Partito Comunista Italiano
Nobel a Machado e attacco al Venezuela
Il Partito Comunista Italiano denuncia l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace a Corina Machado come parte di una strategia imperialista degli Stati Uniti per destabilizzare il Venezuela e rovesciare la Rivoluzione Bolivariana. Dietro la retorica dei diritti umani, si nasconde un progetto di guerra e restaurazione neoliberista contro il governo di Nicolás Maduro e il popolo venezuelano.

Al largo delle coste del Venezuela stazionano da settimane navi da guerra statunitensi con il pretesto della lotta al narcotraffico, nel quale il Paese sudamericano non è coinvolto. Ma l’Amministrazione Trump cerca il “casus belli” e l’assegnazione del Nobel per la Pace alla principale sostenitrice dello sbarco dei Marines per rovesciare la Rivoluzione Bolivariana è nei fatti un pezzo del piano: rovesciare Maduro e viva la Premio Nobel Corina Machado “for President”, con tanto di bandierine colorate e zuccherosi discorsi su diritti umani e democrazia. Tanto per essere chiara la neo premiata ha dedicato subito a Donald Trump il riconoscimento ricevuto.
Ma i diritti umani e la democrazia il popolo del Venezuela se li è conquistati a partire dalla vittoria elettorale di Hugo Chavez nel 1998 e dalla nuova Costituzione del 2000, che hanno fatto tabula rasa del precedente regime liberale, che vedeva due partiti simili fra loro alternarsi al governo, entrambi con politiche neoliberiste e agli ordini dell’imperialismo USA.
Le elettrici e gli elettori della Repubblica Bolivariana del Venezuela, negli ultimi ventisei anni, sono stati chiamati ad esprimersi innumerevoli volte. Il 25 maggio c’è stata l’elezione più recente, quella della nuova Assemblea Nazionale, dei consigli legislativi e dei governatori dei 24 stati federati del Paese.
Il Grande Polo Patriottico, guidato dal Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), ha ottenuto l’82,6% dei voti validi nell’elezione del nuovo parlamento e tutti i governatori meno uno nelle Elezioni regionali.
Ha votato il 42,6% (più o meno come in molte Elezioni amministrative italiane e di altri Paesi UE) in un Paese dove il massimo di affluenza raggiunta in Elezioni precedenti è stato del 59%.
Gran parte della cosiddetta opposizione, con alla testa Maria Corina Machado, fautrice del terrorismo e dell’intervento militare USA e perfino di Israele in Venezuela, non ha partecipato alle Elezioni, preferendo rivendicare il livello di astensionismo piuttosto che confrontarsi nelle urne, nella consapevolezza che sarebbe stata sconfitta come nelle Presidenziali del 2024.
La Premio Nobel per la “Pace” ha sostenuto, nelle suddette Elezioni Presidenziali, il candidato dell’estrema destra Edmundo Gonzalez Urrutia, che è stato il secondo nell’ambasciata del Venezuela in El Salvador, insieme all’ambasciatore Leopoldo Castillo (noto come “El Mata Curas”, cioè ammazza preti).
Questo è successo tra il 1979-1985, come parte del piano “Condor”, progetto contro-insurrezionale che il repubblicano Ronald Reagan ha spinto anche contro il popolo salvadoregno per impedire alle forze rivoluzionarie del FMLN di avanzare.
La missione dell’ambasciatore Castillo e di Edmundo Gonzalez è stata quella di essere due agenti di morte. Nei documenti declassificati della CIA, nel febbraio 2009, Castillo è apparso menzionato come corresponsabile dei servizi di intelligence che hanno coordinato, finanziato e dato l’ordine per l’esecuzione dell’operazione “Centauro”, che consisteva in una serie di azioni violente dell’esercito salvadoregno e degli “squadroni della morte” per eliminare fisicamente le comunità religiose riunite intorno alla Teologia della Liberazione, che cercavano una soluzione pacifica e negoziata della guerra civile.
Negli anni in cui l’ambasciata era responsabilità di Castillo e Gonzalez, l’esercito e gli squadroni della morte hanno lasciato un saldo di 13.194 civili uccisi, tra cui San Oscar Arnulfo Romero, quattro suore Maryknoll, e i sacerdoti Rafael Palacios, Alirio Macias, Francisco Cosimo, Jesus Cáceres e Manuel Reyes. E anche se non era più nella funzione diplomatica, era ancora un consigliere per le strutture di intelligence (Pentagonito) quando i sei gesuiti e le due lavoratrici furono uccisi il 16 novembre 1989.
I crimini sostenuti dalla gestione di Leopoldo Castillo e dei suoi collaboratori come Edmundo Gonzalez sono considerati “crimini contro l’umanità” e sono quindi imprescrivibili.
L’opposizione venezuelana ha sempre gridato alla frode tranne le uniche due volte in cui ha vinto (in un’elezione parlamentare e nel referendum che proponeva la trasformazione del Venezuela in Repubblica Bolivariana Socialista).
Il sistema elettronico di voto utilizzato è considerato a livello internazionale impermeabile a ogni tentativo di frode.
Un intervento militare o addirittura un’invasione USA sono possibili e un falso incidente fra le forze navali statunitensi e quelle bolivariane del Venezuela potrebbero far scattare un attacco combinato militari USA – opposizione di destra interna contro il legittimo Presidente Nicolas Maduro, allo scopo di farla finita con la Rivoluzione Bolivariana e riportare così il Venezuela a far parte del “cortile di casa” dello Zio Sam.
Il Venezuela possiede la principale riserva petrolifera mondiale. Corina Machado si è pronunciata per la privatizzazione dell’industria petrolifera.
La politica estera del governo bolivariano, che ha chiesto l’ingresso nei BRICS (purtroppo per ora negato a causa dell’opposizione del Brasile), è un tassello importantissimo della partita mondiale, guidata dalla Cina Popolare, per la creazione di un nuovo equilibrio multipolare, che ponga fine alla supremazia imperiale degli USA e democratizzi i rapporti fra le nazioni ed i popoli, condizione fondamentale di una pace mondiale che può essere fondata soltanto sulla giustizia. Rovesciando la Rivoluzione Bolivariana questo processo subirebbe un duro colpo.
La difesa del processo rivoluzionario bolivariano deve essere un punto fermo per tutti i partiti, movimenti e organizzazioni popolari che lottano in tutti i paesi del mondo contro l’imperialismo e per il socialismo.
PCI – Dipartimento Esteri



