituzioni repubblicane antifasciste, dello stato sociale con la scuola, l’università e la sanità pubblica, dei lavoratori che devono poter anzitutto lavorare e farlo dignitosamente, con diritto alla sicurezza sia fisica che psicologica, con uno stipendio adeguato al costo della vita e degno di essere utile a mantenere se stessi e le loro famiglie, la difesa delle libertà civili, della parità e del rispetto tra donne e uomini, e del rispetto di ogni persona umana che vive le proprie dimensioni di espressività, di affetto e di relazione.
Riteniamo come PCI, concetto che diverse volte abbiamo espresso, che in questa fase moderna il sistema capitalista in Europa occidentale anziché basarsi solo, per adesso, su impostazioni autoritarie dal vertice dei poteri pubblici, tende a enfatizzare finte libertà dove l’individualismo, il nichilismo e un personalismo poco avveduto prendono il sopravvento e dividono la società in odi fittizi, di modo da evitare ad ogni costo l’unità popolare; con lucida autocritica abbiamo più volte espresso che queste tendenze in Italia hanno raggiunto, in passato anche all’interno dei vertici stessi, le nostre organizzazioni, e anche da questo dato occorre ripartire per poter riportare quel senso di essere partito e entità collettiva, percepito credibile dalla popolazione e dalla gente comune, che già ha poca se non nessuna fiducia nel sistema politico, evitando così di dare campo libero alla destra.
Per questo non amiamo parlare in questa fase, soprattutto dinanzi a realtà estere che sono esempio di organizzazione e di disciplinato dibattito interno, delle discussioni su quali alleanze fare per avere qualche eletto in più oppure no.
La nostra posizione è chiara: sono i contenuti, soprattutto oggi la lotta per la pace e contro il riarmo europeo, basata su convinzioni di lungo periodo e non di opportunità occasionale, a determinare le interlocuzioni e quindi in ultima istanza, dopo processi che richiedono il loro tempo, la qualità e il perimetro delle interlocuzioni e delle alleanze politiche, che possono anche variare in base alle questioni affrontate.

Con questo spirito, e così con questo approccio nei rapporti bilaterali con gli altri partiti comunisti e di trasformazione sociale sia europei che mondiali, ci poniamo, cercando di ricostruire una credibilità che per quanto concerne le rappresentanze italiane delle forze comuniste e della sinistra di classe, secondo noi si è appannata negli anni, in quanto riflette gli ormai 17 anni di declino sociale e politico che abbiamo vissuto nel Paese.
In questo confidiamo che i comunisti portoghesi, così come le altre forze comuniste in Italia, in Europa e nel mondo, comprendano che saremo sempre un punto di appoggio affidabile e costruttivo per i fronti comuni sui temi concreti, in questa fase storica soprattutto sulla pace e sul disarmo, necessari a scardinare i brutali colpi di un imperialismo statunitense in declino.
Luca A. Rodilosso – Responsabile Europa PCI




