Uniti contro il riarmo e la guerra, per la pace, la Costituzione Repubblicana, l’alternativa!

Con le scelte compiute dal 36°vertice NATO, tenutosi ad Ankara nei giorni scorsi, il rischio della guerra su scala globale è sempre più concreto.

Le scelte attuate dai 32 Paesi componenti l’alleanza atlantica a guida statunitense, a partire dalla riaffermazione “dell’incrollabile impegno per la difesa collettiva” sono emblematiche.

La Russia è definita “una minaccia a lungo termine da contrastare”; si stanziano oltre 50 miliardi di dollari in commesse militari “per rafforzare le capacità di difesa europea”; si sottolinea l’Ucraina come “un Paese che contribuisce alla sicurezza transatlantica” e “l’incrollabile sostegno alla stessa” garantendole 70 miliardi di dollari nel 2026 ed altrettanti nel 2027, prevalentemente a carico di Unione Europea e Canada; si dice sì alla richiesta di Zelensky di potere costruire

direttamente, su licenza USA, i missili Patriot per la difesa aerea; si ribadisce l’impegno ad impedire all’Iran di possedere l’arma nucleare e si chiede allo stesso di “rispettare pienamente la libertà di navigazione nello stretto di Hormuz” (dimenticando che, prima dell’aggressione degli USA e di Israele, tale problema non sussisteva).

Ovviamente nulla è stato detto circa la politica genocida portata avanti da parte di Israele nei confronti dei palestinesi, né sul suo intervento militare in Libano; nulla sull’occupazione territoriale della Siria presso le alture del Golan, sull’aggressione degli USA al Venezuela, sulla criminale politica dagli stessi perseguita nei confronti di Cuba, a conferma dell’orientamento suprematista che caratterizza la politica dell’Occidente.

Il vertice di Ankara ha confermato ancora una volta la subalternità dell’Unione Europea agli USA, che si confermano essere i veri nemici della pace, ai diktat della NATO, che ne è il braccio armato, la sua rinuncia a ricercare la pace, indispensabile e possibile.

Come abbiamo sottolineato a più riprese, da tempo l’Unione Europea punta al conflitto, che esponenti di spicco della stessa sottolineano come ineluttabile, al quale, con un’impressionante campagna di disinformazione e di strumentalizzazione, preparano l’opinione pubblica.

Il sostegno alla guerra condotta in Ucraina per conto della NATO nei confronti della Russia, l’assunzione di 21 pacchetti di sanzioni nei confronti della stessa, la rinuncia ad acquistarne il gas a basso prezzo, la scelta di investire a debito 800 miliardi di euro in spese militari per gli Stati membri, di portare in 10 anni al 5% del PIL la spesa militare (l’Italia è al 2,8% ed ha garantito che con la prossima legge di bilancio arriverà al 3,5% ), il possibile uso dei fondi SAFE (altri soldi in prestito, fino a 150 miliardi di euro, per investimenti nel settore della difesa a favore dei Paesi membri dell’Unione, 14 miliardi per l’Italia) sono scelte oltremodo emblematiche.

Siamo di fronte a politiche che hanno determinato e determinano pesanti ripercussioni sulla finanza e sull’economia del vecchio continente, che acuiscono la già grave crisi sociale da tempo in atto, politiche che, con quella del Governo Meloni, hanno registrato nel Parlamento Europeo ed in quello nazionale, anche la condivisione di tanta parte delle forze politiche che oggi si pongono all’opposizione dello stesso, con il sostegno del PD all’Ucraina e al riarmo.

Siamo sull’orlo del baratro, l’alternativa tra pace e guerra è sempre più stringente, occorre scegliere da che parte stare: noi siamo contro il riarmo, contro la guerra, per la pace; noi siamo contro la NATO, siamo per l’uscita dell’Italia dall’Alleanza Atlantica, che non ha mai avuto e non ha un carattere difensivo, per la chiusura delle basi USA presenti sul territorio nazionale.

Ancora una volta sottolineiamo come il liberismo economico, la crescente centralizzazione dei processi decisionali, evidenzino il vero volto del processo di integrazione capitalista rappresentato dall’Unione Europea, come il militarismo e l’interventismo nelle relazioni internazionali ne segnino la politica estera.

Ribadiamo che la questione non è “più Europa”, ma “quale Europa”; diciamo no a quella del grande capitale, dei poteri forti, diciamo sì ad un’Europa dei lavoratori e dei popoli, siamo per una Confederazione di stati indipendenti e sovrani, che abbracci l’intero continente.

