Ottino (PCI): il comune di Genova ignora lavoratori e servizi

Le sigle sindacali del Comune di Genova hanno dichiarato lo stato di agitazione a partire da martedì 23 giugno 2026, di tutto il personale del Comune di Genova.

Sindaca, Vicesindaco e giunta hanno compiuto un vero “capolavoro” politico e sindacale che non si riusciva a registrare da tempi lontani: un fronte unito di sigle sindacali, di lavoratrici e lavoratori, contro il modo in cui vengono completamente ignorate le numerose criticità che da tempo perdurano in tutte le Direzioni dell’Ente.

Tutte le Direzioni del Comune, non alcune, proprio tutte, sono interessate da assenti o insoddisfacenti risposte politiche generali. Se la denuncia del personale e delle loro rappresentanze sindacali riguarda il complesso di tutte le attività svolte da un comune, significa che gli attuali amministratori, come i precedenti amministratori di destra con Bucci e soci, perseguono e praticano, nel rapporto coi lavoratori e le lavoratrici, lo stile tipico del neoliberismo imperante che cerca di emarginare, contrastare, ridurre al silenzio chi ogni giorno cerca di garantire un servizio efficiente e utile e che, molto spesso, viene lasciato solo di fronte alle legittime proteste dei cittadini che si vedono progressivamente tagliare servizi e tutele pubbliche.

Abbiamo scoperto, grazie al comunicato sindacale che indice lo stato di agitazione, che il personale del Comune di Genova tra il 2023 e il 2028 calerà di 570 posti di lavoro. Il tutto avrà come conseguenza un aumento dei carichi di lavoro sul personale rimanente e sulla quantità e qualità dei servizi erogati ai cittadini. Dopo un anno, possiamo dire che lo stile renziano della signora Salis e della sua amministrazione nel rapportarsi col personale e nel disapplicare corrette relazioni sindacali, si muove in piena continuità con la destra che ha amministrato la città prima di loro. Risultato: nessuna discontinuità nel rapporto col personale. Discontinuità rara da trovare anche in riferimento alle poche, per ora, scelte fatte come, ad esempio, la gestione museale del Comune, che è stata appaltata, in barba al tanto pubblicizzato salario orario minimo, ad una azienda privata che pare applichi il contratto dei servizi.

Particolare stupore suscita l’assoluta mancanza di un minimo sussulto di partiti come AVS o M5S che su privatizzazione museale, ridicola teleferica in Val Bisagno in stile Skimetro, Gronda e porto a Prà non hanno più nulla da dire in merito, alla faccia dei proclami di coinvolgimento e partecipazione dei cittadini sulle scelte che li riguardano.

La straripante attività di marketing e relativi spot pubblicitari di Sindaca e amministratori stanno perdendo sempre più “efficacia” facendo emergere con chiarezza tutti i limiti e le ambiguità che li caratterizza.

Il PCI di Genova sostiene e condivide tutte le motivazioni che hanno portato alla mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori del Comune di Genova e invita Sindaca e amministratori a praticare corrette relazioni sindacali e a non considerare lavoratrici e lavoratori come vuoti a perdere di cui si può fare a meno.

LUCIO OTTINO
PARTITO COMUNISTA ITALIANO

Dipartimento Lavoro
Segreteria regionale Liguria
Segreteria provinciale di Genova

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