Ciclico polverone investe la fiera della piccola e media editoria di Roma
Come ogni anno, l’inaugurazione di PLPL è accompagnata da una polemica che accende gli animi. Se vi illudete che si tratti di una querelle letteraria pro o contro la letteratura di genere, sull’ultimo imperdibile libro di Scurati o sul declino ineluttabile della letteratura italiana contemporanea siete fuori strada. A tenere banco in queste ore è la notizia della presenza di una casa editrice neofascista nel novero degli espositori della fiera.
In una lettera aperta agli organizzatori, firmata da un’ottantina tra autori, editori e personalità del mondo della cultura, si chiede all’AIE di fornire chiarimenti in merito, alla luce dell’esistenza di un preciso regolamento che prevede, da parte degli editori partecipanti, l’adesione ai valori della Costituzione, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e della Dichiarazione universale dei diritti umani. Come tali valori possano conciliarsi con la presenza di un editore che attraverso il proprio catalogo propone – non certo a titolo di documento storico – autori ritenuti imprescindibili nella formazione del “pensiero identitario”, qualsiasi cosa voglia dire, è cosa che l’organizzazione della fiera si appresta a liquidare con un generico richiamo alla natura intrinseca della manifestazione: una casa comune di tutti gli editori italiani indipendentemente dalla loro linea politica, editoriale e culturale. Il presidente dell’AIE Innocenzo Cipolletta aggiunge inoltre che tutti gli editori possono fare richiesta di partecipazione e vengono accolti in base agli spazi liberi in ordine d’arrivo. Ribadisce infine un appassionato no a qualsivoglia forma di censura, in nome di un pluralismo democratico e di una allegra interpretazione del politicamente corretto che nasconde in realtà l’opportunismo economico della pecunia non olet (visti i costi non certo irrisori di noleggio degli spazi a carico di ogni singolo editore).
A questa disarmante dichiarazione di intenti alcuni rispondono annunciando la propria defezione, tra cui l’attesissimo Zerocalcare; altri con l’affermazione del proprio disagio di fronte a una situazione che, in qualsiasi caso, segna un punto a favore della casa editrice incriminata. Che si decida di partecipare o meno alla manifestazione, l’obiettivo è stato raggiunto: una pubblicità spropositata e gratuita a una casa editrice di cui, fino a qualche giorno fa, si ignorava placidamente l’esistenza e che ora è invece sulla bocca di tutti. Siamo proprio sicuri che i visitatori siano talmente sprovveduti da non essere in grado, in piena autonomia di giudizio, di riservare allo stand dello scandalo l’indifferenza che merita? Perché questo polverone nuoce a tutti: a Più libri più liberi, agli editori che hanno investito migliaia di euro per noleggiare lo spazio espositivo, ai lavoratori che operano negli stand, ai libri e persino ai lettori. A tutti tranne che all’editore neofascista di cui si chiede a gran voce l’esclusione.
Ancora una volta, ciò che dovrebbe essere il fulcro della fiera (la produzione dei piccoli e medi editori e la promozione dell’editoria di qualità) è oscurato da questioni di altro genere. Si grida allo scandalo – giustamente, per certi versi – per lo sdoganamento di valori anticostituzionali, si invocano l’antifascismo e la legge Scelba e non ci si rende neppure conto che in questo Paese, con l’adesione alle politiche belligeranti dell’Unione Europea e della NATO, centro destra e centro sinistra sono in sostanza la stessa cosa. E spesso agiscono applicando metodologie simili, senza neanche accorgersene.
Come porre un argine a queste incresciose situazioni se il confine è così labile e incerto? Forse solo con una presa di coscienza delle istituzioni, in questo caso specifico l’AIE, che dovrebbe operare una selezione a monte: non si tratta di censurare le idee, di ostacolare la libertà di espressione o di mettere a tacere chi la pensa diversamente. Si tratta di avere il coraggio di fare una scelta.
«Tutte le idee vanno rispettate. Il fascismo, no. Il fascismo è la morte di tutte le idee» dichiarò Sandro Pertini nella Milano appena liberata.
Preoccupiamoci anche, e soprattutto, dei fascisti che sono al governo. Sono più pericolosi di un catalogo di libri in un Paese in cui non legge più nessuno.




