Da Genova a Bologna: 25 anni dopo la violenza di stato continua

A venticinque anni dal G8 di Genova: verità, giustizia e basta violenza di Stato

Sono trascorsi venticinque anni dalle giornate del G8 di Genova, una delle pagine più buie della storia democratica del nostro Paese. Il ricordo di Carlo Giuliani, insieme a quello di tutte le vittime di Stato, ucciso il 20 luglio 2001 durante le manifestazioni, continua a rappresentare una ferita aperta e un monito contro ogni deriva autoritaria, contro la repressione del dissenso e contro un uso della forza pubblica che travalica i principi dello Stato di diritto.

Quelle giornate furono segnate da una gestione dell’ordine pubblico che produsse violenze gravissime, culminate nei fatti della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto, lasciando un segno indelebile nella coscienza democratica dell’Italia.

Oggi, a distanza di un quarto di secolo, assistiamo con profonda indignazione a quanto accaduto nei giorni scorsi a Bologna, dove Fakir Abderrahim, giovane di origine marocchina, ha perso la vita in seguito a un intervento delle forze dell’ordine. Su questa vicenda dovrà essere fatta piena luce dalla magistratura, ma il Partito Comunista Italiano ritiene che essa imponga fin da subito una riflessione politica profonda sulle modalità con cui viene gestito l’ordine pubblico e sull’uso della forza da parte dello Stato.

Non possiamo ignorare il filo che lega episodi come questi: una cultura della sicurezza improntata alla repressione, l’assenza di un serio controllo democratico sull’operato degli apparati dello Stato e una politica che troppo spesso alimenta la contrapposizione sociale anziché affrontarne le cause.

Come allora, anche oggi il Paese è governato dal centrodestra. Pur in contesti diversi, continuiamo a registrare un’impostazione dell’ordine pubblico che privilegia la logica della forza rispetto a quella della prevenzione, del dialogo e della tutela dei diritti costituzionali. È una scelta politica che respingiamo con fermezza.

Per il Partito Comunista Italiano la morte di Carlo Giuliani, insieme a quella di tutte le vittime di Stato, resta il simbolo di una stagione in cui lo Stato tradì i principi democratici che avrebbe dovuto difendere. Allo stesso modo, riteniamo che la morte di Fakir Abderrahim rappresenti un fatto gravissimo, che impone l’accertamento di tutte le responsabilità e una radicale revisione delle politiche sulla sicurezza. Se emergeranno responsabilità istituzionali, esse dovranno essere perseguite senza esitazioni.

Ricordare Carlo Giuliani e tutte le vittime di Stato significa continuare a chiedere verità e giustizia, ma anche impedire che simili tragedie possano ripetersi. Non può esserci democrazia senza il rispetto della vita umana, dei diritti civili e del principio secondo cui chi esercita il monopolio della forza deve rispondere del proprio operato con il massimo grado di trasparenza e responsabilità.

Il Partito Comunista Italiano rinnova il proprio impegno affinché il diritto a manifestare, la dignità delle persone e il controllo democratico delle istituzioni siano valori concretamente garantiti. Per Carlo Giuliani, per Fakir Abderrahim, per tutte le vittime della violenza istituzionale e perché tragedie come quelle di Genova e di Bologna non abbiano più a ripetersi.

PARTITO COMUNISTA ITALIANO
Dipartimento Comunicazione

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