Il bonus da 1.500 euro per le scuole private paritarie viene venduto come un aiuto alle famiglie. In realtà, per molti è l’ennesimo trucco: un modo elegante per finanziare il privato mentre la scuola pubblica, quella che regge davvero il Paese, cade letteralmente a pezzi.
Mentre gli studenti fanno lezione in aule gelide, con soffitti che perdono calcinacci e laboratori inesistenti, il Governo sceglie di regalare soldi alle paritarie. Sembra quasi che la scuola statale debba arrangiarsi, sopravvivere con quello che ha, mentre altrove si apparecchia un trattamento di favore.
E il paradosso è servito: il bonus sarebbe destinato alle famiglie meno abbienti. Peccato che con 1.500 euro nelle paritarie non ci paghi nemmeno l’ingresso. Risultato? Un finto aiuto ai poveri che finisce per premiare chi povero non è. Una misura che si regge più sulla retorica che sulla realtà.
Il sospetto di molti è chiaro: questo bonus è un cavallo di Troia. Un tassello, uno dei tanti, di una strategia che spinge lentamente verso un sistema dove il pubblico è la ruota di scorta e il privato diventa la strada maestra. Una scuola doppia, una per chi può e una per chi resta indietro. Esattamente ciò che l’istruzione dovrebbe combattere, non alimentare.
E poi c’è l’aspetto più scomodo: il bonus è formalmente destinato alle famiglie, ma finisce diritto nelle casse delle scuole private attraverso le rette. È difficile non chiamarlo per ciò che è: un finanziamento indiretto a istituti che non devono rispondere ai cittadini, ma ai propri bilanci.
Infine, la beffa: non è nemmeno certo che i fondi bastino. Se le domande saranno tante, non ci saranno soldi per tutti. Se saranno poche, avremo speso risorse preziose per una misura inutile. In entrambi i casi resta una domanda che brucia: perché il Governo trova sempre soldi per il privato, ma la scuola pubblica deve ogni volta giustificare anche un banco nuovo?
Chiara Baldacci
PARTITO COMUNISTA ITALIANO
Segreteria regionale – Federazione della Liguria




