Partito Comunista Italiano
Riforma degli istituti tecnici: tagliate ore di insegnamento in omaggio al mercato

Il 9 marzo scorso è stato pubblicato sul sito del Ministero dell’Istruzione e del Merito il DM 29/2026 concernente “la revisione dell’assetto ordinamentale degli istituti tecnici”. Il decreto, immediatamente operativo, determina gli insegnamenti e l’organico per l’anno scolastico 2026-27. In conseguenza, gli insegnamenti dei corsi di studio scelti dagli studenti e le famiglie all’atto delle iscrizioni saranno o potranno trovarsi cambiati d’autorità.

Ugualmente gli insegnanti di alcune discipline, mentre sono in corso le domande per la mobilità, non conoscono che cosa dovranno insegnare effettivamente e i quadri orari delle scuole.
È previsto un taglio drastico delle ore disciplinari: 33 in meno nel biennio; 66 in meno al quinto anno, di cui 33 per Italiano (che cambia nome, da Lingua e Letteratura italiana).
Tra le discipline penalizzate ci sono Geografia e la seconda e terza lingua straniera nel settore economico e delle Scienze integrate nel settore tecnologico-ambientale.
La nuova disciplina delle Scienze sperimentali vedrà accorpati gli insegnamenti di Scienze della terra, Biologia, Chimica e Fisica, con una perdita, nell’indirizzo tecnologico-ambientale, di 231 ore.
È prevista una quota oraria di flessibilità che la scuola potrà utilizzare per aderire… alle “esigenze formative delle imprese”, aumentano le ore di Formazione scuola lavoro (già alternanza scuola-lavoro, ex Pcto), anticipate al secondo anno.
Una riforma quindi orientata ai desiderata delle imprese, penalizzando gli insegnamenti formativi, e che compromette l’unitarietà del biennio che consentiva agli studenti di poter scegliere con più consapevolezza l’indirizzo del triennio.
Le premesse di questa mala-riforma risalgono al PNRR firmato dal governo Draghi nell’estate del 2021 in cui si legge: “allineare i curricula degli istituti tecnici e professionali alla domanda di competenze che proviene dal tessuto produttivo del Paese”.
Il PCI esprime contrarietà a tale riforma che subordina la scuola al capitale, penalizza la formazione, contraddice la scuola della Costituzione.
Il NO dei giovani al referendum contro l’attacco alla Costituzione sulla Giustizia, incoraggia a mettere in campo nel Paese un movimento di studenti e insegnanti contro gli attacchi alla Costituzione sul fronte della Scuola.
Partito Comunista Italiano
Dipartimento Istruzione



