Partito Comunista Italiano
Non solo una ricorrenza, ma memoria viva: per non dimenticare i 106 anni della rivolta dei bersaglieri

Nel portico d’ingresso alla Facoltà di Economia, ove un tempo vi era la caserma Villarey, da cui partì la rivolta dei bersaglieri che 106 anni fa si estese a tutta la città, al vicino entroterra fino alla Romagna e ad altre città d’Italia, venerdì 26 giugno abbiamo ricordato l’attualità del valore e dell’importanza storica e politica delle Giornate rosse, quelle che dal “via!” di un bersagliere di Recanati, Monaldo Casagrande, costrinsero il governo Giolitti ad abbandonare le velleità colonialiste, mascherate dietro il pretesto di reprimere l’indipendenza albanese.

Con gli interventi, tra gli altri, del Preside della medesima Facoltà Antonio Di Stasi e dello storico Ruggero Giacomini, autore del libro “Via da Valona”, sono state sottolineate le figure del “soldato proletario” e quella del “popolo d’Ancona”, simbolicamente evocate nella nota “Canzone d’Albania” composta proprio in quella lontana estate di oltre un secolo fa: figure che si unirono in un moto di rivolta con caratteristiche di classe, in nome dell’antimilitarismo, del rifiuto di aggredire un altro popolo, all’insegna di un nascente internazionalismo che poi negli anni successivi caratterizzerà fortemente la militanza di comunisti e pacifisti. La storia ufficiale ha praticamente cancellato questa pagina di vera e propria rivoluzione, come anche dimostrano le lapidi e le statue di tutt’altro tenore che ancora campeggiano nei locali istituzionali, tra cui quella dedicata al fante del 93° reggimento “Messina” di stanza a Villarey e celebrativa della mattanza della Prima Guerra Mondiale, mentre in città ancora nessuna targa ufficiale, nonostante le recenti e passate promesse, è dedicata ad alcuna delle vittime e dei protagonisti di quelle straordinarie giornate.

Non demordiamo e torniamo a chiedere, come cittadine e cittadini di Ancona e come militanti contro ogni guerra di oppressione alla libertà dei popoli, contro le guerre imperialiste e coloniali di ieri e di oggi, che le istituzioni, il Comune assente e l’Università Politecnica delle Marche possano risanare questa ferita di indifferenza e mostrino, con gli spazi a disposizione, quello che rappresentarono quelle storiche giornate.
Sez. “Tina Modotti” Ancona



