Partito Comunista Italiano
Riccione: atto vandalico contro il busto di Karl Marx

L’atto vandalico contro il busto di Karl Marx a Riccione è un episodio gravissimo, che va denunciato senza ambiguità come rigurgito fascista, espressione di un clima che in Italia sta diventando ogni giorno più pericoloso.
Nella notte tra martedì e mercoledì ignoti hanno imbrattato con vernice blu il busto di Karl Marx collocato nei giardini adiacenti alla Biblioteca comunale di viale Lazio, cancellando le iscrizioni sul monumento e sul basamento. Sul piedistallo è stato poi vergato un insulto di chiaro contenuto antisemita, che trasforma un atto di vandalismo in un vero e proprio messaggio di odio politico e razziale. Il busto, opera dello scultore Augusto Del Bianco e già colpito da atti vandalici in passato, torna così al centro di un’aggressione simbolica alla memoria storica.
L’amministrazione comunale di Riccione ha condannato l’episodio, annunciando un esposto contro ignoti alle forze dell’ordine e gli interventi necessari per il ripristino del monumento. Ha ricordato che colpire un monumento significa colpire la memoria e il diritto al confronto con la storia. Prendiamo atto di queste dichiarazioni, che rientrano nel doveroso perimetro istituzionale di condanna, ma non possiamo fermarci alle formule rituali.
Questo non è un “ragazzata”, non è una bravata isolata: è l’ennesimo segnale di un rigurgito fascista che da anni attraversa il Paese, spesso minimizzato o derubricato a folklore. L’uso di insulti antisemiti, accostato all’attacco a un simbolo del pensiero socialista e comunista come Karl Marx, parla la lingua di chi non accetta i valori dell’antifascismo, della Resistenza, della Costituzione nata dal sangue dei partigiani. Ogni volta che questi atti vengono sdrammatizzati, ogni volta che si parla di “stupidi vandali” senza nominare la matrice politica e culturale, si lascia spazio a un fascismo che torna in maniera subdola e strisciante.
La difesa della democrazia non è una formula astratta né un esercizio retorico che si richiama solo nelle ricorrenze ufficiali. È un dovere quotidiano che interpella ogni cittadino degno di questo nome, chiamato a vigilare, a denunciare, a opporsi in prima persona a ogni manifestazione di odio razziale, violenza politica, revisionismo storico. Se si lasciano passare in silenzio le svastiche sui muri e gli insulti contro i simboli del movimento operaio e del pensiero critico, si crea il terreno fertile perché quel passato, che molti fingono di considerare morto e sepolto, torni a farsi presente.
L’antifascismo non può essere confinato alle celebrazioni del 25 aprile o alle dichiarazioni ufficiali dopo l’ennesimo episodio di cronaca. È una pratica quotidiana che si esercita a scuola, nei luoghi di lavoro, nelle associazioni, nei quartieri, ovunque si costruisca socialità e coscienza collettiva, ovunque si difendano i diritti e la dignità delle persone. Difendere un monumento dedicato a Karl Marx, ripulire un busto imbrattato dall’odio, significa difendere sia l’idea che la cultura: la memoria storica e la critica al capitalismo non possono essere messe a tacere con la vernice e gli insulti.
Come Partito Comunista Italiano chiediamo che questo episodio non venga archiviato in fretta né banalizzato: servono indagini serie, l’individuazione dei responsabili e una risposta ferma non solo sul piano giudiziario, ma anche su quello politico e culturale. Chiediamo alle istituzioni, alle scuole, alle associazioni democratiche, all’ANPI, ai sindacati, di promuovere iniziative di memoria, formazione e sensibilizzazione contro antisemitismo, razzismo e fascismo, a partire proprio dai luoghi colpiti da questi atti di odio. La città deve essere messa nelle condizioni di riconoscere questi segnali per quello che sono: tentativi di riscrivere la storia e intimidire chi si richiama ai valori dell’uguaglianza e della giustizia sociale.
Rivolgiamo un appello a tutti i compagni e le compagne: teniamo gli occhi aperti, ovunque. Se veniamo a conoscenza di episodi come questo, segnaliamoli immediatamente, organizziamoci per rispondere collettivamente, facciamo sentire che c’è una comunità vigile e determinata a difendere la memoria e la dignità dei nostri simboli. Non c’è gesto troppo piccolo quando si tratta di fermare il fascismo: un volantino, una denuncia pubblica, una presenza fisica nei luoghi colpiti valgono più di mille parole di circostanza; facciamo in modo che nessun busto, nessuna lapide, nessun simbolo della nostra storia venga lasciato alla mercé di chi profanandolo, vuole cancellarne il significato e la memoria che rappresenta”
PCI Rimini



