Continua la strage dei morti sul lavoro

Come riferisce l’Osservatorio nazionale morti sul lavoro curato da Carlo Soricelli, nei primi 3 mesi del 2026, sono 231 i morti per infortunio nei luoghi di lavoro che diventano circa 300 considerando i decessi in itinere.

Una strage che, dopo un mese di gennaio che sembrava dimostrare a un’inversione di tendenza con un calo consistente di morti nei luoghi di lavoro, in febbraio e marzo l’andamento di chi è morto mentre lavorava ha ripreso la sua folle corsa tanto che nel primo trimestre del 2026 il calo si attesta in qualche unità.

Questo accade mentre la questione della mancanza di sicurezza sul lavoro è stata derubricata a “cosa di poco conto” dato che le azioni governative e parlamentari sono inesistenti.

Nulla si fa per diminuire la precarietà, per cancellare il disastro provocato da appalti e subappalti a cascata, per abbassare l’età pensionabile, per alzare salari e pensioni a un livello decente che tenga conto dell’aumento del costo della vita, per indirizzare ricerca e tecnologia per il benessere e la sicurezza di chi vive del proprio lavoro. Si fa tutt’altro, anzi, destinando decine di miliardi in più alle spese militari ogni anno, lasciando agli oligopoli privati la gestione e il controllo dell’intelligenza artificiale, permettendo agli algoritmi di comandare su lavoratrici e lavoratori ridotti a strumenti che servono ad aumentare i patrimoni miliardari di una élite di padroni senza scrupoli. Se pensiamo, ad esempio, di come sono trattati i lavoratori della logistica, i rider, i braccianti spesso immigrati dovrebbero muovere a profonda indignazione e a giusta ribellione.

Giorgio Langella
Dipartimento lavoro PCI

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