Qui sempre ci troveranno

Nella vita politica e civile del Paese, ci sono sbavature solo in via apparente “minori”, che molto e meglio di molte analisi raccontano in via fulminea e illuminante i tempi che viviamo, gli orrori che si annidano in una quotidianità sempre più segnata da una volgarità culturale talmente dilagante e insistente, dal ripresentarsi di pose e accenti nefasti con cui pensavamo di aver fatto i conti; tali da rischiare di fiaccare, in assenza della testarda ricostituzione di una forte e avvertita vigilanza democratica, il moto di indignazione dei più.

La nostra è una democrazia, da questo punto di vista, da anni sottoposta ad un’azione di sfinimento e sfibramento delle sue radici migliori (il protagonismo popolare, l’antifascismo, il valore progressivo della Costituzione), ad un’azione di smemoratezza che giunge sino alla banalizzazione dei valori fondativi un sentire comune (il lavoro quale diritto e leva di emancipazione, il valore della vita stessa svilita a dettaglio che si può ferire o troncare per venti euro rubati, una paio di scarpe sottratte, uno sguardo di troppo, una battuta sbagliata), avvertendosi “societas”.

Qualche giorno fa, è capitato che in occasione del dibattito svolto nel Consiglio Comunale di Cerreto Guidi, all’affermazione del capogruppo del PCI Susanna Rovai “…i fascisti mi hanno ucciso i parenti” (risposta data alle strumentalizzazioni del centrodestra sul tema dei “viaggi della memoria” ai campi di sterminio nazisti), ella si sia sentita rispondere da quei banchi “hanno fatto bene!”.

Il tutto nella sostanziale indifferente presa d’atto (salvo due eccezioni) del resto del Consiglio, organo popolare di quella rappresentanza e sovranità riscattata dalla guerra di Liberazione dalla lotta partigiana alla notte della dittatura fascista. Chi pensa si sia trattato solo di un “sopra le righe ineducato”, commette un grave errore. Una sottovalutazione che nella tepidezza di una risposta sufficiente o addirittura del tutto mancata, dà seguito ad una sostanziale complicità con la barbarie che avanza.

La libertà senza memoria, è per noi parola inerte che si presta a degenerazioni egoistiche e anti-solidali, sino all’arbitrio e alla prepotenza. La libertà senza giustizia sociale e diritti, è solo l’evocazione dei potenti ad aver mano libera lasciando nella povertà e nella crescente diseguaglianza la maggioranza del mondo.

Parafrasando Platone, “quando si abusa della libertà e le parole perdono significato, la democrazia è già in pericolo”. Ai fascisti di oggi che senza vergogna dicono che i fascisti di ieri “hanno fatto bene” a trucidare i nostri padri e fratelli caricatisi del rischio, della sofferenza e della lotta per riscattare la dignità d’Italia; ieri come oggi non sia dato quartiere. Non preoccupa, in sé un’affermazione tanto indecente che dovrebbe muovere spontaneamente alla rivolta. Preoccupa molto di più l’assenza di un’immediata, corale, forte risposta politica.

Preoccupa che non si siano interrotti i lavori e non si siano espulsi quei consiglieri da un’assise democratica e antifascista per sostanza e ispirazione. Ferma sia allora la nostra risposta. La nostra presenza. Il nostro impegno. Senza tregua. Le tragedie non sono frutto di una precipitazione fatale e oscura. Esse sono nutrite da tanti piccoli e grandi cedimenti a cui per indolenza o viltà morale e civile non si è data cura. Noi sappiano chi sono i moderni fascisti, che peraltro si palesano in maniera sempre più aggressiva, offensiva, spudorata. Sappiano i fascisti chi sono i comunisti, impegnati nella battaglia per la libertà, la giustizia sociale, il socialismo.

Qui sempre ci troveranno.

Patrizio Andreoli
Comitato Centrale PCI

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