Il 7 giugno 1984 l’ultimo comizio di Enrico Berlinguer

Il 7 giugno 1984, quarantadue anni fa, si teneva l’ultimo comizio di Enrico Berlinguer.

Le tragiche e commoventi immagini di quel giorno sono ancora nitide ed impresse nella nostra memoria.

Quella data rappresenta per noi Comunisti una ricorrenza doppiamente maledetta, sia dal punto di vista umano che dal punto di vista politico.

Si può, infatti, ben dire che insieme all’addio all’uomo morto pochi giorni dopo, si diede addio, di fatto, anche se, ufficialmente, accadde solo qualche anno dopo con la “Svolta della Bolognina”, al vecchio, glorioso Partito Comunista Italiano per come l’avevamo conosciuto.

La morte di Enrico, infatti, fu purtroppo occasione per una cricca di sciacalli opportunisti, alcuni dei quali eterodiretti dall’estero, di impadronirsi del partito per poi liquidarlo.

Fa rabbia che, ancora oggi, qualcuno strumentalizzi pateticamente, per squallidi fini di bassa politica, la figura di Enrico, che era e voleva restare comunista nella specificità e nel contesto italiano e, come da lui più volte esplicitato, mai si sarebbe prestato ad una trasformazione socialdemocratica del partito come Veltroni e soci hanno tentato e ancora tentano di far passare e, tantomeno, ad una deriva e ad una trasformazione all’americana di questo come poi avvenuto col PD.

L’opera e l’onestà di Berlinguer, di un’evidenza oggettiva, sono riconosciute anche da molti avversari politici lontani da noi ma forse più sinceri di coloro che si vogliono indebitamente e ipocritamente appropriarsi della sua figura.

Ci sarebbe da fare un lungo elenco di posizioni su punti fondamentali che distinguerebbero a distanze siderali Enrico Berlinguer da costoro che non possono assolutamente considerarsi eredi di quei valori e di quella storia.

Quelle parole pronunciate da Enrico Berlinguer a Padova pochi giorni prima della sua morte conservano ancora oggi una forza morale e politica straordinaria. In esse vive l’idea di un partito popolare radicato nella società, capace di parlare ai lavoratori, ai giovani, alle donne, agli emarginati, non attraverso la propaganda vuota ma tramite il dialogo, l’esempio, la serietà dell’impegno quotidiano.

Nel solco dell’insegnamento di Berlinguer, le prospettive del nostro partito non possono che fondarsi sulla difesa della pace, della dignità del lavoro, della giustizia sociale e della partecipazione democratica. In un tempo segnato dalle disuguaglianze, dalla precarietà e dalla crisi della rappresentanza politica, torna attuale la sua “questione morale”: la necessità di una politica onesta, sobria, vicina ai bisogni reali del popolo.

Raccogliere oggi l’eredità di Berlinguer significa costruire una forza politica capace di unire idealità e concretezza, memoria storica e visione del futuro, mantenendo vivo quel legame umano e popolare che fece del Partito Comunista Italiano una grande comunità democratica e civile.

Il PCI, da quando si è ricostituito, è in campo in quella direzione, con quella prospettiva.

Matteo Bellegoni
Segreteria nazionale PCI

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