L’ottimismo delle istituzioni: va tutto bene madama la ministra

Nei giorni scorsi, nelle sue comunicazioni alla Camera sulla sicurezza sul lavoro, la ministra Marina Elvira Calderone ha affermato: “Rispetto a dicembre 2022, a distanza di 4 anni abbiamo al lavoro più di 1 milione di persone sottoposte a un regime di prevenzione dei rischi. Sull’incidenza degli infortuni mortali, vediamo fortunatamente una regressione per quanto riguarda l’incidenza per 100mila dipendenti” (fonte Ansa). Nel suo intervento la ministra specifica che “lo dice INAIL”. Nel 2025 in Italia sono registrati 798 decessi direttamente sui luoghi di lavoro (805 nel 2024) e 295 in itinere (285 nel 2024). I dati del ministero non sono “falsi”, sono parziali perché INAIL conteggia solamente le denunce di infortunio e morte relative ai propri assicurati. Poi ci sono tutti gli altri, i meno garantiti, i più ricattabili, i precari, chi non è assicurato INAIL, i braccianti, gli agricoltori, i lavoratori in nero che muoiono lo stesso ma non compaiono. Centinaia, migliaia di persone invisibili che, per INAIL e il governo, non “fanno numero” ma sono reali. Le “statistiche” sono a posto, sono in linea con la narrazione dell’attuale potere che ci vuole mostrare un miglioramento in ogni settore della nazione. Ma non è così, i numeri hanno la testa dura e se si ha coscienza che dietro ai numeri ci sono persone a cui è stata strappata la vita la tragedia è evidente.

Se si prendono i dati diffusi dall’Osservatorio Nazionale morti sul lavoro di Carlo Soricelli, che tiene conto di tutte le lavoratrici e i lavoratori a prescindere dalla tipologia di lavoro anche quella non “coperta” da INAIL, dal 2022 al 2025 i numeri smentiscono l’ottimismo ufficiale. Se si considerano soltanto i decessi causati da infortunio nei luoghi di lavoro con esclusione, quindi, dell’itinere, i morti nel 2022 furono 757, nel 2023 sono stati 985, 1055 nel 2024 e 1032 nel 2025. Numeri ben diversi da quelli dell’INAIL.

A qualcuno può sembrare che nei quattro anni di governo Meloni ci sia stato un miglioramento? Difficile.

Ed è ancora più complicato credere a un effettivo calo dei decessi sul lavoro se si considerano i primi sei mesi del 2026. L’Osservatorio di Carlo Soricelli, nel suo report ci informa che da inizio anno al 30 giugno i morti per infortunio nei luoghi di lavoro sono 554 in netta crescita rispetto al primo semestre del 2025 quando furono 516.

Nessun ottimismo, quindi, ma una reale preoccupazione mista a rabbia. La mancanza di sicurezza sul lavoro è qualcosa che interessa poco a chi dovrebbe contrastarla. In pratica non si investe il necessario, si fanno pochi controlli anche a causa di mancanza di personale, le responsabilità non vengono trattate con il giusto rigore, spesso si trasferisce la colpa di questa situazione alla disattenzione del singolo, alla mancanza di formazione, all’imponderabilità. Così si approvano normative e leggi come quella su appalti e subappalti o come la cancellazione, di fatto, dell’articolo 18 che tengono sotto scacco lavoratrici e lavoratori rendendoli poveri, deboli, ricattabili, divisi.

Dobbiamo ribellarci a questo stato di cose e alle notizie edulcorate che il governo tenta di farci accettare, dobbiamo rispondere con la lotta.

Dipartimento Lavoro PCI

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