Elezioni regionali: importante nostro rafforzamento, ma astensionismo drammatico

La vittoria della coalizione di centrodestra guidata da Francesco Acquaroli di Fratelli d’Italia, sancisce la continuità di un percorso politico caratterizzato da salari da fame, crescita del precariato, aumento delle sacche di povertà, barriere economiche, smantellamento della sanità pubblica, privatizzazione dei servizi e declino culturale. Un percorso, già avviato dalle amministrazioni Spacca e Ceriscioli, incline a favorire un’ulteriore deriva reazionaria che colpisce frontalmente la Legge 194, i diritti delle donne e delle soggettività lgbt, le comunità migranti, il valore dell’antifascismo, gli spazi democratici e la manifestazione del dissenso.

Si tratta di una deriva di cui è spia quel crescente tasso di astensionismo che le classi politiche tradizionali seguitano ad ignorare. Una deriva, di cui ha poco senso contrastare gli effetti ripromuovendone le cause. È quello che ha tentato di fare la coalizione a guida PD: sconfiggere elettoralmente le destre senza neppure domandarsi quale sia il terreno su cui queste tendenzialmente proliferano. Si avvertiva forse l’intento politico di creare una discontinuità con l’amministrazione Acquaroli, ma non quello di creare una discontinuità con quelle amministrazioni precedenti che della destra di Acquaroli hanno costituito il trampolino di lancio. In termini più semplici, la coalizione a guida Ricci non è riuscita a convincere gli elettori che stava proponendo una radicale inversione di rotta nel modo di gestire la cosa pubblica anziché la sostituzione del nuovo declino con il declino precedente.

Quale credibilità poteva avere d’altro canto chi ha votato al Parlamento Europeo un piano di riarmo da 800 miliardi da sottrarre a sanità, istruzione e servizi pubblici per rimpolpare i capitali delle industrie belliche israeliane e statunitensi?

Di fronte a questo scenario il PCI ha deciso di correre da solo per mantenere aperte possibilità alternative ed evitare la chiusura del quadro elettorale su un bipolarismo monocromatico come quello americano. Una scelta premiata da risultati inaspettati, che hanno permesso al PCI, con le poche forze di cui disponeva e in un contesto politico-sociale altamente sfavorevole, di ottenere l’1,6% a Pesaro e superare persino il 5% in alcuni comuni del Montefeltro. Ringraziamo quindi i nostri elettori, che hanno espresso con il proprio voto il desiderio di dare voce a qualcosa di diverso rispetto alla solita litania delle due coalizioni principali, che hanno imperversato a reti unificate sui mezzi di comunicazione, nauseando gli elettori al punto da spingere l’astensione oltre il 50%.

Ringraziamo quindi la nostra candidata presidente Lidia Mangani, per la splendida campagna elettorale, apprezzata anche dagli avversari, i nostri ottimi candidati, Yasmin Dabash, Giovanni Milani, Mauro Murgia, Giovanni Del Monte e Stefania Settimi, che hanno lavorato sul territorio, le compagne e i compagni che hanno raccolto in poco tempo quasi 500 firme nella Provincia lavorando con abnegazione per consentire al PCI di presentarsi alle elezioni e ottenere questo importante risultato. Vale la pena ricordare che, mentre gli altri partiti hanno speso centinaia di migliaia di euro nella loro propaganda, il PCI ha condotto una campagna elettorale a costo zero: anche da qui si riconosce la differenza tra chi propone soltanto un’alternanza di governo e chi, pena l’inarrestabilità del declino, avverte il bisogno sempre più pressante di costruire un’alternativa di sistema.

PCI Federazione di Pesaro-Urbino

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