Altre considerazioni su IA (sviluppi, uso e consumo)

Il rapporto dell’Onu suCosto ambientale del consumo energetico dell’IA: impronta di carbonio, acqua e suoloprevede che entro il 2030 l’Intelligenza Artificiale consumerà l’acqua necessaria a 1,3 miliardi di persone, l’intera popolazione dell’Africa subsahariana, e ben 945 terawatt/ora di elettricità, il triplo di quella usata dalle persone (650 milioni) che vivono tra Pakistan, Bangladesh e Nigeria messe insieme. Una previsione che non vuole essere un’accusa contro l’IA ma un “appello a un suo utilizzo responsabile e ad affrontare in modo proattivo i suoi impatti indesiderati, per renderla sostenibile ed equa”. (Ansa, 3 giugno 2026)

Nel frattempo, dai documenti depositati per il debutto in borsa di SpaceX, emerge la volontà di spostare i server nello spazio dove, a detta di Elon Musk, esisterebbero le condizioni ideali per controllare il riscaldamento dei data server, aumentare la capacità di ottenere l’energia necessaria e garantire la massima efficienza della IA.

Di fronte a queste notizie siamo tutti chiamati a prendere posizione e a costituire un fronte che eviti il rifiuto delle nuove tecnologie ma ponga con forza la questione del loro utilizzo e dei loro obiettivi.

Possiamo lasciare le decisioni strategiche e il governo dello sviluppo, dell’uso e del controllo delle nuove tecnologie (compresa l’IA) a un’esigua minoranza di ricchi che attualmente (soprattutto in Occidente) ne detengono la proprietà e che da esse traggono un potere assoluto del tutto estraneo a qualsiasi logica democratica?

Accettare che alcune società private, che mirano solo a incrementare il profitto dei loro soci, siano le principali depositarie della proprietà delle nuove tecnologie (materiali e immateriali) senza alcun controllo da parte dei popoli non significherebbe forse dar loro il potere di provocare conflitti e guerre per la conquista di beni comuni e indispensabili come l’acqua? (La progressiva sostituzione dei governi statali con il potere privato è già in atto sul terreno delle fonti di energia tradizionali).

In definitiva i singoli Stati, i governi più o meno democratici, sarebbero sostituiti anche nelle decisioni strategiche che influenzano la vita dei popoli da entità sovranazionali i cui proprietari diventerebbero i padroni del mondo imponendosi in maniera autoritaria…

Con questa visione qualsiasi strumento tecnologico, materiale e immateriale, sarebbe destinato a produrre ricchezza per pochissimi autocrati privilegiati e a controllare il resto della popolazione costretta a subire e accettare (più o meno inconsciamente) la verità dei padroni del mondo.

Si prospetta un futuro cupo, distopico, nel quale anche il pensiero sarebbe condizionato. Un futuro in cui la tecnologia non sarebbe uno strumento al servizio della collettività ma ciascun individuo diverrebbe un ingranaggio di un’entità suprema che rappresenta solo sé stessa e che risponde, ben che vada, ai consigli di amministrazione delle società proprietarie della tecnologia stessa.

Di fatto gli Stati non esisterebbero più.

Occorre agire e costruire un progetto realistico che riesca a unire le forze politiche e sociali che pensano che l’IA (e le nuove tecnologie) debbano essere inquadrate in un sistema profondamente diverso da quello che ci sta portando al disastro della rassegnazione e dell’indifferenza. Riprendiamoci la vita e il futuro. Sottraiamo ai pochi che vogliono accumulare enormi ricchezze la conoscenza, mostriamo che un altro sistema è possibile. Il controllo collettivo e la proprietà sociale della tecnologia e dell’IA è il modo migliore per fermare il declino inesorabile dell’intero pianeta.

Giorgio Langella
Dipartimento Lavoro PCI

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