Puglia: incontro con i candidati alla presidenza della Regione

Mercoledì mattina, presso la sede CGIL Puglia, si è tenuto l’incontro con i candidati alla presidenza della Regione, con la consegna degli indirizzi programmatici indicati dal sindacato per attuare un miglioramento generale delle condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici nel territorio pugliese.

Presente, puntuale, la compagna 𝐀𝐝𝐚 𝐃𝐨𝐧𝐧𝐨 per 𝐏𝐮𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐩𝐚𝐜𝐢𝐟𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐞 𝐩𝐨𝐩𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞.

Disertano Lobuono e Mangano. Il candidato Decaro giunge con un’ora di ritardo attorniato da una pletora di giornalisti e fotografi che fanno ulteriormente ritardare l’inizio dei lavori.

Apre la segretaria Gigia Bucci, con una prolusione sul senso dell’incontro, sull’impronta di Peppino Di Vittorio nell’operato della CGIL e sui punti critici su cui è incardinato il documento consegnato ai candidati: lavoro, diritti, precarietà, salario dignitoso. Chiude la relazione un richiamo all’antifascismo e una netta difesa della Costituzione dai quotidiani attacchi del governo di centro destra.

Non una parola, tuttavia, sull’economia di guerra, sulla transizione di fondi dal civile al militare, sull’adesione al progetto UE di riarmo e di belligeranza. Forse per non mettere in imbarazzo l’ospite d’onore.

Interviene poi il prof. Michele Capriati, con una attenta e competente disamina delle condizioni critiche dei lavoratori in Puglia che richiederebbero ben più articolati programmi di intervento anziché episodiche elargizioni di prebende (utili forse solo a rafforzare il proprio bacino elettorale).

La segretaria Bucci presenta l’unica candidata donna, cui è concesso qualche minuto per un saluto e un commento sull’iniziativa. Ada Donno, con la consueta pacatezza, pronuncia in assemblea le parole negate o sottaciute dagli altri intervenuti: la situazione dei lavoratori e delle lavoratrici non può prescindere da una analisi approfondita della situazione internazionale. La guerra incombe e lo si deduce dalla distrazione di fondi, sottratti al welfare, ai servizi, alla sanità, alla scuola, e dalla riconversione di alcune industrie ora impiegate nella produzione i componenti di armamenti militari. Lo si deduce dalla necessità di un piano di adeguamento della viabilità che attualmente non consente il passaggio di mezzi pesanti militari. Lo si deduce dall’adesione entusiastica ed equamente ripartita tra centro destra e centro sinistra alle politiche belligeranti UE che esigeranno un dazio di 6800 miliardi da cui sarà difficile distogliere pochi spiccioli di elemosina da destinare al risanamento delle condizioni economiche e sociali dei lavoratori.

La proposta politica di Puglia pacifista e popolare genera evidente disagio alla segretaria che, con una certa sgarbata insistenza, fa ripetutamente segno di concludere quanto prima l’intervento. Curioso che in quella sede parole come comunismo, socialismo, guerra, genocidio siano mal sopportate, soprattutto alla luce delle recenti manifestazioni di piazza in cui varie formazioni politiche hanno tentato di intestarsi, peraltro tardivamente, la lotta in favore del popolo palestinese contro le politiche genocide di Israele.

Segue lo show di Decaro che, pur se in tono tutto sommato dimesso rispetto al passato, tiene banco per oltre 45 minuti – senza che la segretaria Bucci si sogni di interromperlo chiedendogli di rispettare i tempi concessi – con un discorso alquanto disorganico che ribalta totalmente l’analisi di Capriati, in cui si passa dall’esaltazione del suo operato da sindaco all’idea innovativa di continuare sulla strada delle prebende agli imprenditori e alle aziende, con la valorizzazione delle grandi imprese – le uniche che possano garantire lavoro e movimento del mercato – e qualche contentino ai piccoli e medi artigiani, alle realtà produttive che faticano a emergere e che pure apporterebbero al territorio benefici sul piano di sostenibilità e innovazione. Un cenno alla necessità di potenziare la formazione e i rapporti con l’università per attirare ulteriori investimenti. Ovviamente si tratta del Politecnico, poiché il comparto umanistico, com’è noto, non è utile al sistema economico e soprattutto non sposa l’idea che la valorizzazione del patrimonio culturale e artistico consista nella trasformazione della Puglia in una enorme tavola calda, con qualche punta di folklore e di veracità.

A chiudere – dopo i brevi interventi di Parchitelli e Pierucci, il lugubre intervento di Nichi Vendola, ormai ripiegato nelle atmosfere della poesia crepuscolare. Alle sue preoccupazioni sulle sorti dell’umanità fa da contraltare la fiducia nella vittoria elettorale di Decaro (immaginiamo i gesti apotropaici del pubblico presente in sala). All’esaltazione del tempo che fu, al richiamo a quella primavera pugliese che ha trasformato la Puglia in brand e in set cinematografico intriso di cliché, segue il timore che la prossima stagione, pur se governata dal centro sinistra, sarà rigida e mesta, come lo shakespiriano “inverno del nostro scontento” citato ad effetto in chiusura. È il Riccardo III di Terlizzi a concludere la kermesse e il pubblico rapidamente si disperde.

Resta l’amarezza e lo sconcerto di uno smaccato endorsement a chi, con vent’anni di governo della Regione, quelle criticità così sapientemente evidenziate dal documento sindacale le ha generate, reiterate e cristallizzate.

SARA RICCI
Presidente sez. “Filippo D’Agostino” – Bari
Dipartimento Lavoro PCI

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