La resistenza non si infanga: contro ogni revisionismo storico

Il Partito Comunista Italiano esprime ferma e totale condanna nei confronti delle parole pubblicate dal sindaco di Pennabilli, Mauro Giannini, che commentando la vicenda del gioielliere Mario Roggero ha scritto testualmente sui social che Roggero “non deve entrare in carcere ma al poligono di tiro, in quanto non è riuscito a stecchire anche il terzo delinquente”, per poi aggiungere: “a pensarci bene, anche i partigiani hanno sparato a coloro che si stavano allontanando, con la differenza che questi sono stati definiti eroi”.

Parole che non sono una battuta né un’opinione tra le tante: sono un’aperta apologia dell’omicidio e, soprattutto, un attacco diretto e calunnioso alla Resistenza italiana, paragonata implicitamente a un gruppo di assassini.


Ricordiamo che Giannini non è un privato cittadino che sfoga un’opinione da avvinazzato al bar: è il Sindaco di un Comune della Repubblica Italiana, che ha giurato fedeltà alla Costituzione nata proprio dalla lotta di Liberazione. Dichiararsi apertamente fascista e delegittimare i partigiani mentre si ricopre una carica pubblica non è provocazione né libertà di espressione: è un atto gravemente lesivo del ruolo istituzionale ricoperto, e va ricordato che l’apologia del fascismo costituisce reato ai sensi della legge Scelba e della legge Mancino.


Ricordiamo il gesto di Giannini, altamente e sfacciatamente provocatorio e lesivo della memoria di chi è caduto per liberare il Paese, di presentarsi alla cerimonia per la Festa della Repubblica a Rimini lo scorso due Giugno indossando la camicia nera, ricordiamo altresì che Giannini tentò di sciogliere il consiglio comunale di Pennabilli impedendo ai consiglieri di opposizione di partecipare ai consigli comunali.

Colpisce, e non poco, che queste parole arrivino proprio dal sindaco di Pennabilli, un territorio che durante la Seconda Guerra Mondiale pagò un prezzo altissimo alla violenza nazifascista. Ricordiamo, perché la memoria non si seleziona a convenienza, alcuni degli episodi documentati dall’Atlante delle Stragi Naziste e Fasciste in Italia:

  • 14 luglio 1944, Rupe: il giovane pastore Antonio Balducci, di Scavolino, fu arrestato dai militi della “Camilluccia” e da fascisti locali con l’accusa di renitenza alla leva e di essersi sottratto ai lavori forzati per l’organizzazione Todt. Fu fucilato;
  • 4 agosto 1944, Villa Chiappini: Virginia Longhi, 26 anni, fu arrestata dalla famigerata Legione Tagliamento con l’accusa di “disfattismo” e di legami con un partigiano. Sottoposta a un processo sommario, fu condannata a morte e fucilata;
  • estate-settembre 1944: con l’avvicinarsi della Linea Gotica, l’intero Montefeltro subì rastrellamenti sistematici, saccheggi e la deportazione forzata di giovani verso i campi di lavoro e di concentramento in Germania.
    Questa è la storia di Pennabilli. Una storia di sangue versato da partigiani, renitenti, “disfattisti” e civili innocenti per mano di reparti fascisti e nazisti. È grazie a quelle donne e a quegli uomini, e non grazie a chi oggi rivendica il fascismo dallo scranno di un Municipio, se Mauro Giannini può oggi permettersi di scrivere e amministrare liberamente ciò che vuole. Il paradosso è tanto amaro quanto istruttivo.

Le parole di Giannini contro i partigiani non sono un episodio isolato, ma si inseriscono in un clima più ampio di attacchi, sottovalutazioni e delegittimazioni nei confronti dell’ANPI e della memoria resistenziale, particolarmente allarmante quando proviene da chi amministra la cosa pubblica. Non si tratta di dissenso politico legittimo: si tratta di mettere in discussione le fondamenta stesse della nostra democrazia. Senza il movimento partigiano, senza il sacrificio di migliaia di donne e uomini come Antonio Balducci e Virginia Longhi, l’Italia sarebbe rimasta per chissà quanti anni ancora sotto un regime liberticida, razzista, assassino e totalitario.

Le nostre richieste
Il Partito Comunista Italiano chiede:

  • Le immediate scuse pubbliche del sindaco Giannini nei confronti dei partigiani, dell’ANPI e della cittadinanza di Pennabilli;
  • Una netta presa di distanza da parte delle istituzioni regionali e provinciali rispetto a dichiarazioni che ledono i valori costituzionali;
  • Che venga valutata, nelle sedi opportune, la sussistenza degli estremi di reato per apologia del fascismo e istigazione a delinquere;
  • Un pronto e netto sollecito a tutte le forze politiche, di ogni schieramento, affinché prendano le dovute distanze da queste dichiarazioni: su fatti come questi il silenzio non è neutralità, ma connivenza. Chi tace di fronte all’apologia del fascismo e all’attacco alla Resistenza si rende, di fatto, complice.

La memoria di chi è morto per la libertà a Pennabilli e in tutto il Montefeltro non è negoziabile, e non sarà mai messa sullo stesso piano di chi, oggi, gioca con il fuoco della storia per mero calcolo politico e per pura ignoranza.

Partito Comunista Italiano
Federazione di Rimini

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