Antonio Tajani (vicepresidente del consiglio e ministro degli esteri): “Io credo che il ponte rappresenti, quando ci sarà, un punto importante nel trasporto e quindi anche per l’evacuazione o per garantire la sicurezza in caso di un attacco da sud. Esiste anche il fronte sud, il fianco sud della Nato. Quindi bisogna guardare tutto a 360 gradi, non è soltanto l’acquisto di armi, la sicurezza, è anche la formazione di militari, è anche la presenza sul territorio della Guardia di Finanza, dei Carabinieri, tutto questo è sicurezza. Sono tante cose che riguardano la sicurezza e quindi se vogliamo veramente fare una politica seria per tutelare i cittadini dobbiamo inserire tutto ciò che è indispensabile per garantire la difesa di ogni cittadino”.
Guido Crosetto (ministro della difesa): “Io penso che se la visione che noi abbiamo del futuro è una visione nella quale c’è minore sicurezza, va fatta una riflessione sul numero delle forze armate sulla riserva che potremmo mettere in campo in caso di situazioni di crisi. Noi abbiamo costruito modelli, in Italia, come in Germania, come in Francia, negli anni scorsi che riducevano il numero dei militari. In questa nuova situazione tutte le nazioni, non soltanto europee, mettono in discussione quei modelli che avevamo costruito 10-15 anni fa e tutti stanno pensando di aumentare il numero delle forze armate. Ognuno ha un suo approccio diverso, alcuni hanno addirittura ripristinato la leva. Sapete che in alcuni Paesi come la Svizzera la parte della riserva in qualche modo comprende tutti i cittadini fino a oltre 50 anni. Lo stesso sistema di Israele, ma la Svizzera è da 500 anni che non ha una guerra. Anche noi in Italia dovremmo porci il tema di una riflessione che in qualche modo archivi le scelte fatte di riduzione dello strumento militare e in qualche modo porti a un suo aumento: ci sono motivi di sicurezza che secondo me rendono importante farlo. La mia idea è di portare un disegno di legge e farlo discutere al Parlamento”.
Roberto Cingolani (dal 9 maggio 2023 Amministratore Delegato e Direttore Generale di Leonardo S.p.a., consigliere per l’energia del governo Meloni, ex ministro per la transizione ecologica nel governo Draghi): “Se c’è un momento in cui bisogna investire sulla Difesa è questo. Lo dico essendo in conflitto di interessi, perché non sta finendo una guerra, ne sta iniziando una nuova. L’impegno dei Paesi avanzati sarà garantire una società sicura, noi a livello europeo ci siamo proposti come catalizzatori di alleanze. Nessuno ce la farà da solo, non sacrificheremo mai mille giovani al giorno, non utilizzeremo mai un’intelligenza artificiale non etica, ma i nostri avversari se ne fregano. Se noi vogliamo rispettare gli standard etici occidentali dobbiamo metter su queste tecnologie sennò ci sterminano”.
Queste sono solo tre delle innumerevoli dichiarazioni che si susseguono negli ultimi tempi. Se alcune sembrano pezzi di umorismo involontario, altre sono ben più serie e pericolose. Comunque tutte sono là a ricordarci che si sta preparando la guerra per fronteggiare il nemico che, sicuramente, ci invaderà.
Ci stanno inculcando l’idea che sarà inevitabile una nuova guerra e che saremo coinvolti. E allora, infrastrutture per garantire chissà che cosa, aumento del numero di soldati da mandare al macello, investimenti per riarmarsi e fare gli interessi soprattutto di chi costruisce le armi e la tecnologia necessaria. Il nemico è il barbaro cattivo che ci vuole sterminare, noi (occidente) siamo i buoni che non vogliono sacrificare mille giovani al giorno e che utilizzeranno la tecnologia etica … ma per cosa? Per fare la guerra.
La diplomazia e la ricerca della pace sono cose obsolete, cose da vecchi romantici utopisti.
Adesso è il tempo di spendere i soldi e tanti solo per garantirsi la forza necessaria a battere il nemico (e ad arricchire chi produce e controlla armi e tecnologia). Si presti attenzione anche al fatto che, di questi tempi, si parla di strumenti di morte che non necessitano del “fattore umano” come se la guerra moderna fosse una competizione tra macchine più o meno pensanti. Un gioco con “pezzi di ferro guidati da algoritmi” che combattono tra loro. Un gioco che, però, massacra i popoli che, in questo spaventoso risiko, non sono nient’altro che “pezzi di carne” che contano poco o niente.
E, allora, domandiamoci chi sono i nostri veri nemici privi di etica. Forse possiamo trovare la risposta nei versi di una vecchia canzone tragicamente attuale qual è “Il Monumento” di Enzo Jannacci:
Il nemico non è, no non è
oltre la tua frontiera.
Il nemico non è, no non è
al di là della tua trincea.
Il nemico è qui tra noi,
mangia come noi, parla come noi,
dorme come noi, pensa come noi
ma è diverso da noi …
da noi.
Il nemico è chi sfrutta il lavoro
e la vita del suo fratello.
Il nemico è chi ruba il pane
il pane e la fatica del suo compagno.
Il nemico è colui che vuole il monumento
per le vittime da lui volute
e ruba il pane per fare altri cannoni
e non fa le scuole e non fa gli ospedali
e non fa le scuole per pagare i generali,
quei generali, quei generali, quei generali
per un’altra guerra.
Giorgio Langella
(Comitato centrale PCI)




