Lavoratori

“Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie.”

È la poesia intitolata “Soldati” di Giuseppe Ungaretti che, con poche ed essenziali parole, esprime tutta la fragilità dell’esistenza che si viveva durante la prima guerra mondiale.

Ebbene, si leggano i dati che l’Osservatorio nazionale morti sul lavoro curato da Carlo Soricelli pubblica e si sostituisca il titolo con “Lavoratori”. Si potrà avere, così, la fotografia della tragica situazione che vivono migliaia di lavoratrici e lavoratori.

Precarietà, fatica, lavoro povero perché malpagato, assurda competitività tra laboratori, ricatti occupazionali, lavoro nero, maggiore vecchiaia di chi è costretto a continuare a lavorare per sopravvivere, orari di lavoro massacranti, insicurezza, indifferenza, assuefazione e rassegnazione … tutte cause che portano a mancanza di attenzione e ad accettare condizioni pericolose e indecorose pur di avere una retribuzione qualsiasi, spesso insufficiente anche alla sopravvivenza.

Si guardi bene, il lavoro sta diventando una guerra. Una guerra della quale si parla poco, la nostra guerra interna.

I numeri sono questi: negli ultimi 4 giorni ci sono stati 26 morti sul lavoro; da quando è iniziato l’autunno, meno di un mese fa, sono circa 100 i morti al netto dell’itinere; da inizio anno al 15 ottobre erano 828 i morti nei luoghi di lavoro e 1194 considerando anche i decessi in itinere.

Impressionante, vero?

Ma la cosa più indecente è l’atteggiamento delle istituzioni e di chi dovrebbe porre fine al massacro perché ha il potere e dovrebbe avere l’obbligo di farlo.

Un atteggiamento ipocrita che affronta la questione solo con parole di circostanza e, poi, fa tutt’altro. Cos’è, infatti, la legge che liberalizza appalti e subappalti a cascata se non “tutt’altro”?

Chi lavora è in mezzo a questa carneficina, spesso inconsapevolmente. È vittima di un sistema che considera lavoratrici e lavoratori solo degli ingranaggi di una macchina che produce ricchezza e profitto solo per pochissimi.

Un sistema che deve essere cambiato dalle radici. Cambiamento che non può arrivare “dall’alto” ma che deve essere frutto di un progetto di vera alternativa.

Un progetto che dobbiamo essere noi stessi, chi lavora, a costruire.

Dipartimento Lavoro PCI

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