Il PCI dalla parte dei lavoratori Electrolux

La decisione della multinazionale svedese Electrolux di dimezzare la produzione, licenziare 1.700 dipendenti e chiudere lo stabilimento di Cerreto d‘Esi (AN) è un ulteriore colpo alla manifattura industriale in Italia e un attacco frontale ai lavoratori, usati come limoni da spremere e buttare, sacrificati alla logica capitalistica del massimo profitto.

Il PCI esprime solidarietà e sostegno ai lavoratori colpiti dell’Azienda e dell’indotto e alle lotte programmate dai Sindacati per contrastare il realizzarsi del disegno padronale.

Rimarca anche l’inerzia e l’inconsistenza della Giunta regionale Marche, succube delle politiche governative. Le Istituzioni ai livelli regionale e nazionale di fronte alle crisi aziendali non possono limitarsi alle solite espressioni verbali di interessamento che poi rimangono senza seguito.

Occorre in particolare che l’azienda che se ne va debba restituire integralmente i contributi pubblici nel frattempo a qualsiasi titolo ricevuti; e che risarcisca il danno arrecato al territorio in termini ambientali di salute e sicurezza, bloccando a garanzia capannoni e macchinari prima che vengano venduti o portati via.

Va inoltre considerato che sulla crisi della manifattura si riflette l’alto costo dell’energia, conseguenza delle politiche del governo Meloni e dei governi precedenti, di sostegno alle sanzioni e alla guerra della Nato e della UE contro la Russia e le popolazioni russe del Donbass; per cui occorre tornare al più presto a una politica di promozione della pace e di rispetto della Costituzione.

Ruggero Giacomini
Segretario PCI Marche

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