Taranto e Genova unite nella lotta

Sciopero so sospeso, ma prosegue la mobilitazione dei lavoratori dell’ex ILVA

Al termine di due giornate di mobilitazione davanti ai cancelli dell’ex Ilva di Taranto, i sindacati annunciano la fine dello sciopero a partire dalle 7 di questa mattina, 4 dicembre 2025, con una nota: «Queste 48 ore hanno rappresentato il primo vero momento di conflitto diretto nei confronti del governo, accusato di aver scelto, attraverso la presentazione del cosiddetto piano corto, di avviare la chiusura degli stabilimenti dell’ex Ilva». Tuttavia la protesta non si ferma e nei prossimi giorni il Comitato di fabbrica, convocato in forma permanente, renderà noto il calendario delle ulteriori iniziative di lotta.

Il silenzio con cui il governo risponde alle urgenti domande dei lavoratori è inaccettabile. Ignorare che per 48 ore, sotto una pioggia battente, al freddo, delegati e operai si siano mobilitati in massa per reclamare i propri diritti, occupando aree interne ed esterne del siderurgico e le statali 100 e 106, è un ulteriore schiaffo alla città di Taranto e ai suoi abitanti, già provati da una condizione sociale ed economica precaria e incerta, per tacer della salute.

Il ministro delle Imprese Urso minimizza, balbettando di un piano necessario e urgente di “ristrutturazione” e di adeguamento del sito alle esigenze produttive che non prevede assolutamente la chiusura: un po’ di belletto per invogliare il prossimo acquirente alla sfida, insieme economica e sociale, che comporta l’acquisto dello stabilimento.

Ma le sue parole non fanno che accrescere la rabbia dei lavoratori e dei sindacati che chiedono a gran voce una interlocuzione con il governo: se salta il tavolo a Palazzo Chigi questa “crisi senza freni” porterà alla chiusura dell’Ilva entro il mese di marzo. È Michele De Palma, segretario generale FIOM, a indicare, inascoltato, una possibile soluzione: la costituzione di una società partecipata pubblica che si impegni e garantisca la decarbonizzazione e la continuità produttiva di tutti gli impianti italiani.

A rischio non ci sono solo i lavoratori dell’ex Ilva ma anche il variegato mondo degli appalti, settore altrettanto strategico e vulnerabile. A esprimere la massima solidarietà agli operai di Taranto, per esempio, sono i lavoratori dell’appalto metalmeccanico Eni, insieme alle sigle Rsu Fim, Fiom e Uilm di Taranto che hanno annunciato per la giornata di oggi 8 ore di sciopero.

Mentre a Taranto la lotta si riorganizza, a Genova il governo risponde con i lacrimogeni a chi chiede pane e lavoro. Oggi, 4 dicembre, lo sciopero generale dei metalmeccanici genovesi si è scontrato con un dispiegamento di forza inaudito: oltre venti blindati, reti metalliche, e infine l’uso dei gas lacrimogeni contro operai che portavano in corteo i loro stessi mezzi di lavoro. È questa la risposta dello Stato alle legittime richieste di chi difende la siderurgia nazionale: non un tavolo di trattativa, ma la repressione. Il Partito Comunista Italiano condanna con la massima fermezza l’uso della forza contro lavoratori in sciopero che rivendicano il diritto al futuro. Mentre il ministro Urso fa promesse vuote, la sindaca Silvia Salis si limita a denunciare il rischio di perdere “un altro pezzo di industria italiana” e promette incontri a Roma, senza mettere in discussione la cornice politica che ha prodotto questo disastro. Le sue dichiarazioni, seppur condivisibili nell’intenzione, rivelano l’impotenza di un’amministrazione che cerca mediazioni laddove servirebbe invece una rottura netta con le politiche di smantellamento industriale volute da questo governo e dai suoi predecessori. Chiedere allo Stato di “entrare nella gara” per una statalizzazione transitoria è una posizione insufficiente e tardiva di fronte all’emergenza. Non servono transizioni cautelative, ma l’atto politico immediato della nazionalizzazione sotto controllo operaio.

A Genova come a Taranto, la verità è una sola: esiste un piano di smantellamento della siderurgia pubblica, voluto dal governo Meloni e dai poteri finanziari. Le parole del segretario generale della FIOM Michele De Palma risuonano come una condanna: il governo aveva un piano condiviso di decarbonizzazione e continuità produttiva, e ora “ha cambiato completamente le carte in tavola”. Il governatore Bucci aveva già ammesso l’amara verità: “I fondi ci sono, ma la legge europea non consente di usarli perché l’azienda è in commissariamento”. A questa ipocrisia istituzionale, oggi a Genova si aggiunge la violenza di Stato.

Il Partito Comunista Italiano esprime piena e incondizionata solidarietà di classe ai lavoratori e alle lavoratrici di entrambe le città. Per questo chiediamo con forza la cessazione immediata di ogni repressione poliziesca e l’apertura di un confronto pubblico. Esigiamo il ritiro immediato del “piano corto” e l’avvio di un piano siderurgico pubblico e pluriennale che garantisca la continuità produttiva in tutti gli stabilimenti. I fondi necessari devono essere stanziati subito, anche sfidando i vincoli europei, per la manutenzione straordinaria e la riconversione ecologica. Un tavolo nazionale unico, con la partecipazione decisiva delle rappresentanze operaie, deve essere convocato d’urgenza per decretare l’unica soluzione possibile: la nazionalizzazione dell’ex Ilva sotto controllo operaio e sociale, unica via per un futuro di lavoro stabile, produzione utile e transizione ecologica giusta.

Il Partito Comunista Italiano promuoverà al più presto iniziative unitarie del Cantiere dei Diritti sia a Taranto che a Genova, per sostenere con ogni mezzo la lotta, costruire un’alleanza solida con i territori e le comunità, e organizzare la resistenza popolare a un governo che risponde con la forza a chi difende il proprio diritto al lavoro.

La lotta di Genova è la lotta di Taranto. La repressione di oggi alimenterà la rabbia e la determinazione di domani. Insieme, vinceremo.

Nazionalizzazione sotto controllo operaio. Lavoro, salute, ambiente, dignità. Basta repressione!

Silvano Chierotti, Sara Ricci – Dipartimento Lavoro PCI

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