È iniziato l’anno scolastico e il Ministro Valditara non ci ha risparmiato nemmeno quest’anno le sue esternazioni. Come sempre non ha dato risposte ai problemi della scuola. Intanto ha eluso le conseguenze del colossale aumento delle spese per il riarmo a cui si sono impegnati con Bruxelles e la Nato, come pure dell’obbligo di rispettare i vincoli di bilancio della UE per la spesa sociale, fattori che prefigurano nuovi tagli all’istruzione pubblica.
I soldi per il rinnovo del Contratto dei lavoratori della Scuola non si sono ancora trovati, il Ministro promette risorse aggiuntive (240 milioni) nella prossima legge di bilancio; ammesso che avverrà, si tratta di spiccioli in busta paga. Così in Italia il comparto Istruzione e ricerca si conferma per avere gli stipendi più bassi, sia in rapporto agli altri Paesi europei che agli altri settori del lavoro pubblico (Dati OCSE e Corte dei Conti).
Intanto al Meeting di Rimini il Ministro ha annunciato per le scuole private “risorse significative”, nella forma dei “buoni scuola” o in altra, che andrebbero ad aggiungersi ai 750 milioni di euro già stanziati per l’anno scolastico 2024-25. In barba alla Costituzione per cui le scuole private ci possono essere, ma “senza oneri per lo Stato”.
Così l’annuncio di una “stretta” ai “diplomifici” pare una enunciazione retorica. Alle scuole private che consentono facili diplomi si sta aggiungendo la proliferazione di Università private e telematiche, autorizzate dal Ministero, che consentono lauree senza troppi sforzi (vedi la condanna del Tribunale di Firenze nei confronti dei vertici della Link University). Queste Università negli ultimi dieci anni hanno avuto un aumento esplosivo di iscritti: da 60.000 a 275.000. E questa sarebbe la Scuola e l’Università del tanto sbandierato “merito”?
I dati sul precariato tra i lavoratori della scuola sono sempre più allarmanti, frutto della gestione emergenziale dell’istruzione pubblica da parte di questo governo e dei precedenti. Nonostante le nuove immissioni in ruolo che il Ministro presenta come un vanto, anche quest’anno si prevedono 250.000 precari. Questo sistema fallimentare è alimentato dal disallineamento tra i posti vacanti e le assunzioni a tempo indeterminato autorizzate (quest’anno 48.000 su un fabbisogno di 90.000) e dal sistematico ricorso ai cosiddetti “posti in deroga” (per il sostegno, ad esempio, ma non solo) che vengono autorizzati di anno in anno e quindi ricoperti con contratti a termine.
Non poteva mancare anche quest’anno l’ennesimo annuncio sul divieto degli smartphone a scuola. Un annuncio specioso che ha l’unico scopo di mettere in cattiva luce gli insegnanti. Il ministro sa bene, o almeno dovrebbe sapere, che i Regolamenti di Istituto vietano già l’uso dello smartphone a scuola, salvo per finalità didattiche organizzate dagli stessi docenti.
Una delle tante interferenze autoritarie alla libertà di insegnamento e alle prerogative degli Organi Collegiali delle scuole, che come PCI abbiamo già denunciato, riguarda le Nuove Indicazioni per il Curricolo e il “consenso informato” alle attività di Educazione alla sessualità e all’affettività organizzate dalle scuole.
Le nuove Indicazioni nazionali per il Curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, nella versione definitiva pubblicata il 7 luglio scorso, nonostante l’eliminazione di alcune parti fra le più contestate dal mondo della scuola e dalle Associazioni professionali, conferma sostanzialmente l’impianto reazionario e classista. La storia è ristretta nei confini nazionali e dell’Occidente imperiale; il principio di “personalizzazione” di morattiana memoria pervade il testo relativo alle strategie didattiche, inteso non come inclusivo ma rivolto con la diversificazione individuale degli obiettivi di apprendimento a sostenere “i talenti”, dimenticando anche qui il dovere costituzionale di agire per rimuovere gli ostacoli prodotti dalle disuguaglianze sociali; e non viene mai citato il principio pedagogico complementare della “individualizzazione” rivolta a garantire a tutti gli allievi il raggiungimento delle competenze di base necessarie all’esercizio della cittadinanza.
Da qualche settimana è ripresa alla Camera la discussione sul Disegno di Legge (DdL) del governo che riguarda il consenso informato delle famiglie per le attività di educazione sessuale e affettiva nelle scuole, su cui come Dipartimento Istruzione del PCI siamo già intervenuti: https://www.ilpartitocomunistaitaliano.it/2025/06/20/educazione-sessuale-e-affettiva-nelle-scuole-governo-sotto-pressione-oscurantista/.
Nella richiesta di consenso ai genitori non basta che le Scuole descrivano le attività in programma, ma dovranno anche dichiarare preventivamente i materiali che verranno utilizzati dai docenti. In sostanza si rivela il proposito di accentuare l’aspetto burocratico e scoraggiare iniziative in questo campo, mostrando idiosincrasia per la libertà di insegnamento e le prerogative degli Organi collegiali della scuola. Dimenticando il dovere delle Istituzioni di operare attivamente per prevenire la violenza e alleviare la sofferenza di adolescenti e giovani su cui pesano stereotipi e discriminazioni legati al genere e all’orientamento sessuale.
Contro le politiche di questo Governo la scuola è chiamata a mobilitarsi. Costruiamo insieme, dai territori, iniziative di lotta, a partire dalla giornata di mobilitazione del 18 Ottobre contro le Nuove Indicazioni Nazionali.
Dipartimento Istruzione PCI




