Oro alla patria

L’emendamento aggiuntivo della maggioranza di governo alla Legge di bilancio infine deciso afferma che: “Le riserve auree appartengono al popolo italiano e sono gestite in autonomia dalla Banca d’Italia”, e ciò nel rispetto dei “trattati europei”.

In altre parole non cambia niente, tanto rumore per nulla!

Il problema di fondo resta colpevolmente eluso, e cioè il fatto che le riserve auree dell’Italia sono solo in parte nel nostro Paese, e che è solo su questa che può esercitarsi la gestione effettiva della Banca d’Italia. Infatti delle 2.452 tonnellate di oro giuridicamente possedute dall’Italia, 1.061,5 tonnellate pari al 43,29% si trovano negli Stati Uniti presso la Federal Reserve Board americana, 149 tonnellate (6,09%) presso la Banca Nazionale Svizzera e 141 (5,76%) presso la Bank of England a Londra.  Cioè il 55,14% delle riserve auree italiane si trova attualmente depositata all’estero. Ciò senza considerare le 141 tonnellate assegnate nel 1999 alla Banca Centrale Europea come tributo per l’ingresso nell’euro.

La Germania, che si trovava in una situazione analoga all’Italia, nel 2013 ha ottenuto di riportare a casa dagli Stati Uniti e da Parigi circa 674 tonnellate di oro, e dispone attualmente della maggioranza effettiva delle proprie riserve, avendo ridotto al 37% l’entità di quelle negli Usa. E si discute come portare a casa il resto.

In Italia c’era una volta la Meloni che reclamava a gran voce il rimpatrio dell’oro italiano. Nel 2019 aveva lanciato via Facebook l’appello: «Rimpatriare subito l’oro italiano!». Ma come per l’abolizione delle accise, una volta al governo se ne è dimenticata. Il sodale della Meloni Marco Osnato, presidente della Commissione Finanze, interpellato dalla Stampa, ha dichiarato candidamente che non gli pare una questione “rilevante”.

Al sovranismo un tempo conclamato è subentrata nella Destra alla velocità della luce l’acquiescenza servile verso la superpotenza trumpiana.

Ma anche nell’opposizione di centro-sinistra si preferisce parlare d’altro. Ed è caduto finora sostanzialmente nel vuoto l’appello lanciato da Romano Prodi sul “Messaggero” del 30 ottobre scorso: “Riportiamo in Patria le nostre riserve auree”.

Eppure, come dimostra la vicenda delle riserve monetarie russe che si trovavano nell’Unione Europea per facilitare gli scambi commerciali e sono state improvvisamente bloccate dalle sanzioni e ora si vorrebbero espropriare, la disponibilità delle risorse all’estero di un Paese, auree o monetarie che siano, può ritrovarsi all’improvviso in balìa dei capricci e prepotenze del padrone di casa.

È il momento di riportare “a casa” tutto l’oro italiano presente all’estero!

RUGGERO GIACOMINI
Direzione Nazionale PCI

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