Contratto Istruzione e Ricerca a perdere

Il 5 Novembre è stato firmato il rinnovo del contratto nazionale Istruzione e ricerca fra ARAN e alcuni sindacati (CISL, UIL, Gilda, Snals, Anief). Non ha firmato la CGIL e anche USB si è dichiarata contraria. Il rinnovo riguarda oltre 1 milione e 286mila dipendenti tra personale della scuola, università, enti di ricerca e istituzioni Afam (Alta formazione artistica, musicale e coreutica).

Gli “aumenti” sbandierati dal governo e dai sindacati firmatari, per il 60% già in busta paga come indennità di vacanza contrattuale, non coprono nemmeno un terzo dell’inflazione effettiva del triennio di riferimento (2022-2024); in realtà certificano la diminuzione delle retribuzioni che già sono tra le più basse d’Europa.

Non hanno nemmeno aspettato la discussione della legge finanziaria che avrebbe dovuto stanziare risorse aggiuntive per un contratto dignitoso.

Sul piano normativo nessun miglioramento, totalmente ignorate alcune richieste, come i buoni pasto (un diritto che solo nel comparto istruzione e ricerca non viene riconosciuto), l’indennità di responsabilità per chi accompagna gli studenti durante i viaggi di istruzione e di disagio per docenti e ATA che lavorano su più sedi.

Il PCI sostiene le lotte delle lavoratrici e dei lavoratori della conoscenza che verranno messe in atto nelle prossime settimane contro una legge finanziaria che prevede l’aumento della spesa per il riarmo e premi agli evasori fiscali e toglie risorse all’istruzione pubblica.

Dipartimento istruzione PCI

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