Partito Comunista Italiano
Il settore agroalimentare vettore di sviluppo per il nostro territorio: punti di forza, criticità e futuro

L’iniziativa della Federazione di Orvieto dello scorso 6 Giugno trova la sua più completa collocazione all’interno di un più ampio perimetro che deve necessariamente aggregare tutte le direttrici sulle quali ripensare lo sviluppo sostenibile, le matrici occupazionali, la tutela e rinnovabilità delle risorse naturali ed ambientali, per concorrere nella migliore sinergia, alla qualità e dignità di vita ed al benessere sociale per il futuro che altrimenti non sarà garantito.
Settore Agroalimentare, in sintesi, produzione e consumo di cibo, nelle declinazioni più diverse, da sempre riveste l’elemento di vitale necessità, immutato ed immutabile anche di fronte a trasformazioni epocali intervenute nei sistemi economici, produttivi, negli assetti geopolitici delle Società e nella evoluzione di usi, costumi ed abitudini delle persone.
È una costante da sempre, sostenuta dalla necessità di risorse alimentari e del ciclo virtuoso, non speculativo, attraverso il quale le dovremmo approvvigionare mantenendone le fonti, ma anziché garanzia vitale per tutti, da modulare sulla capacità produttiva del pianeta e sulla variazione demografica all’interno di un criterio di rinnovabilità autonoma del potenziale produttivo naturale, è diventata una opportunità nella logica capitalista che ne ha fatto lo strumento per estrarre utile a prescindere, aggiungendolo all’elenco di tutte le altre attività estrattive.
La necessità di disporre di cibo è stata assunta dal capitalismo come giustificazione di qualunque mancato rispetto dei parametri di quantità e durata delle risorse, delle forme di estrazione e non di prelievo intelligente, dei metodi di produzione forzata, della legittimità e congruenza delle remunerazioni. Come e peggio che in altri settori, la necessità, in questo caso alimentare, ha concesso ai poteri economici forti, la libertà di poter operare a prescindere, senza garanzie e tutele per il territorio e per i produttori.
C’è un’altra costante etica, per molti di noi alle fondamenta della cultura ed identità comunista, risiede nelle origini, in prevalenza contadine e ne ha fortemente caratterizzato la formazione politica, fin dalle lotte sostenute a tutti gli anni 50 del secolo scorso, non tanto per migliorare, bensì per scrollare di dosso ai nostri nonni e padri, il giogo della schiavitù della mezzadria, del bracciantato e di quante altre forme di contratti capestro sono state impugnate nei tempi dai grandi latifondisti, abuso ipocritamente tutelato, ove non sponsorizzato, dai poteri politici e religiosi di turno.
È onore e vanto per noi comunisti che questo partito sia stato sempre in prima fila nelle leghe contadine, nelle rivolte e negli scioperi dei braccianti, negli scontri, anche duri con i proprietari terrieri e con la stessa intensità e capacità, si sia anche seduto ai tavoli dove sono state ottenute le più consistenti conquiste nel settore, che rivendichiamo essere parte consistente del nostro DNA.
Senza necessità di dettaglio, giova infine ricordare tra gli elementi concorrenti alla esigenza di affrontare compiutamente il tema in oggetto, la fase che stiamo vivendo, peraltro in iperbolica accelerazione, costituita da un compendio di fattori quali l’esaurimento delle risorse, i cambiamenti climatici, la fragilità del territorio, le ripercussioni negative sull’ambiente, l’occupazione, e chi più ne ha più ne metta.
Il processo complesso che lega quello in oggetto con altri settori, ci ha imposto alla fonte di allestire la struttura dell’iniziativa ricollocando l’agroalimentare al vertice di qualunque ipotesi di sviluppo sostenibile per il futuro ed integrandolo in un unico esteso ragionamento, con tutte le matrici comprimarie afferenti a lavoro, territorio, ambiente, salute e soprattutto nuove generazioni, alle quali abbiamo l’obbligo di offrire quelle prospettive, che pur offuscate fin dalla metà del secolo scorso da inopportune scelte politiche e cavalcate per facile speculazione dal consumismo, ancora oggi in termini di qualità, attrattiva e dignità di vita, il comparto agroalimentare, opportunamente rivalutato, integrato e gestito, è in grado di garantire.
Federazione PCI Umbria
Federazione PCI Orvieto



