Le elezioni Ungheresi

Ampio risalto è stato dato da più parti all’esito delle elezioni per il rinnovo del parlamento ungherese tenutesi lo scorso fine settimana.

La partecipazione al voto, al quale erano chiamati oltre otto milioni di cittadine e cittadini, ha fatto registrare un’affluenza record, superiore al 77%.

Il risultato, inequivocabile, ha consegnato la vittoria al partito Tisza (Partito del Rispetto e della Libertà) fondato nel 2024 da Péter Magyar, in rottura con quello di Viktor Orban, Fidesz (Unione Civica Ungherese) in rappresentanza del quale è stato eletto al Parlamento Europeo sino a quell’anno.

Tisza, con oltre il 53% dei consensi, consegue un risultato che gli consente di conquistare 137 seggi sul totale di 199, ossia la maggioranza schiacciante nel futuro parlamento e di guidare il prossimo governo (entro un mese è previsto l’incarico per il suo leader).

Dei restanti 62 seggi ne risultano assegnati 55 al partito Fidesz e 7 a Mi Hazànk Mozgalom (Nostra Madrepatria) guidato da Làszlò Toroczkai.

In considerazione di ciò, come sottolineato da più parti, nel prossimo parlamento ungherese non saranno presenti forze politiche riconducibili al centrosinistra, alla sinistra.

Nello stesso, infatti, saranno rappresentate la forza politica di centro destra del vincitore, quella sovranista di Orban, colui che dopo 16 anni di governo è stato costretto a lasciare, e quella dichiaratamente neonazista di Toroczkai.

A fronte di tali risultati, come ovvio, si  sono susseguite molteplici dichiarazioni, tra queste quella della Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, che nella vittoria di Magyar vede rafforzarsi l’Unione Europea, la  sua politica estera, a partire dal sostegno finanziario all’Ucraina di Volodymyr Zelensky (avversato dall’Ungheria di Orban) che vede la rimozione di un ostacolo rilevante all’ingresso del suo Paese nella Comunità Europea, e quella del premier polacco Donald Tusk che nell’esito del voto vede il consolidamento del rapporto tra i due Paesi in chiave anti russa.

Note sono le prese di posizione delle forze politiche italiane.

Se Fratelli d’Italia, attraverso le dichiarazioni di Giorgia Meloni, che si era spesa a sostegno di Viktor Orban, si è formalmente limitata a prenderne atto, la Lega di Matteo Salvini, alleata di Fidesz nel gruppo europeo di destra “Patrioti per l’Europa” non ha nascosto la propria delusione, mentre Forza Italia, che con Tisza è parte del Partito Popolare Europeo, ha manifestato il proprio entusiasmo.

Nel campo del centrosinistra, per il Partito Democratico, attraverso le parole di Elly Schlein, con tale voto “Il tempo dei sovranismi e delle destre sovraniste è finito, hanno vinto la libertà, la democrazia e la voglia d’Europa”, mentre per Nicola Fratoianni, leader di Sinistra Italiana, “che le elezioni ungheresi siano il segnale di incoraggiamento per tutte le forze progressiste e per l’Italia, per dare un’alternativa ai pessimi governi delle destre”.

Una posizione, quest’ultima, che suscita quantomeno stupore e preoccupazione.

Facendo riferimento al programma di Tisza, infatti, è chiara la scelta pro Unione Europea e pro Nato, la condivisione delle politiche da esse perseguite, che allontanano la pace ed avvicinano la guerra, politiche delle quali continuano a fare le spese i ceti popolari, e se si guarda alle politiche rivolte a quel Paese, ad esempio quelle relative all’immigrazione, ai diritti civili e sociali, esse si evidenziano lontane dall’essere definibili come progressiste, tutt’altro.

Serve ben altro, serve un’Europa confederale, “dall’ Atlantico agli Urali”, di stati sovrani ed indipendenti, come fattore di pace, uguaglianza e solidarietà tra i popoli, per un mondo multipolare.

Il Partito Comunista Italiano

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