Il PCI, il voto, la prospettiva

Con le elezioni tenutesi nei giorni scorsi in Campania, Puglia e Veneto, precedute da quelle che nei mesi scorsi hanno investito la Valle d’Aosta, le Marche, la Toscana e la Calabria, finalizzate all’elezione dei relativi presidenti di regione ed al rinnovo dei rispettivi Consigli Regionali, si è conclusa una tornata elettorale che ha chiamato al voto circa 19 milioni di italiani aventi diritto.

Un test di indubbio rilievo, che ha inevitabilmente assunto un carattere nazionale, ed in relazione al suo esito si è aperto un dibattito politico che ha anche e soprattutto come riferimento le elezioni politiche che si dovrebbero tenere nell’autunno del 2027, ossia alla loro naturale scadenza.

Ciò che le stesse hanno confermato è innanzitutto la crescente astensione dal voto di tanta parte dell’elettorato, una situazione che da tempo ha investito le diverse tipologie di elezioni, ma che nel caso di quelle amministrative evidenzia che meno di un elettore su due si è recato alle urne.

Una situazione che pone rilevanti interrogativi circa la rappresentatività sostanziale degli eletti, dei governanti, in rapporto agli elettori, e più in generale circa lo stato della nostra democrazia, il suo futuro.

Tra i fattori che stanno alla base di tale situazione, come da più parti sottolineato, vi è la sempre più diffusa percezione di tanti della politica come altro da sé, come incapace di rispondere ai propri bisogni, alle proprie aspettative, sempre più chiusa in dinamiche autoreferenziali, uno scollamento tra politica e rappresentati sempre più marcato.

L’esito del voto assegna al centrodestra il governo delle regioni Marche, Veneto, Calabria, mentre al centro-sinistra va quello di Campania, Toscana, Puglia.

Sul piano generale 13 regioni risultano governate dal centrodestra e 6 dal centrosinistra, ad esse si aggiunge la Valle d’Aosta governata dagli autonomisti.

Siamo di fronte ad un voto che non mette in discussione la tenuta del governo in carica, al più rinvia ad una qualche ridefinizione dei rapporti di forza tra le compagini politiche che lo sostengono, e che consolida, pur penalizzandone la componente più marcatamente di sinistra, il cosiddetto campo largo quale possibile aggregazione in previsione delle elezioni del 2027.

Il Partito Comunista Italiano è stato chiamato ad approcciare tale scadenza elettorale in coerenza con le decisioni assunte, pressoché all’unanimità, alcuni mesi orsono con il proprio terzo congresso nazionale, a prodigarsi alla ricerca della massima unità possibile, un’unità rispettosa dell’autonomia politica ed organizzativa delle sue diverse componenti, con le diverse soggettività ascrivibili al campo della sinistra di classe e di alternativa.

Ciò al fine di dare vita ad una proposta elettorale alternativa al centrodestra ed al centrosinistra, le cui politiche sono largamente sovrapponibili,  a partire da quelle che  sono alla base della difficile situazione finanziaria, economica, sociale data, e  per sostanziare un fronte volto alla costruzione di un polo alternativo a tali schieramenti, avente l’obbiettivo di dare risposte ai bisogni del mondo del lavoro, dei ceti popolari, più in generale del Paese, impossibili nel quadro di compatibilità dato, entro lo schema del bipolarismo imposto, funzionale a garantire i vincoli dati dalla UE, dalla NATO.

Il risultato di tale azione è noto, per tanta parte riconducibile alle scelte di questo o quel soggetto politico chiamato in causa, ai vincoli posti dalle diverse leggi elettorali regionali vigenti, per tanta parte volte ad impedire la messa in campo di proposte elettorali diverse da quelle date, nella sostanza largamente intercambiabili.

Altrettanto noto è il risultato ottenuto dal PCI laddove esso, è il caso delle Marche, si è presentato da solo, così come quello ottenuto dalle liste nelle quali egli era presente unitamente ad altre realtà della sinistra di classe e di alternativa come nel caso della Puglia e della Campania.

Un risultato certamente inferiore alle aspettative, insoddisfacente, che sottolinea la difficoltà della fase politica con la quale si è chiamati a fare i conti.

Un esito che rimarca il tanto che resta da fare per acquisire il consenso dei molti che pure si sono ritrovati con la sinistra di classe e di alternativa nelle lotte, nelle manifestazioni che hanno investito il Paese  a sostegno dei diritti dei palestinesi, contro le politiche belliciste che accomunano, con poche eccezioni, centrodestra e centrosinistra in ossequio ai diktat della NATO, della UE, per contrastare le politiche antipopolari che ne discendono, per dire no alla politica del governo Meloni che delle stesse si è fatto solerte interprete, per affermare un’alternativa necessaria e possibile assieme.

Un dato di fatto dal quale ripartire rinnovando l’impegno ai diversi livelli, continuando ad alimentare quell’azione dal basso, tra la gente, per la gente, che è e resta l’unica strada percorribile per invertire la tendenza, modificare la situazione data.

Serve costruire, in stretta connessione con i movimenti di lotta contro la guerra ed il riarmo, per un diverso modello di sviluppo, ecosostenibile, fuori dalla mera logica del profitto, per la difesa e lo sviluppo dei diritti sociali e civili nelle loro diverse articolazioni, che debbono e possono marciare assieme, contro la deriva autoritaria in atto, a difesa dei principi e dei valori della Costituzione, un blocco sociale e politico volto ad affermare un’alternativa di governo, di sistema.

La situazione in essere, le sue prospettive, evidenziano la necessità di consolidare le scelte compiute sul piano politico ed anche elettorale, avendo a riferimento le prossime scadenze, ivi compresa quella delle politiche del 2027.

Il Comitato Centrale del Partito Comunista Italiano impegna pertanto la segreteria nazionale a promuovere tempestivamente un incontro con le diverse soggettività della sinistra di classe e di alternativa interessate, un incontro volto a consolidare ciò, a definirne, su un piano di formale e sostanziale parità, le forme e le modalità necessarie, a determinare le condizioni per una sua coerente proiezione e pratica ai diversi livelli.

Il Comitato Centrale del PCI

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