Sono trascorsi quasi quattro anni dall’affermazione del governo Meloni, un governo che, al di là della propaganda diffusa a piene mani, complice un sistema massmediatico largamente asservito ai poteri forti, del quale è per tanta parte diretta espressione, mostra il suo fallimento sul piano finanziario, economico, sociale, che ha ristretto gli spazi di partecipazione, di democrazia, che assecondando la deriva autoritaria in atto in Europa, nella quale l’estrema destra è o si propone al governo dei diversi Paesi, ha puntato e punta (emblematica la proposta di riforma elettorale che propone) ad un riassetto istituzionale che mina alle fondamenta l’impianto statuale costituzionale. Come da più parti sottolineato, l’esito del referendum sulla riforma della giustizia, dallo stesso avanzata nei mesi scorsi, ha segnato un punto di rottura.

Noi siamo tra quelli che hanno colto nella vittoria del No al referendum sulla giustizia, resa possibile dal voto di tanti che da molto tempo disertavano le urne e di tanti giovani, oltre al dissenso sul merito, un giudizio negativo sull’operato del governo, in politica estera ed interna, soprattutto una richiesta di profondo radicale cambiamento e di difesa della Costituzione.

Un no forte e chiaro alle politiche largamente sovrapponibili, perché espressione della medesima cultura liberista e dei medesimi interessi capitalisti, portate avanti nel tempo dal centrodestra, dal centrosinistra, dai governi tecnici che si sono succeduti alla guida del Paese.

Politiche che hanno visto precipitare la condizione lavorativa, ricondurre lo Stato Sociale, nelle sue articolazioni, a partire dalla sanità, dà diritto a possibilità legata alle condizioni reddituali, a piegare il sistema dell’istruzione prima alla centralità dell’impresa ed oggi anche all’imperante militarismo, a negare diritti essenziali come quello alla casa, a declinare i processi migratori come invasioni dalle quali difendersi; tutte politiche che stanno privando le nuove generazioni di un futuro all’altezza delle loro legittime aspettative.

C’è bisogno di un’alternativa radicale, di una politica volta alla pace, ad un diverso modello di sviluppo, ad un’altra idea di società, basata sull’interesse generale, sul bene comune, fuori dalla mera logica del profitto.

Per quanto ci riguarda non basta aggregarsi contro il governo Meloni, serve anche e soprattutto mettere in campo un programma di reale rottura con le politiche liberiste e guerrafondaie.

Siamo consapevoli delle difficoltà, della sfiducia di tanti nei confronti di una politica percepita come altro da sé, ma siamo convinti che sia necessario e possibile dare uno sbocco politico al grande movimento che è sceso in campo contro il riarmo, la guerra, il genocidio di Israele contro i palestinesi e le complicità dell’Occidente, in difesa della democrazia, della Costituzione, dell’ambiente e del popolo, uno sbocco che non è possibile entro il quadro di compatibilità dato, entro la logica bipolare imperante, favorita anche da leggi elettorali antidemocratiche, che con il maggioritario e lo sbarramento alterano e vanificano il voto delle cittadine e dei cittadini che scelgono di sostenere forze politiche alternative al sistema.

Come sottolineiamo da tempo, al di là delle denominazioni assunte, assumibili, contano le politiche e gli schieramenti di centrodestra e di centrosinistra ad oggi si sono largamente mossi all’insegna della centralità dell’impresa, del mercato, di quello che chiamiamo il “pensiero unico”.

Serve quindi operare per un blocco sociale e politico il più ampio possibile, per dare vita ad un fronte di lotta comune per la costruzione di un polo alternativo, volto a rappresentare il radicale cambiamento del quale vi è bisogno.

Le elezioni politiche per il rinnovo del Parlamento, allo stato previste nell’Ottobre del 2027, costituiscono al riguardo un passaggio di assoluto rilievo.

Confermiamo la necessità dell’alternativa al centrodestra ed al centrosinistra (o campo largo che dir si voglia), guardiamo con attenzione a ciò che è in campo, che si prospetta in tale direzione; siamo impegnati al fine di affermare una proposta, la più ampia ed unitaria possibile, che dica no al riarmo, alla guerra, che ponga al centro la pace, la Costituzione Repubblicana, il lavoro e i diritti sociali, che chiami a raccolta attorno ad un fronte di alternativa, democratico, pacifista e popolare e che ripristini, contro leggi elettorali truffa, l’uguaglianza e l’utilità del voto.

In tale direzione, per tali obbiettivi, il Partito Comunista Italiano rivolge sin d’ora un appello a tutte le realtà interessate e promuoverà il prossimo 19 Settembre, a Roma, un’iniziativa pubblica di confronto.

Insieme si può, si deve cambiare!

Il Comitato Centrale del PCI
Roma, 12 luglio 2026

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