Giornata Nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella dichiara che “La sicurezza sul lavoro è un diritto inalienabile, un investimento sul valore dell’essere umano, sul significato profondo del lavoro e sulla qualità della vita”.

Le solite frasi di circostanza utili solo a lavarsi la coscienza. Frasi che non portano a niente, che non risolvono nulla. I morti sul lavoro (e gli infortuni invalidanti, le mutilazioni, le malattie professionali) continuano ad esserci in maniera impressionante, diventano la “normalità”. Se primi 9 mesi di quest’anno sono morti 762 persone per infortunio nei luoghi di lavoro e oltre 1.100 se si considerano i decessi in itinere, vuol dire che il lavoro è diventato sempre di più sfruttamento. Questa è la realtà dei fatti.

E, allora, ci si dovrebbe chiedere come hanno agito quelli che hanno il potere di agire. Cosa hanno fatto per contenere la strage che cresce di anno in anno? Quali leggi, quali norme, hanno decretato? Quali hanno attuato? E, al di là, delle frasi pronunciate nelle “cerimonie ufficiali”, si ritiene che avere promulgato leggi come quella che liberalizza appalti e subappalti a cascata abbia diminuito o aumentato gli infortuni e le morti sul lavoro? E che la patente a crediti per le imprese che operano nei cantieri abbia portato qualche beneficio? Le risposte, da parte di chi detiene il “potere” non ci sono, non possono esistere. Il motivo è semplice, si dovrebbe mettere in discussione il sistema, tutto il sistema a partire dalle radici. E si dovrebbe agire per cambiarlo, questo sistema spaventoso per il quale i valori principali, gli unici ammissibili, sono il profitto e la ricchezza individuale.

I proclami di circostanza li lasciamo a chi li pronuncia. Non fanno bene né male, sono inutili. Resta a noi l’impegno di lottare per riconquistare il diritto a lavorare meglio, meno, giustamente retribuiti e in massima sicurezza.

Dipartimento Lavoro

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